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YPOSTA: settimana di ghiaccio tra USA e Italia

Settimana decisamente di ghiaccio quella appena trascorsa e la gran parte del merito/colpa sicuramente non è da attribuire ai giorni della merla. Negli Usa gli agenti dell’ICE hanno ucciso un altro cittadino americano, mentre filmava una delle loro “operazioni”. In Italia, a pochi giorni dall’inizio delle olimpiadi invernali, si discute sempre dell’ICE americana. Mentre l’Unione Europea, dopo aver rotto il ghiaccio col Mercosur, è scatenata e sigla un nuovo accordo commerciale con l’india. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Ghiaccio Usa

Dopo aver discusso per settimane della tremenda voglia di Trump di andare in Groenlandia, alla fine è stata la Groenlandia ad “andare” da Trump: in questi giorni negli Stati Uniti infatti ha fatto un freddo cane. Laghi gelati, fiumi di ghiaccio e neve ovunque. Su internet girano immagini incredibili. Vi consiglio di darci un’occhiata.

Nonostante il freddo e la neve, in America ci si è accapigliati però su un altro tipo di ghiaccio, un ghiaccio che rende il clima sempre più rovente. Facciamo riferimento all’ICE (agenzia federale anti immigrazione, o, più semplicemente, TrumpTruppen) e alle sue “operazioni” anti immigrazione. I pretoriani di Donald, in settimana, hanno ucciso un altro cittadino americano, Alex Petty, reo di riprendere gli agenti mentre eseguivano una delle loro ormai celebri operazioni. Naturalmente abbiamo due resoconti molto diversi dei fatti. Trump parla di Alex Petty come un pericoloso terrorista civile, ucciso perché stava minacciando, con una pistola, gli agenti dell’ICE, mentre facevano il loro lavoro. Poi abbiamo i video dell’accaduto, che mostrano cose assai diverse. Le immagini ci mostrano Alex Petty filmare gli agenti che lo aggrediscono, lo disarmano e gli sparano.

Se già prima degli omicidi di Rene Good e Alex Petty i rapporti tra il governo federale (Trump & co.) ed il governo del Minnesota (Tim Walz) erano difficili, ora siamo ai pesci in faccia. I due non se le sono mandate a dire, ed hanno passato la settimana ad insultarsi. Però, data l’impossibilità di proseguire lungo questa deriva (a meno di non voler arrivare alla guerra civile), entrambi si sono dati una calmata e, per superare la crisi, hanno organizzato una telefonata “chiarificatrice”. Evidentemente la telefonata ha funzionato, perché poco dopo Trump è sceso a più miti consigli. Donald infatti ha richiamato Gregory Bovino, ufficiale della Border Patrol, a capo delle “operazioni” anti immigrazione (una sorta di prefetto del pretorio); e lascerà il Minnesota (finalmente).

La via vecchia…

Il buon Gregory è un personaggio davvero peculiare, una specie di Himmler in salsa a stelle e strisce. Ha una sfrenata passione per i saluti romani e per i cappotti collezione “gerarca nazista”, Germania 1939. Per lui la violenza non è “incidentale” (cioè da utilizzare in situazione di emergenza), ma strumentale (quindi metodo sistematico per eseguire gli ordini). Le sue pagine social trasudano repressione, violenza e virilità da ogni pixel, tant’è che persino Trump gli ha consigliato vivamente di pubblicare un po’ di meno. Insomma, per farla breve, un fascista americano moderno.

Gregory Bovino, ufficiale della Border Patrol

….e quella nuova

Gregory Bovino sarà sostituito da Thomas Homan, uno dei principali consiglieri di Trump sull’immigrazione. Non aspettatevi il ragazzo casa e chiesa (lui è un convinto sostenitore della politica di togliere i figli piccoli alle famiglie migranti, per chiuderli in gabbie di ferro nei centri di detenzione), ma rispetto a Bovino è moderato (ciò ci dice qualcosa su Bovino e su i suoi metodi). Homan infatti non è un amante dei rastrellamenti. A lui piace lavorare di fino. Vuole azioni più discrete ed arresti mirati. Oltre alla sostituzione di Bovino, Trump ha promesso di ridurre la presenza dell’ICE in Minnesota. Era ora. Anche perché un altro paio di settimane e sarebbe stata guerra civile.

Il ghiaccio che costa caro

Naturalmente il passo indietro, o meglio di lato, di Trump non è dovuto ad un improvviso slancio di amore per la pace e l’armonia del proprio paese. In realtà le uccisioni dell’ICE stanno affossando (almeno secondo i sondaggi) il già fragile consenso di Donald. Tra l’altro il problema non è nell’incapacità di attrarre l’elettorato moderato democratico (ormai quel treno è partito), ma è la fuga dei repubblicani moderati.

Difatti per i repubblicani, possedere un’arma ed andare in giro a riprendere le operazioni delle forze di polizia (in pratica ciò che stava facendo Petty prima di essere ucciso) non solo sono cose legittime, ma anzi è quasi un obbligo civile. Per evitare infatti che il paese si trasformi in una dittatura, gli americani ritengono necessario non concedere alle forze di polizia il monopolio della forza. Per noi tutto ciò è difficile da condividere/comprendere. Però amen. Paesi diversi, sistemi diversi.

Quindi molti moderati repubblicani si sono schierati con Alex Petty, condannando l’azione dell’ICE. Ed allora Trump è dovuto correre ai ripari, ed anche in fretta. Ha sostituito Bovino, ha promesso di ridurre la presenza dell’ICE a Minneapolis ed ha addirittura modificato la sua “versione” dei fatti della settimana. Alex Petty non sarebbe più un terrorista civile, ma un semplice cittadino americano, e la sua morte un tragico incidente. Insomma una bella retromarcia. Dopotutto le elezioni di metà mandato sono dietro l’angolo e bisogna farsi trovare pronti.

Il ghiaccio in Italia

Parlando di Ice non possiamo non menzionare le molte voci sulla presenza dell’ICE nel nostro paese, per le Olimpiadi di Milano Cortina. In Italia molte polemiche sono sterili, ma questa le batte tutte. Perché per giorni si è discusso e litigato praticamente sul nulla.

Per tutti i grandi eventi, e le Olimpiadi non fanno eccezione, il Diplomatic Security Service (DSS), un’agenzia affiliata al Bureau of Diplomatic Security, si occupa dei servizi di protezione per i cittadini statunitensi (atleti compresi). Naturalmente il DSS, in queste occasioni, non fa tutto da solo, ma si fa assistere da altre agenzie, tra cui l’Homeland Security Investigations (HSI), che è una delle due sezioni in cui è divisa l’ICE. Questa sezione, però, si occupa di investigazione e non ha niente in comune con l’altra sezione, l’Enforcement and Removal Operations (ERO), protagonista invece delle violente operazioni anti immigrazione. Insomma per le Olimpiadi in Italia non arriveranno/ritorneranno le squadracce fasciste. Ma tutto questo lo si sapeva già da un po’ di mesi. Per evitare polemiche sterili e discussioni inutili, sarebbe bastato andarsi a leggere i documenti dell’ambasciata americana, senza seguire le “rivelazioni” del Fatto Quotidiano, che spesso hanno lo stesso valore degli scoop di Corona.

Certi amori non finiscono…

Forse stufo di questi giorni di quiete internazionale, Trump ha deciso di esportare nuovo caos. In settimana ha lanciato nuove/vecchie minacce contro l’Iran, intimandogli di smantellare il suo programma nucleare. Nonostante la minaccia di un nuovo attacco sia ancora vaga, è già contraddittoria. Lo stesso Trump infatti ci aveva detto, lo scorso giugno, di aver completamente distrutto le capacità nucleari iraniani. Ed invece, solo pochi mesi dopo, rieccoci qui a parlare di Iran e di programma nucleare. Quindi o Trump ci ha mentito allora, o lo sta facendo adesso. Oppure ha mentito sia allora che adesso. In ogni caso le minacce sono molto vere, tant’è che la sua “beautiful armada” (portaerei Abraham Lincoln accompagnata da tre cacciatorpediniere armate con missili Tomahawk) è nel mare arabico a poca distanza dall’Iran. E promette battaglia…

Casa Italia

Il referendum sulla giustizia, alla fine

Dopo settimane in cui tutti (ma proprio tutti) abbiamo tenuto il fiato sospeso, il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso del comitato del no al referendum sulla giustizia. Secondo la corte il ricorso è infondato, in quanto, dato che l’iniziativa referendaria è partita dal governo, allora il governo può scegliere la data. Insomma chi prima arriva, meglio alloggia.

Quindi per il fronte del no addio remuntada? Neppure per sogno. I nostri eroi infatti si stanno rivolgendo alla Corte di Cassazione, sempre armati delle loro 500k firme e più, per fare cambiare il quesito referendario. Magari questa volta andrà meglio!

Niscemi e le marmotte

Niscemi Sicilia

I fatti

Qualche settimana fa sul sud Italia si è abbattuto il ciclone Harry, che ha portato piogge torrenziali. Tra le varie aree colpite, Niscemi, città siciliana di circa 25k abitanti, ha avuto la peggio. Difatti a causa (anche) delle piogge, la collina sulla quale è costruita la città ha cominciato a franare. Oltre 1000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni, per evitare di essere seppellite vive.

Il dibattito

Con la frana ancora in corso, nel nostro paese è scoppiato il solito inutile dibattito sulle ragioni/responsabilità del drammatico (per fortuna non tragico) evento. Naturalmente durante le prime ore si è data la colpa alla sfortuna ed al cambiamento climatico. Questa narrazione, però, non convinceva proprio tutti. Infatti moltissimi geologi hanno fatto notare alcuni incongruenze tra la storiella della sfortuna e del cambiamento climatico (che pure esiste) e la realtà. In realtà a Niscemi non si può costruire. Non si può costruire perché la collina è fatta di sabbia permeabile e poggia su argille e marne impermeabili. Quindi quando l’acqua penetra nella sabbia, si accumula sopra lo strato argilloso, trasformandolo in una sorta di “sapone”, che favorisce lo scivolamento dell’intero versante.

Tutto ciò, però, non è frutto delle ultimissime ricerche geologiche. Dal 1790 si sa che Niscemi è una collina di sabbia su cui non si deve edificare. Nonostante ciò, si è costruito. I cittadini hanno deciso di edificare le loro case e le istituzioni hanno lasciato fare. Nel 1997 avvenne l’inevitabile: la collina franò.

A quel punto ci si rese conto della necessità di fare qualcosa. Dato che spostare oltre 20k è operazione lunga, complessa e costosa, si decise di rendere più sicura la collina. Furono previsti interventi strutturali (raccolta acque) per rendere la collina più sicura e furono installati vari strumenti per monitorare la situazione del pericoloso sotto suolo. Naturalmente tutto ciò fu finanziato dai nostri soldi (spesso erroneamente chiamati soldi pubblici).

Come spesso accade nel nostro paese, una buona parte di questi soldi è andata persa lungo torrenti e fiumiciattoli (meglio noti come corruzione e clientelismo). Quindi molti dei famosi interventi strutturali non sono stati proprio realizzati, mentre quelli realizzati sono stati dimenticati. Naturalmente poco meno di 30 anni dopo la prima frana, la collina è franata nuovamente (difficile aspettarsi cose diverse).

Le marmotte

Da qualche giorno a questa parte, i rappresentanti politici siciliani hanno cominciato col classico scarica barile (se fosse una disciplina olimpica, vinceremmo l’oro in tutte le edizioni). Alla fine del giro (perché ad un certo punto non hai più nessuno da incolpare) i nostri eroi (tra cui Musumeci) hanno candidamente ammesso di non poter saper/occuparsi di tutto.

Nonostante il dramma, vi confesso una certa gioia nell’apprendere che, finalmente, anche i nostri rappresentanti politici hanno capito di dover fare le cose in maniera diversa. Quindi basta utilizzare i soldi pubblici per ristorare cittadini che hanno costruito dove non era possibile costruire, per realizzare interventi che non saranno realizzati e per comprare/installare strumenti che, in pochi mesi, saranno dimenticati. Ed invece no.

Nonostante la candida (ed anche personalmente molto apprezzata) ammissione di incapacità dello Stato, in Italia si sta discutendo, ancora una volta, su dove trovare i soldi per ristorare cittadini che hanno costruito dove non era possibile costruire, per realizzare interventi che non saranno realizzati e per comprare/installare strumenti che, in pochi mesi, saranno dimenticati.

Insomma esattamente come nel film “il giorno della marmotta” (in cui il protagonista vive ogni giorno lo stesso giorno), anche noi in Italia viviamo in una sorta di loop. Facciamo sempre le stesse cose (inefficaci e costose), aspettandoci però (chissà perché) risultati diversi. Forse un giorno ci risveglieremo da questo incubo. Ma quel giorno non è oggi.

Nuovo colpo Ue

In settimana la tanto bistrattata Unione Europea, zitta zitta, ha fatto un altro colpo, e che colpo. E’ stato siglato infatti un accordo di libero scambio con l’India, il paese più popoloso del mondo. Questa è una buona notizia non solo sul piano economico. Infatti in un mondo in cui autoritarismo, statalismo e protezionismo avanzano, l’Unione Europea vuole essere l’ultimo baluardo di libertà. Libertà economica, politica ed individuale. E dato che tutto ciò, come possiamo vedere in queste tribolate settimane, non è scontato, godiamoci questa libertà.

Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

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