Al momento stai visualizzando YPOSTA: dilemmi esistenziali

YPOSTA: dilemmi esistenziali

Trump alle prese con un dilemma esistenziale chiamato guerra, mentre la Meloni, dopo la batosta del referendum, non sa che pesci prendere. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Il Dilemma Medio Oriente

Non sono successe grandi cose nell’ultima settimana nel golfo Persico. La guerra va, più o meno, come andava la scorsa settimana, però un pò peggio. Trump è un pò più disperato, tanto da lanciare continuamente finti ultimatum. Israele bombarda sempre un po’ di più come se non ci fosse un domani (forse perchè proprio spaventato dalla possibilità di un improvviso ritiro degli americani), mentre gli iraniani continuano a resistere.

Salvate il soldato Donald

Che Trump si sia “scocciato” di questa guerra lo avevamo scritto settimana scorsa. Lui voleva una cosa rapida ed intensa (tipo come col Venezuela), ed invece eccolo lì, infognato in una guerra da cui non sa proprio più come uscirne. Certo qualcuno lo aveva avvisato che il Venezuela e l’Iran sono due cose molto diverse. Ma Donald quando si convince di qualcosa non cambia facilmente idea. E quindi eccoci qui: lui impegnato a trovare una via d’uscita per farla finita il prima possibile, mentre “gli altri” decisamente meno disposti a collaborare.

Dilemma esistenziale: Trump pensieroso
Trump pensieroso

Ultimatum come se piovesse

Per questo motivo, da inizio settimana, Trump sta lanciando “ultimatum“: cari iraniani, riaprite lo stretto di Hormuz, altrimenti vi distruggo. Prima aveva dato tempo alla repubblica islamica fino a lunedì. Poi, arrivato lunedì, ha spostato l’ultimatum a venerdì. Giovedì, infine, forse memore della settimana di Pasqua alle porte, ha rimandato tutto al 7 aprile. Nel frattempo, per incasinare ancora di più le cose, ha continuato a parlare di trattative di pace, addirittura a buon punto attraverso il Pakistan, con gli iraniani, che però hanno sempre smentito tutto. Inoltre, per non farsi mancare davvero niente, sta inviando un po’ di Marines, quasi 10 mila, in Iran per una presunta invasione di terra.

Insomma c’è grande confusione, soprattutto nella sua testa. Per fare un po’ di chiarezza, nel nostro piccolo, proviamo ad analizzare le diverse opzioni. L’accordo di pace, al momento, non lo è. Meglio dircelo subito e chiaramente. Per distacco lo scenario più improbabile. Le due parti sono troppo lontane. Iran e Stati Uniti chiedono cose semplicemente inaccettabili. Quindi, a meno di svolte clamorose, non ci metterei troppo il pensiero.

In merito agli ultimatum, invece, il problema non sarebbe tanto il merito, ma il metodo. Perché l’ultimatum possa essere efficace, deve essere credibile. Se invece, arrivati alla scadenza, l’ultimatum viene posticipato, allora perde ogni efficacia. Quindi, visti i precedenti, non vedo come gli iraniani possano “arrendersi” a seguito di altre minacce o ultimatum di Trump. Forse lo strumento è già bruciato.

Rimane quindi l’invasione di terra. Al momento è ancora l’ipotesi più credibile, per dare una svolta alla guerra. Con questo non stiamo dicendo che accadrà. Semplicemente, se Trump vuole effettivamente uscire dalla palude in cui si è tuffato, lo sbarco dei marines continua ad essere l’ipotesi più credibile. Ma queste sono soltanto nostre elucubrazioni più o meno razionali. E quando si tratta di Trump, la razionalità spesso non è contemplata.

Arrivano gli Houthi

Come se 14 paesi non fossero già abbastanza, da ieri gli Houthi si sono aggiunti alla festa. La milizia yemenita infatti ieri mattina ha dichiarato guerra ad Israele (qualsiasi cosa voglia dire in Medio Oriente), ed ha lanciato il primo missile contro lo Stato ebraico. Fino ad ora si erano tenuti alla larga dal conflitto per non far arrabbiare l’Arabia Saudita (con cui hanno una specie di accordo) e per non fare arrabbiare i cittadini yemeniti (troppo poveri per lanciare missili contro altri paesi). Da ieri però, evidentemente, la voglia di bombardare Israele ha superato queste resistenze, ed allora sono scesi anche loro in campo.

L’intervento degli Houthi è un problema, potenzialmente molto grosso. Naturalmente non per le capacità belliche della milizia (sicuramente non in grado di modificare i rapporti di forza), quanto per il petrolio. Si, ancora il caro vecchio petrolio. Per chi non fosse troppo esperto di geografia, lo Yemen rappresenta la “porta d’ingresso” per un altro importante stretto: quello di Bab El Mandeb, che conduce direttamente al canale di Suez. Gli Houthi, esattamente come qualche anno fa, potrebbero bloccare anche lo stretto di Bab El Mandeb bloccando completamente il transito di petrolio e gas dal Medio Oriente. E se già oggi la situazione è piuttosto complicata, l’eventuale chiusura dell’altro stretto spalancherebbe le porte ad una crisi petrolifera devastante.

Per ora però gli Houthi non hanno ancora avanzato minacce in tal senso. Probabilmente si stanno conservando questa carta per fasi più delicate. Speriamo non arrivino.

Il grande terrore

Sicuramente meno scenografico di Saint Just (l’angelo della morte che, durante la rivoluzione francese “calava” sull’assemblea nazionale, per indicare un nuovo “nemico della rivoluzione” a cui tagliare la testa), ma anche Giorgia Meloni fa molta paura in questi ultimi giorni. Dopo la batosta referendaria, la Presidente del Consiglio è una furia. (Per chi ha vissuto sotto un sasso durante l’ultima settimana, alla fine al referendum costituzionale sulla giustizia ha vinto il no).

Dilemma esistenziale: meloni furiosa
Il Presidente del Consiglio in Aula. /Lapresse

Rotolano teste

Martedì per il governo (e non solo) è cominciata la resa dei conti. In rapida successione si sono dimessi, su “suggerimento” del presidente del Consiglio, il sottosegretario alla giustizia Del Mastro e Giusi Bartolozzi (secondo cui i giudici sono un plotone di esecuzione), capa di gabinetto del Ministro Nordio, conosciuta dai più come la zarina. Fin qui tutto come previsto. Dopotutto loro due sono i perfetti capri espiatori. Un po’ perché la riforma costituzionale l’avevano scritta loro. Un po’ perché sempre loro, anche a causa di guai di svariata natura, sono stati i protagonisti, poco brillanti a dire il vero, della campagna elettorale referendaria finita poi come sappiamo. Quindi tutto a posto. Forse.

Il simpatico Renzi

Matteo Renzi infatti, noto esperto di referendum costituzionali, ha avuto qualcosa da ridire. Secondo lui, dopo una simile sconfitta, “un primo ministro vero deve dimettersi. Sono gli influencer, invece, che fanno dimettere i sottosegretari.” Certo quando si tratta di sconfitte e dimissioni Renzi lo si ascolta, però, bisogna ammetterlo, l’attuale situazione della Meloni è molto diversa da quella di Renzi nel 2016. Lei ha cercato in tutti i modi di non personalizzare il referendum, lasciando condurre la campagna elettorale al magico trio Nordio-Bartolozzi-Del Mastro. Quando poi si è accorta dell’inadeguatezza del magico trio, impegnato, praticamente, a fare campagna per il no, è dovuta scendere in campo. Ma non è stato abbastanza, o forse era troppo tardi, chissà. Non lo sapremo mai. In ogni caso lei non ha mai legato la sua permanenza a palazzo Chigi all’esito del referendum, ed anzi, ha continuamente ribadito che lei, a prescindere dal risultato, sarebbe rimasta.

Ciao Pitonessa (ci mancherai)

Quindi andando oltre l’avvincente diatriba Primo Ministro Vs influencer (purtroppo lasciando perdere gli innumerevoli riferimenti a Fedez che potremmo fare), le cose hanno cominciato a prendere una piega “inaspettata” martedì sera. Giorgia Meloni, infatti, in maniera irrituale ed a sorpresa ha chiesto alla Ministra del turismo, Daniela Santanchè, attraverso una nota ufficiale di palazzo Chigi, di andare a casa: “La Presidente del Consiglio apprezza la decisione di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi di lasciare i rispettivi incarichi governativi per sensibilità istituzionale e auspica lo stesso per il Ministro del Turismo.” Boom. Questa davvero non l’avevamo vista arrivare.

Certo la Santanchè non è una “Santa” (nonostante il cognome che porta, tra l’altro non suo). E sicuramente ha i suoi guai giudiziari, che più di qualche grattacapo, in passato, ha causato a questo governo. Però la Pitonessa (nomignolo con cui è più nota) si è sempre tenuta alla larga dal referendum sulla giustizia. Anzi aveva più volte suggerito di rimandarlo alla prossima legislatura, per evitare un disastro annunciato. Quindi non è semplice capire perché o magari anche solo perché adesso (quando forse sarebbe stato più opportuno farlo prima) alla Ministra del turismo è stato “suggerito” di lasciare la poltrona. Utilizzando parole della stessa Pitonessa, probabilmente, “paga per colpe non sue.“

Un dilemma chiamato governo

Insomma per il Presidente del Consiglio è arrivato il tempo (dopo quasi 4 anni di immobilismo) di darsi una mossa. Le elezioni sono dietro l’angolo (probabilmente si torna a votare tra un anno) e bisogna farsi trovare pronti. Quindi meglio tagliare i rami secchi (non proprio tutti, sennò scompare pure l’albero) e mettersi il vestito buono, perché tra poco si va in scena. Per la gioia di tutti noi, ricomincia la campagna elettorale.

Pulizie di primavera in Forza Italia

Se Sparta piange, Atene non ride. Mentre infatti Fratelli d’Italia taglia i rami secchi, in Forza Italia siamo alla resa dei conti. In settimana il capogruppo di FI al Senato, il celebre Maurizio Gasparri, su “suggerimento” dei suoi “amici di partito” (non proprio come probabilmente Gasparri avrebbe voglia di chiamarli adesso) si è dimesso. La situazione di Gasparri è molto simile a quella della Santanchè (anche se con molti meno guai giudiziari): l’ormai ex capogruppo di FI al Senato certo non si lascia scappare occasione di dire qualche sciocchezza o di fare qualcosa di decisamente inopportuno. Ma lui è fatto così, ed è per questo che gli si vuole bene. Ma con la sconfitta al referendum non centra nulla. Anzi. Non ha mai voluto saperne nulla ed ha lasciato spazio ai suoi colleghi di partito. Quindi si fa fatica a capire il motivo del suo defenestramento.

Tutto diviene però un po’ più chiaro quando all’equazione aggiungiamo una variabile molto spesso tralasciata: Marina Berlusconi. La primogenita del “Presidente”, infatti, continua a gestire il partito esattamente come faceva il padre (anche perché è lei a metterci i soldi), pur non esponendosi mai direttamente. E proprio Marina Berlusconi, ormai da mesi, chiede insistentemente un “rinnovamento della classe dirigente del partito”. Tradotto significa fuori Tajani e dentro qualcun altro.

“Il Ministro degli Esteri più sfigato della storia”

Ed invece in questo caso è molto facile capire il motivo di una simile richiesta. L’attuale segretario di FI (nonché vice primo ministro e ministro degli esteri) non ne azzecca una da mesi. Dalla guerra nel golfo, passando al referendum è raro ascoltare qualche sua dichiarazione anche solo decente. Quindi, per Marina Berlusconi e non solo, è il momento di sostituire un segretario che in realtà non ha mai convinto davvero. Messo lì, nel 2023, a fare il “traghettatore”, a seguito della tragica scomparsa del “Presidente”, forse la sua traversata sta per finire. Ed il defenestramento di Gasparri (suo fedelissimo) appare quindi come una sorta di avviso di sfratto a Tajani, che sicuramente non sta dormendo sonni tranquilli.

Per ora la “salvezza” di Tajani è Giorgia Meloni. Naturalmente non perché lei ritenga Tajani competente (ci riesce difficile immaginarlo), ma perché le dimissioni di Tajani sarebbero un altro scossone al governo che, in questo momento, è già parecchio scosso. Quindi ora qualcosa nel governo cambia (anche perché gli elettori sono stati molto chiari con Meloni & co) ma senza strafare. Insomma pare che a questo giro Tajani se la sia cavata, però il segretario deve cambiare marcia. Altrimenti, a breve, vedremo rotolare anche la sua testa.

Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

Lascia un commento