Diciamoci la verità: siamo stanchi.
Centinaia di euro per un biglietto, ore in piedi, file interminabili e, alla fine, ti capita pure uno spettacolo che ti lascia a metà… (Sì, cari fan di Rosalía, vi siamo vicini!)
E se vi dicessi che esiste il cantante perfetto per tutti noi fan esausti? Niente palchi enormi, niente effetti speciali, niente ressa. Il suo nome? Eddie Dalton, il fenomeno blues che sta facendo impazzire gli ascoltatori americani. L’unico dettaglio: non esiste davvero!
AI AI, cosa mi fai?
Avete capito bene: Eddie Dalton, attualmente primo su iTunes America con il brano Another Day Old, è un cantante che non esiste, ma è completamente frutto dell’amata e temuta intelligenza artificiale.
Dietro questo progetto c’è la Crusty Records, società del North Carolina che, come è visibile sul loro sito internet, si occupa proprio della fusione tra creatività e nuove tecnologie, utilizzando l’AI e ritenendola uno strumento per l’espansione creativa, non qualcosa da contrastare. D’altronde, come dichiarano loro stessi: “Progress isn’t the enemy – stagnation is“, ovvero “il progresso non è il nemico – la stagnazione lo è“.
Talento senza gavetta
La cosa che più sconvolge è sicuramente come Eddie Dalton sia stato costruito. La sua voce richiama alla perfezione quella del classico bluesman: calda, profonda, addirittura con quel graffio soul che sembra arrivare da anni di palco e di vita vissuta.
Allo stesso tempo, però, non si sono fermati al suono: è stata creata anche un’immagine precisa, quasi perfetta, forse fin troppo, da associare a questa voce.
Il risultato funziona eccome. I lyric video su YouTube macinano visualizzazioni, ma sono soprattutto i video animati su TikTok, dove Eddie prende addirittura vita davanti al microfono, a diventare virali. Nei commenti si trova di tutto, ma a colpire è soprattutto una determinata fascia di pubblico: utenti più adulti, spesso sopra i 60 anni, che apprezzano il timbro, lo stile e i testi, come se stessero ascoltando un artista “vero”. Persone che, paradossalmente, riescono anche ad associare ai brani di Dalton momenti di vita vissuta, quasi come se la sua voce e i suoi testi riuscissero a riattivare ricordi nostalgici, legati a esperienze reali.
Chi fermerà la (vera) musica?
La domanda sorge, quindi, spontanea: se una voce riesce ad emozionarci, quanto conta davvero che non sia reale? Se riesce comunque a colpirci, a farci ricordare, a farci sentire qualcosa, cambia davvero sapere che dietro la voce di Eddie Dalton non c’è una persona in carne e ossa?
Eppure, se da un lato ci emoziona, dall’altro la questione si complica. Se un artista costruito scala le classifiche e magari, un giorno, vincerà addirittura dei premi (che dubito potrà mai ritirare di persona), quale può essere la motivazione per un cantante vero nel continuare a fare il suo mestiere con passione? Siamo davanti forse ad un cortocircuito: da un lato l’emozione resta, dall’altro l’umanità dell’artista rischia di finire in secondo piano.
Quale sarà il futuro della musica? Come disse un altro grande artista, questa volta vero più che mai, lo scopriremo solo vivendo!

