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Le grandi truffe della storia: da Bernie Madoff al crac Parmalat

Gli investitori, le grandi banche, molto spesso perdono di vista il loro obiettivo, quello di salvaguardare i risparmiatori mettendo a repentaglio non solo la stabilità economica di questi, ma anche di interi paesi. Dagli Usa all’Italia, negli ultimi vent’anni sono state tante le truffe, i crac finanziari di aziende solide, di grandi investitori, che hanno condizionato negativamente intere economie.

Qual è il più grande scandalo finanziario degli ultimi anni?

Bisogna fare un salto nel passato di quasi 100 anni, quando un italiano emigrato negli Stati Uniti, Charles Ponzi (all’anagrafe Carlo, ma a New York fa più scena sicuramente Charles) inventò lo schema Ponzi, una truffa che promette guadagni altissimi con investimenti minimi. Qual è il problema? Che nulla viene investito, e che l’investitore fugge con il malloppo quando i rimborsi richiesti superano i nuovi investimenti.

Non si tratta di un’azienda, ma ha un nome e un cognome, Bernie Madoff, soprannominato scherzosamente “The Jewish Bond”. Bernie Madoff è stato uno dei più grandi truffatori di tutti i tempi, ponendo in essere uno schema Ponzi da 70 miliardi di dollari.

Madoff è stato anche presidente del Nasdaq. È stato arrestato nel 2008 e condannato a 150 anni di carcere, si, 150, con lo zio Sam non si scherza!

Bernie Madoff.

Che ripercussioni ha avuto una frode di una tale entità?

Madoff, oltre ad aver danneggiato istituti finanziari che hanno rischiato il fallimento, tra cui l’italiana Unicredit per in esposizione di 75 milioni di euro, ha danneggiato tanti investitori fisici, alcuni dei quali si sono tolti la vita, come il francese Thierry Magon de La Villehuchet.

Dagli Usa, merita una particolare menzione anche il caso Enron

La società era già nota al pubblico poiché vide nel 1987 l’arresto di due suoi dipendenti, i quali erano accusati di sottrarre capitali all’azienda ed investire nel mercato del petrolio. Questo trucchetto portò ad una perdita di 90 milioni di dollari.

I veri problemi di Enron però iniziano fra il 2000 ed il 2001, infatti nonostante i documenti contabili attestassero la società in forte perdita, per centinaia di milioni di dollari, gli addetti bilanci continuavano a calcolare dei profitti.

Com’era possibile?

Molto semplice, la Enron essendo una società energetica, era riuscita a manipolare il mercato dell’energia elettrica, inducendo volontariamente dei black out nello stato della California ed essendo il fornitore di energia artificiale dello Stato, si arricchiva in questo modo.

Una volta scoperto questo trucco, con il conseguente calo delle azioni ed una approfondita indagine contabile da parte della SEC (sarebbe la Consob italiana, l’ente che si occupa delle verifiche in borsa), si scoprì che c’erano volontari errori nei bilanci, e l’indebitamento della Enron non era di 586 milioni ma di ben 2,6 miliardi di dollari per passare poi a 10.

Quali sono state le conseguenze del caso Enron per l’economia statunitense?

Le numerose società di assicurazioni che si trovarono a dover rimborsare le perdite, dichiararono fallimento, ma il più grande problema in questo caso lo affrontarono i dipendenti, i quali si ritrovarono senza fondo pensione poiché investito nella maggior parte in azione della società, ventimila dipendenti si ritrovarono senza pensione e senza assistenza sanitaria, ricevendo un trattamento di fine rapporto di soli 4.500 dollari.

A seguito di questo scandalo, il governo statunitense mise in atto una delle più grandi riforme del diritto societario dagli anni ’30, per prevenire che potessero accadere altre frodi del genere.

E l’Italia?

Il nostro bel paese non si è fatto mancare nulla, i più grandi scandali finanziari sono ad opera di Parmalat e Cirio.

Il caso Parmalat rappresenta la più grande bancarotta fraudolenta d’Europa. La Parmalat, che nel 2003 fu salvata dal fallimento grazie alla legge Marzano, aveva accumulato debiti per 13 miliardi di euro, il patron Calisto Tanzi, grazie ai suoi dirigenti, in particolar modo Fausto Tonna, suo contabile di fiducia, continuava ad ottenere prestiti sulla base di un fondo (rivelatosi poi parte della truffa) in cui figuravano quasi 4 miliardi di euro di liquidità.

Calisto Tanzi, fondatore del gruppo Parmalat.

Il crac Parmalat resta ancora oggi uno dei più grandi scandali politico-finanziari del nostro continente, infatti le indagini sui documenti contabili Parmalat, fatte tramite il suo amministratore straordinario, Enrico Bondi, attestarono che per l’esposizione debitoria accumulata, la Parmalat poteva essere dichiarata fallita già a metà degli anni ’90, preservando così investitori e di studi finanziari, che invece hanno continuato ad erogare prestiti ad un’azienda già al collasso da tempo. Ma, i rapporti politici di Tanzi, fecero si che non si indagasse per molto tempo.

Il crac Cirio, a quei tempi di Sergio Cragnotti, presidente anche della Lazio, rappresenta una storia molto simile a quella del crac Parmalat.

Siamo nel 2003, e la Cirio Finance Luxemburg, dichiara l’incapacità di rimborsare obbligazioni per 150 milioni di euro, facendo scattare il default della società olandese. Il default porta ad una reazione a catena che vedrà coinvolte anche le società italiane, e che porta, mattone dopo mattone, al crollo dell’imprenditore romano.

La Ciro ha contratto troppi debiti con le banche, e nonostante i ricavi dal ’97, anno della sua acquisizione siano quadruplicati al 2002, gli investimenti fatti sono a lungo termine, mentre i debiti contratti con le banche devono essere immediatamente rimborsati.

La Cirio purtroppo non è in grado di rimborsare i suoi debiti e con un buco di bilancio di oltre 2 miliardi di euro, viene posta in amministrazione straordinaria. Le ripercussioni sui risparmiatori ed istituti di credito coinvolti in questo caso sono deducibili tramite una semplice sottrazione matematica, dei 2 miliardi, sono stati recuperati quasi 800 milioni di euro, il che significa che è di discapito dei creditori, sono andati in fumo 1,2 miliardi di euro.

Sergio Cragnotti, socio e azionista di Cirio.

Qual è stato l’epilogo di queste due truffe Made in Italy?

Calisto Tanzi è stato condannato ad una pena di 17 anni e tre mesi di reclusione (poi deceduto nel 2022), mentre Sergio Cragnotti ad una pena definitiva di 5 anni di reclusione. Magre condanne per due uomini che sono riusciti a frodare quasi 15 miliardi di euro ad istituti di credito ed investitori.

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