Se siete appassionati di storia dell’arte e vi piace scoprire aneddoti curiosi e divertenti, sicuramente nei vostri “per te” aleggia l’ombra dei contenuti di Rey Sciutto. Bolognese per scelta, imperatore del sacro calabro impero nel tempo libero, ma soprattutto un esperto conoscitore dell’arte della divulgazione culturale online. Caratteristica fondamentale dei contenuti portati online da Rey è infatti l’estrema semplicità con cui i fatti vengono esposti, insieme a chiari collegamenti con la realtà odierna e una spiegazione giocosa e allo stesso tempo puntuale che non annoia mai.
Quali invece siano le curiosità da sapere proprio sul sommo Rey, ce le racconta lui stesso in questa intervista.

Quando e perché hai iniziato a creare dei contenuti su TikTok e come è cambiata la tua vita da allora?
«Su TikTok ho iniziato nel maggio del 2021 e nel primo video ad essere andato virale parlavo della leggenda che c’è intorno al naso di Federico da Montefeltro. Da lì i follower non hanno fatto altro che aumentare sempre di più»
Quali sono i lati positivi nel diffondere cultura online e quali quelli negativi? Hai anche tu degli haters?
«Finché la cultura non viene strumentalizzata per i propri tornaconto personali non c’è nulla di negativo nel diffonderla, anche sui social. Parlando degli haters, certo, le cattiverie non sono mancate, soprattutto se parlo di politica o tocco i grandi maestri del passato. Dopo un po’ ci fai la pelle, capisci che fa parte del lavoro. Puoi provare ad “educare” gli haters rispondendogli a tono, a volte ci faccio anche dei meme per prenderla sul ridere, ma ad una certa devi capire che il tuo compito non è insegnare agli altri l’educazione».
C’è un artista del passato che preferisci? Uno contemporaneo? Quale e perché?
«Del passato ammiro qualsiasi artista di cui si sa poco, quelli di cui a malapena conosciamo il nome, perché mi piace tutto ciò che è avvolto in un alone di mistero e deve essere scoperto. Invece, l’artista contemporaneo che preferisco è sicuramente lo scultore Fabio Viale».

C’è invece un artista che secondo te viene troppo elogiato e qualcuno che invece viene troppo sottovalutato?
«Oggettivamente ci sono degli artisti che hanno dato dei contributi maggiori all’arte e chi invece, nonostante il suo genio, è vissuto troppo poco per continuare a farlo, come Masaccio ad esempio, ma comunque nessuno di essi è superfluo. Ognuno di loro merita di essere studiato e conosciuto, quindi non credo che qualcuno sia stato valutato nel modo erroneo».
Cosa diresti ad un ragazzo o una ragazza che vorrebbe intraprendere un percorso di studi simile al tuo ma che è frenato dalla paura di non trovare lavoro?
«Non mi sento di dare nessun consiglio da pedagogo, piuttosto preferisco condividere quella che è stata la mia esperienza. Sicuramente l’appoggio da parte della mia famiglia è stato molto importante, ma ciò che mi ha sempre guidato è stata la passione per quello che studiavo, una passione disinteressata da quello che poteva essere o meno il suo sbocco lavorativo. Ho cercato di non farmi troppe prospettive, sapevo che quello che stavo facendo mi faceva stare bene e mi piaceva, e per me andava bene così, anche se ho ricevuto spesso molte porte in faccia nella mia carriera universitaria. Il dottorato, per esempio, non è andato come speravo, non sono stato preso, però poi dall’altra parte avevo i social che iniziavano a darmi tante soddisfazioni.
Destino? Non saprei, non ci credo tanto nel destino. Sicuramente però quello che posso trarne dalla mia esperienza e che posso dirvi è: non studiate mai pensando “devo fare questo per trovare un certo lavoro”. Perché magari questo lavoro tanto agognato una volta ottenuto non è proprio come ce lo si aspettava e poi si vive una vita frustrata, che non è tanto bello. Non pensate al mercato del lavoro, pensate a fare quello che vi fa stare bene, per il resto c’è tempo».
Un consiglio che daresti al Rey del passato?
«Rey è solo una telecamera, non avere paura e inizia a parlare».
Un obiettivo che vorresti raggiungere in futuro?
«Vorrei ritrovare l’entusiasmo che avevo all’inizio di questa avventura social. Adesso su dieci video solo la metà li faccio per entusiasmo, perché desidero davvero realizzarli. Ormai questo per me è anche un lavoro e quindi molti video devo farli o perché mi vengono commissionati o perché, appunto, devo restare al passo col lavoro».
Parliamo del nuovo libro che hai scritto, “Michelangelo non è una tartaruga”: hai sempre pensato di scriverlo o è nato in seguito all’esperienza social?
«Ho sempre voluto scrivere un libro, ma pensavo a qualcosa che rientrasse nel campo della narrativa o comunque slegato dalla storia dell’arte. Il libro è nato in una maniera inaspettata per me, quando ho aperto le email e ho letto che Mondadori mi voleva. Essere stato scelto è stato strano, ma bello».

Dicci tre opere d’arte che secondo te bisogna vedere almeno una volta nella vita.
«”I figli di Eduardo” di Paul Delaroche, “La suprema” di Fabio Virale e “l’altare di Sant’Ambrogio” a Milano».
Cosa ne pensi del nuovo volto di Notre Dame?
«Di sicuro preferivo la versione precedente, ma allo stesso tempo riconosco di essere un grande fan del restauro integrativo piuttosto che di quello conservativo, quindi non posso dire che mi dispiaccia totalmente. Sicuramente se l’hanno fatta così ci sarà un motivo».
Parlando di quello che preferisci, sei team Piero Angela o Barbero?
«Anche se è come se mi stessi chiedendo a chi dei miei genitori voglio più bene, credo Barbero, per le tematiche di cui parla. Onore ad entrambi ma sicuramente mi sento più vicino a Barbero».
Cosa ne pensi degli attivisti che per farsi notare imbrattano le opere d’arte? La loro causa giustifica le loro azioni?
«Se il loro obiettivo è attirare l’attenzione ci riescono alla grande, ma ho dei dubbi sull’efficacia di questa metodologia. Sicuramente protestano per un buon motivo, che è la salvaguardia del nostro pianeta, quindi hanno assolutamente ragione. Va detto che finora nessuna opera ha subito seri danneggiamenti, quindi siamo tutti contenti. Da amante dell’arte ovviamente questi gesti un po’ mi hanno dato fastidio, tuttavia non è la prima volta nella storia che le opere d’arte siano soggette ad atti del genere. Ciò che importa è sensibilizzare le persone sulle conseguenze che le loro scelte di vita hanno sull’ambiente, quindi non mi sento di dire che quello che fanno sia totalmente sbagliato, perché quello per cui protestano, alla fine, riguarda noi».
Insomma, il sacro calabro impero non poteva avere imperatore migliore, simpatico e affabile dietro lo schermo e non. Se siete fan di Rey questa intervista vi avrà sicuramente aiutato a conoscerlo un po’ meglio, e se invece è la prima volta che ne sentite parlare, correte subito su Tiktok e Instagram a seguirlo, ne vale la pena!


