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Oscar 2026: Disney a mani vuote per 4 anni di fila

Quello degli Oscar è un palco dove ogni anno viene celebrata e premiata l’industria cinematografica. Ma non solo: le statuette vinte sono un buon indizio per capire in che direzione stia andando la settima arte in un dato periodo storico. Ne sa qualcosa Disney, e di conseguenza anche Pixar, che da quattro anni a questa parte non vede nemmeno l’ombra del premio “miglior film d’animazione”. Non era mai successo, e ciò porta a farsi qualche domanda. Qual è il rapporto tra Disney e Oscar? Come siamo passati da 8 statuette in una serata a zero? Ma soprattutto: cosa sta succedendo alla Casa del Topo?

Disney e Oscar: da 8 statuette in una sera a nessuna

Il premio al miglior film d’animazione fu introdotto dall’Acadamy of Motion Picture Arts and Sciences nel 2002, anno in cui vinse Shrek di DreamWorks Animation. La prima vittoria di Disney Animation Studios in questa categoria avverrà solo nel 2014 con Frozen. Ma attenzione: nel 2006 The Walt Disney Company acquisisce Pixar Animation, che all’epoca aveva già portato a casa due statuette, una nel 2004 con Alla Ricerca di Nemo e un’altra nel 2005 con Gli Incredibili. Su 25 premiazioni, Disney e Pixar hanno totalizzato insieme 15 vittorie. L’ultima per Disney è avvenuta nel 2022 con Encanto, mentre Pixar vinse l’anno prima con Soul.

Ma facciamo un passo indietro, ben prima che esistesse un premio per i film d’animazione. È il 1937, e si è appena compiuta la “follia di Disney”, per usare le parole della stampa dell’epoca. Esce infatti Biancaneve e i Sette Nani, primo lungometraggio animato a colori con audio sincronizzato, che conquista sia pubblico che critica. Prima dell’uscita del film tutti credevano che Walt Disney fosse impazzito: era impensabile lavorare a un opera del genere; ma si dovettero ricredere. Con Biancaneve nacque il cinema d’animazione per come lo conosciamo oggi. L’anno seguente, l’Academy decise di premiare Walt Disney con uno speciale Oscar onorario: una statuetta con altre 7 più piccole affianco.

Oscar 1938: Shirley Temple consegna a Walt Disney l’Oscar onorario per Biancaneve e i Sette Nani

Ma non sarà affatto l’ultimo trionfo dell’animazione agli Oscar prima del 2002. Nel 1988 approdò in sala Chi ha incastrato Roger Rabbit, film in tecnica mista prodotto da Disney sotto il nome di Touchstone Pictures (casa nata per tutti quei film destinati a un pubblico più adulto). All’epoca la Disney non se la passava bene per vari motivi. In primis, Walt era morto da più di 20 anni e nessuno dopo di lui era riuscito a rimettere la compagnia sui binari giusti. Poi molti animatori se ne andarono, e dal Giappone gli anime prendevano sempre più piede. A causa di tutto ciò, gli anni ’80 sono conosciuti come “Medioevo Disney”, periodo caratterizzato da pellicole al risparmio e spesso con animazioni riciclate.

Ma nell’88 la Disney decise di fare all-in. Puntò tutto sul regista più in voga del momento, ovvero Robert Zemeckis (già autore di Ritorno al Futuro). Poi radunò gli animatori migliori d’America – come Richard Williams – e andò a bussare alle porte delle altre case d’animazione per chiedere in prestito personaggi come i Looney Tunes e Betty Boop. L’obiettivo era realizzare il più grande film d’animazione mai fatto, e ci riuscirono.

Chi ha incastrato Roger Rabbit, di Robert Zemeckis (1988)

Chi ha incastrato Roger Rabbit fu un successone, e permise alla Disney di risollevarsi negli anni ’90. Quel decennio venne poi soprannominato “Rinascimento Disney” grazie a pellicole come La Sirenetta, Il Re Leone, Mulan, Aladdin, La Bella e la Bestia o Il Gobbo di Notre Dame. Nell’89 Chi ha incastrato Roger Rabbit vinse ben tre Oscar: miglior montaggio, miglior montaggio sonoro e migliori effetti speciali. In più una statuetta speciale a Richard Williams per la creazione e direzione delle animazioni.

Nel ’91 La Bella e la Bestia partecipò nella categoria “miglior film”, ma non vinse. Si portò comunque a casa le statuette per “miglior colonna sonora” e “miglior canzone”, proprio come La Sirenetta due anni prima e – successivamente – Aladdin e Il Re Leone.

Un’ascesa continua, dunque, proseguita anche dopo il 2002, fino alla botta d’arresto avvenuta quattro anni fa. Certo: c’erano già state annate in cui né Disney e né Pixar avevano aggiunto una nuova statuetta alla loro collezione, ma mai per più di due edizioni consecutive. Tutto è iniziato nel 2023, quando Red di Disney-Pixar perse contro Pinocchio di Guillermo del Toro, prodotto da Netflix. L’anno seguente fu la volta de Il Ragazzo e l’Airone, capolavoro giapponese del Maestro Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli. Soffiò il premio a Elemental, sempre di Pixar.

Oscar: gli ultimi quattro vincitori del premio “miglior film d’animazione”

La terza batosta proprio l’anno scorso, quando Inside Out 2 di Pixar vide il gattino di Flow scappare via con la statuetta tra i denti. Flow, film indipendente lettone, muto e realizzato interamente con Blender, gareggiò anche tra i nominati come “miglior film internazionale” per la Lettonia, ma perse contro il brasiliano Io Sono Ancora Qui.

Nell’edizione appena conclusasi hanno partecipato sia Disney che Pixar: rispettivamente con Zootropolis 2 ed Elio. Ma niente da fare: il premio come “miglior film animato” se l’è portato a casa KPop Demon Hunters di Sony Pictures Animation e Netflix, oltre a quello per la “miglior canzone”.

Il Topo è in crisi?

Più che una crisi, quella che sta attraversando adesso Disney è una fase decisamente complessa (e no, non c’entra il woke). Da una parte abbiamo un vero e proprio impero dell’intrattenimento da mantenere. Non solo Pixar, ma anche franchise come Marvel, Star Wars e l’eredità di 20th Century Fox, acquisita nel 2019. Dall’altra c’è Disney+, piattaforma streaming che frutta all’azienda molto più delle uscite in sala, soprattutto post-pandemia.

C’è anche la concorrenza da tenere in conto: già a partire dai primi anni 2000, DreamWorks Animation è stata una spina nel fianco per Disney. Nel corso degli anni si sono aggiunte Sony Pictures Animation (Hotel Transilvania, Spider-Man: Into the Spider-Verse), Illumination (Cattivissimo Me, Minions, Super Mario Bros. – Il Film), e Netflix Animation (KPop Demon Hunters, Pinocchio). Per non parlare dei prodotti provenienti dall’Oriente, tra anime giapponesi e film d’animazione cinesi come Ne Zha 2 (2025), attualmente la pellicola animata con il più alto incasso di sempre.

Ne Zha 2, di Jiao Zi (2025)

Aggiungiamo al quadro anche i recenti cambi di leadership nell’azienda. Bob Iger, CEO di The Walt Disney Company dal 2005, nel 2020 lasciò il posto a Bob Chapek. Iger ritornò nel 2022 a causa degli scarsi risultati ottenuti da Chapek in periodo pandemico, con l’obiettivo di arginare le recenti perdite e stabilizzare la situazione. Proprio tra un paio di giorni – il 18 marzo – Bob Iger passerà il testimone a Josh D’Amaro. Attuale presidente di Disney Experiences (l’ala dell’azienda dedicata ai parchi a tema e ai resort), probabilmente D’Amaro lavorerà in continuità con Iger, quindi con focus sulla stabilità e sulla profittabilità del settore streaming.

Tutti questi addendi hanno portato Disney, sul fronte dell’animazione, ad adottare un approccio molto poco coraggioso, influenzando ovviamente anche Pixar. La compagnia sta attualmente puntando su franchise già solidi che possano generare quanti più sequel possibile, da mandare – nel minor tempo possibile – in streaming su Disney+. Ciò a discapito delle produzioni originali, che rispetto a grandi successi come Zootropolis 2, Oceania 2 o Inside Out 2, faticano a pareggiare i costi. Ne è un esempio proprio Elio, dello scorso anno: con un budget di circa 300 milioni, ne ha incassati la metà.

Bob Iger (sinistra) e Josh D’Amaro (destra)

E ora torniamo alla domanda iniziale: perché Disney e Pixar non vincono un Oscar da quattro anni? Nonostante entrambe ci provino ogni tanto a far uscire pellicole che non siano sequel (o live-action, perché di quelli non ne abbiamo parlato), ormai il panorama dell’animazione è talmente diversificato da rendere film come Zootropolis 2 ed Elio gli ennesimi progetti di Disney e Pixar che non sanno né di carne e né di pesce. Ovviamente si parla della ricezione del pubblico, perché entrambe le pellicole si lasciano guardare e – anzi – Zootropolis 2 è il miglior film Disney dai tempi di… Zootropolis.

E allora la domanda diventa un’altra: di fronte a un capolavoro in stop-motion di Guillermo del Toro, o a uno in animazione 2D di Miyazaki, o – ancora – davanti a uno sforzo creativo immane come Flow, o a un film dal grande appeal come KPop Demon Hunters, perché l’Academy dovrebbe premiare Disney o Pixar?

Da pochi giorni è uscito in sala Jumpers, di Pixar, che sta riscontrando un discreto successo. Nel corso del 2026 sono poi previsti Toy Story 5 – sempre di Pixar – ed Hexed, fantasy targato Disney di cui sappiamo ancora poco. Chissà se magari alla prossima cerimonia uno di questi tre film vincerà l’Oscar, oppure se gli anni passati a mani vuote da quattro diventeranno cinque.

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