Quanto spesso sentiamo le voci di chi dice che i giovani non leggono abbastanza? Ma è realmente così? E, soprattutto, la lettura funge davvero da strumento interclassista?
Ci unisce o ci separa?
Entriamo nelle librerie per darci uno sguardo, per provare a rimuovere quel dannato blocco del lettore o semplicemente per sentirci parte di un nuovo mondo. Ma questo mondo ci unisce davvero? Fin dalla sua nascita il romanzo ha vissuto un panico morale: si pensava che rovinasse la mente dei giovani. Oggi, invece, leggere determina il proprio status, e soprattutto cosa si legge determina che persona sei.
Inevitabilmente, tra i corridoi delle grandi librerie, mentre si inizia a intravedere una sfilza di libri rosa ed eccentrici, il primo pensiero stereotipato che viene in mente è: “un libro per ragazzine”. Di conseguenza, viene declassato come meno performativo.
Ma chi ha realmente creato queste strutture per dar vita a questa rinegoziazione valoriale? Da quando in qua la lettura deve necessariamente esprimere il livello del nostro QI, piuttosto che accompagnarci nelle nostre giornate?
Leggere dovrebbe essere un’abitudine?
Immanuel Kant affermava, contro i romanzi, come questi ultimi non facessero altro che trasformare la lettura, e dunque lo svago, in pura abitudine. Ma non dovrebbe essere così?
Nella società in cui ci troviamo, dove tutto scorre così velocemente da non darci la possibilità di annusare un cambiamento, la vera arma non dovrebbe essere la capacità di rifugiarci in un luogo sicuro? Per molti la lettura è quel momento in cui si smette di appartenere al luogo fisico in cui ci si trova, per viaggiare con l’immaginazione in un mondo fatto di carta che non si vedeva l’ora di vivere a fine giornata, dopo ore stressanti.
Rory Gilmore è un esempio?
Per chi non avesse idea di chi sia Rory Gilmore (o per chi fosse pronto al decimo rewatch), questo personaggio, interpretato da Alexis Bledel in “Gilmore Girls”, raffigura l’archetipo eccellente della ragazza studiosa e della super lettrice. Nella sua lista di libri letti troviamo ben 339 volumi di qualsiasi genere: da Candido di Voltaire ad Anna Karenina di Lev Tolstoj, fino alla saga di Harry Potter. Ma la domanda, in questo caso, è: questa challenge è irrealistica o d’esempio?

Come affermato in precedenza, ci troviamo ormai in una società soggetta a una costante accelerazione del tempo, che si riversa inevitabilmente in tutti gli ambiti dell’individuo moderno e, per l’appunto, anche nella lettura. Rory Gilmore è assolutamente una figura a cui aspirare, ma la sua challenge, e il desiderio di leggere così tanto, non dovrebbe tradursi nella perdita di quell’esperienza sensoriale che viviamo quando sfogliamo le pagine.
Ma allora è vero che i giovani non leggono più?
I giovani sono ormai bersaglio di costanti provocazioni, come quelle dello zio alla cena di Natale che dice: “Ai miei tempi passavamo più tempo sui libri che sui cellulari!”.
Siamo qui, però, per contestare queste frasi in due modi. Il primo risiede nei dati: secondo le statistiche, è proprio la fascia giovanile a comporre la percentuale più alta di lettori attivi. La seconda contestazione mira invece a far comprendere che i ragazzi di oggi non sono meno intellettuali solo perché tra le loro mani non sempre c’è un libro. Al contrario, la tecnologia ha offerto nuove opportunità cognitive, permettendo di acquisire forme inedite di comprensione linguistica. Infatti, se ci ricolleghiamo al significato profondo di ”leggere”, ovvero la decodifica di un sistema di segni condiviso, possiamo affermare che le nuove generazioni non sono meno colte: semplicemente decodificano codici diversi, come ad esempio i simboli di un controller.
E dunque?
E dunque leggete: leggete qualsiasi cosa vi passi per le mani, che sia su carta o in digitale. Abbiate la capacità di abitare luoghi diversi da quello in cui vi trovate, sempre. La lettura deve unire sulla base di questo senso di appartenenza: non esiste, e non esisterà mai, un lettore migliore di un altro solo perché legge qualcosa di diverso. Il sentimento di rifugio, alla fine, sarà sempre lo stesso.

