L’incubo peggiore di ogni italiano diventa anche l’incubo peggiore di Google (e non solo), a cui viene contestata un’evasione fiscale pari ad 1 miliardo di euro. Chi lo avrebbe mai pensato che un colosso mondiale come Google sarebbe finito in lotta con l’Agenzia delle Entrate.
Nel famosissimo film “Così parlò Bellavista” al sentire la cifra di un milione (di lire, ovvio), veniva esclamato “‘o anema d’o priatorio”. Chissà se, a leggere questa cifra, il CEO di Google Sundar Pichai, ed i soci fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, avranno esclamato: “oh soul of purgatory”.

Scherzi a parte, l’unico dato certo è che l’Agenzia delle Entrate ha nuovamente messo nel mirino Google e le sue manovre finanziarie. Stavolta però la cifra contestata è più che triplicata, sette anni fa, fu contestata un evasione fiscale pari a 300 milioni di euro. In quel caso si saranno limitati ad esclamare: “oh Shi*”
Google non è l’unico colosso ad avere problemi con la Finanza
Non è la prima volta che i colossi miliardari statunitensi appaiono nel mirino dell’agenzia delle entrate, basti pensare il caso Netflix, la contestazione è simile, la cifra no, l’esistenza di una organizzazione materiale occulta.
Attenzione, ci teniamo a far presente che non stiamo nella maniera più assoluta dicendo che Google non paga le tasse, ma semplicemente che grazie ad un sistema che ora vi esporremo, le paga in maniera ridotta, a discapito non solo dell’Italia.
Per focalizzarci nuovamente sul caso Netflix, fu la prima volta che una società fu accusata di non avere un’organizzazione stabile sul territorio in cui opera, quindi assenza di dipendenti ma semplicemente una struttura tecnologica avanzatissima, che fungeva comunque da apparato lavorativo a tutti gli effetti.
Nel 2022 infatti Netflix ha dovuto versare in un’unica soluzione 56 milioni di euro, e nel frattempo ha aperto anche una sede fisica in Italia proprio per evitare che si potesse incorrere nuovamente in problematiche del genere. Questo precedente però ha dato la possibilità di focalizzarsi sulle altre società che operano in questo modo sul territorio nazionale, e questa volta è toccato a Google, non escludendo che possa essere la seconda di tante società.
Google, per i contratti pubblicitari e non con clienti italiani, fa firmare i suoi contratti in Irlanda, dove ha sede per ragioni fiscali la società madre, dunque i contratti risultavano formalmente redatti in Irlanda, ma in realtà venivano preparati da dipendenti della società di Milano, dove ha sede Google Italia.
Il sistema è più complesso di così, basti pensare che Google riusciva a far viaggiare i propri proventi dall’Italia all’Irlanda, facendoli passare per l’Olanda, al fine di deludere una ritenuta d’acconto prevista dal sistema fiscale irlandese, per poi dirottare il tutto al sicuro alle bermuda.
Così facendo Google è riuscito a crearsi un tesoretto esentasse pari a 50 miliardi, a discapito anche dell’Italia.
Netflix riuscì a patteggiare la cifra, anche se altissima, Google riuscirà a fare lo stesso?
Alla luce di questa inchiesta, quali potrebbero essere le altre società estere su cui verranno aperte inchieste simili?

