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YPOSTA: la settimana buona

Dopo settimane passate ad annunciare l’accordo, è arrivata la volta buona. Finalmente. Stati Uniti ed Iran hanno trovato un accordo per cominciare il vero negoziato (ora il bello), anche perché Israele è intenzionato a fare saltare tutto (e non parliamo solo di palazzi e case). Nel Regno Unito il premier Starmer ha assistito inerme all’ascesa della sua nemesi. In Italia il fenomeno Vannacci sta (già) facendo saltare il banco. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

La volta buona

Dopo quasi 40 annunci a vuoto (a causa soprattutto dal sempre esasperato ottimismo di Trump), l’accordo tra Stati Uniti ed Iran è stato raggiunto. Mercoledì è stato anche siglato dai due leader (Trump e Masoud Pezeshkian), tra l’altro attraverso la firma digitale, così anche la vecchia storia dei leader vecchi e boomer ce la siamo lasciata alle spalle. I due sono presidenti giovani, freschi e sempiterni (purtroppo), perfettamente a loro agio col mondo moderno 8anche se alle volte non si direbbe).

Settimana buona: Trump e Pezeshkian fumano il memorandum d'intesa
Trump e Pezeshkian fumano il memorandum d’intesa

The art of the deal

Inutile girarci attorno: l’accordo è una disfatta per Trump e per gli Stati Uniti. La paginetta e mezza del memorandum d’intesa mostra in maniera insindacabile la sconfitta americana e la vittoria iraniana. Gli iraniani hanno ottenuto tutto ciò che chiedevano, mentre gli Stati Uniti sono stati costretti ad accontentarsi delle briciole. E forse neppure quelle.

Hormuz

A seguito dell’accordo, gli Stati Uniti hanno tolto il blocco ai porti iraniani, mentre lo stretto di Hormuz è stato riaperto. Insomma tutto è tornato esattamente come prima dell’inizio della guerra. Almeno per il momento, perché le cose potrebbero peggiorare (di nuovo). Infatti gli iraniani continuano ad insistere in merito ai famosi pedaggi per chi attraversa lo stretto. Secondo fonti molto vicine ai Pasdaran, ci sarebbe un’altra clausola per cui Hormuz rimarrà libero soltanto per i 60 giorni successivi all’accordo. Dopo sarà introdotto un pedaggio per tutte le navi che lo attraverseranno. Gli Stati Uniti continuano a negare l’esistenza di questa clausola. Visto l’andazzo, tenderei a fidarmi di più dei Pasdaran che di Trump e soci.

Big Money

Gli Stati Uniti tolgono tutte le sanzioni ai danni dell’Iran e “scongelano” i fondi della Repubblica islamica detenuti all’estero (si parla di 25/100 mld €). Lo so, la forbice è parecchio ampia, ma nessuno sembra saperlo con precisione. In ogni caso, vista la drammatica situazione finanziaria della Repubblica islamica (roba talmente grave da fare sembrare buona persino la situazione della Francia pre rivoluzionaria), agli iraniani ora va bene qualsiasi cosa.

Inoltre, e questo è uno tra i punti più controversi, sarà costituito un fondo da ben 300 mld $, per risarcire l’Iran a seguito dei danni subiti dalla guerra. Da che mondo e mondo e quindi da quando si fanno le guerre, chi vince chiede i soldi a chi perde. E chi perde è costretto a darli. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sull’esito del conflitto, questo punto chiarisce le idee anche al più irriducibile tra gli irriducibili. Tra l’altro su questo punto (ma più in generale su tutto l’accordo) ci è andata giù durissimo persino Fox News (emittente televisiva notoriamente legata alla destra americana). Secondo Fox News questo fondo da 300 mld $ sarebbe una riedizione del piano Marshall, però coi nazisti ancora alla guida della Germania. Visto ciò che scrivono dell’accordo gli amici di Trump, credo sia anche inutile riportare i commenti dei suoi detrattori.

Promesse

Anche perché da tutto questo gli Stati Uniti hanno “ottenuto” dall’Iran la “promessa” di non sviluppare il loro programma nucleare per fini bellici. Ma questa è una balla, che il regime iraniano va ripetendo da oltre 20 anni ed è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti ed Israele hanno cominciato questa scellerata guerra.

E menomale che Trump sarebbe il mago del negoziato. Il buon Donald ci ha scritto pure un libro nel 1987. Forse però è passato un po’ troppo tempo e Trump, a causa anche dell’età, ha dimenticato come si fa a negoziare.

Sabotatore seriale

Come se la situazione non fosse già abbastanza delicata, a rendere il tutto ancor più complesso c’è Israele. Netanyahu non ha preso per niente bene l’accordo (sarebbe stato sorprendente il contrario) ed ha affermato varie volte di non sentirsi assolutamente vincolato. Anche perché lui l’accordo non lo ha neppure sottoscritto (Bibi è al momento probabilmente la persona peggiore del mondo. Ma su questo punto non ci sentiamo di dargli torto). Per questo motivo lo stato ebraico continua imperterrito a bombardare il Libano, portando avanti la sua guerra contro Hezbollah. Naturalmente ciò mette in crisi tutta la tregua. Difatti per gli iraniani, l’accordo è valido se, e soltanto se, la tregua sarà estesa anche ad Israele e al Libano. Al momento però le cose stanno andando in maniera diversa, ed Israele non sembra avere nessuna voglia di fermarsi. Anche perché da quelle parti ormai si è in piena campagna elettorale e la guerra ad Hezbollah piace a molti.

I dolori del giovane Starmer

Torniamo ora nel Regno Unito. Ci eravamo lasciati, qualche settimana, fa con la pesante batosta subita dal partito alle elezioni amministrative. Naturalmente la responsabilità della sconfitta se l’era presa il primo ministro Starmer (immagino quanto possa essere difficile per noi italiani immaginare una scena simile. Un politico che ammette di aver sbagliato. Però nei paesi civili succede). La sconfitta però aveva fatto venire voglia a molti laburisti di scalare il partito, fare fuori Starmer, ormai poco tollerato persino da sua mamma e diventare così il nuovo leader ed anche il nuovo premier. Nel Regno Unito funziona così: il leader di partito che ha la maggioranza alla camera dei Comuni è automaticamente il primo ministro. Quindi la fronda dei ribelli ha passato i giorni immediatamente successivi alla sconfitta a cercare un esponente, ancora abbastanza popolare (cosa non semplice, visto come se la passa di questi tempi il partito laburista), che potesse mettere d’accordo tutti e scalzare Starmer. Dopo una rigorosa selezione, Andy Burnham, sindaco di Manchester, ha messo d’accordo tutti. Ma c’era ancora un problema…

L’elezione dello sfidante

Secondo il regolamento interno del partito laburista, per poter essere il leader del partito, bisogna essere un deputato della Camera dei Comuni. Burnham però non lo è. O almeno non lo era. Perché un suo stretto collaboratore politico, Josh Simons, ha scelto di farsi da parte, lasciare il seggio collegato al collegio di Makerfield, uno dei sobborghi di Manchester, affinché Burnham potesse candidarsi, vincere le elezioni suppletive e conquistare il tanto agognato seggio. Giovedì le cose sono andate esattamente così. Andy Burhnam ha ampliamento vinto le suppletive ed ora sfiderà Starmer.

L’attuale (forse ancora per poco, chissà) primo ministro ha offerto a Burnham un posto all’interno del suo governo (cosa piuttosto semplice, in molti stanno levando le tende, per provare a placare la sua sete di potere. Ma Burhnam, deciso ad andare fino in fondo, ha rifiutato. Ora è tutto apparecchiato per una faida all’interno del partito laburista. Partito laburista che, mentre era all’opposizione guardando i Tories devastarsi a causa di faide interne, prometteva di non fare la stessa fine. Ed invece eccoci qui…

Cara Italia

Chiudiamo infine con la politica italiana, che ci regala sempre grandi soddisfazioni. Anche durante settimane apparentemente moscette, in cui sembra non succedere niente, in realtà qualcosa succede sempre. In questa settimana a destare l’attenzione e probabilmente anche la preoccupazione del nostro presidente del consiglio o della nostra presidente del consiglio (dopo quattro anni di governo non ho ancora capito) non è tanto la tenuta del suo partito, fratelli d’Italia, quanto la tenuta dei due alleati della coalizione quindi Forza Italia e la Lega. Entrambi i partiti sono presi da pesanti diatribe interne legate soprattutto alle legnate provenienti dal “nuovo” fenomeno della politica italiana, Roberto Vannacci. ln settimana, almeno secondo i sondaggi, Futuro Nazionale avrebbe raggiunto e superato la lega del capitano Matteo Salvini, ed ora comincerebbe ad incalzare Forza Italia.

I sondaggi sono solo sondaggi, quindi non rispecchiano la realtà. Però oggi, ed ancora di più tra qualche mese, sono importantissimi. Fino al prossimo anno infatti in Italia non si terranno elezioni (vi vedo sorridere da qui). Quindi i partiti dovranno affidarsi completamente ai sondaggi per organizzare la campagna elettorale, scegliere temi, alleanze e programmi, proprio perché non essendoci elezioni, non vi sarà nessun tipo di riscontro con la realtà.

Coalizione cercasi

Parlando di partiti in crisi non possiamo non parlare della lega di capitan Salvini, in cui tutto si muove perché, almeno al momento, nulla si muova. In sostanza Salvini continua a prendere tempo e a cercare alternative ad un suo commissariamento, sempre più inevitabile vista la crisi di consenso. Anche a sinistra succedono cose. In settimana è saltata fuori una foto con 4 leader del cosiddetto campo largo. Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Naturalmente oltre ai due leocorni, mancava anche Matteo Renzi e questa mancanza ha attirato l’attenzione un po’ di tutti a partire dallo stesso Matteo Renzi. L’ex primo ministro non si è lasciato scappare l’occasione di commentare la foto. Secondo lui quel tipo di coalizione è un po’ troppo a sinistra e così rimanendo perderebbero sicuramente. Per lui le elezioni si vincono sempre includendo il centro, cioè sempre lui. Alcuni esponenti del Movimento 5 stelle però la pensano in maniera diversa. Secondo loro Renzi è uno che le elezioni te le fa perdere. Quindi meglio andare senza. Anche perché, si sa, Matteo è un personaggio divisivo. In questi anni non si è fatto molti amici, ed oggi, probabilmente ha più nemici a sinistra che a destra.

In ogni caso i nostri rappresentanti politici avranno modo e soprattutto tempo per definire strategie e coalizioni. La legge elettorale, partita a razzo, sembra essersi già arenata per via di alcuni dubbi proprio da chi la legge elettorale l’ha proposta e cioè il centro-destra e nello specifico fratelli d’Italia.

Pesci in faccia

Infine qualche parola su ciò che è successo tra venerdì e sabato tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Ecco in realtà molte delle cose successe non sono sorprendenti e non ci sorprendono. Trump è un provocatore, è imprevedibile e spesso agisce in maniera inspiegabile. Questo lo sappiamo noi, ormai da molti anni, e lo sa anche Meloni. Forse la sola cosa su cui vale la pena riflettere di questa grottesca vicenda è la politica estera voluta da Meloni in questi anni. Lei ha sempre tenuto il famoso piede in due scarpe. Un po’ con gli europei, ma molto amica di Trump (o a questo punto finta amica). Ecco dopo 4 anni di governo, ed un finale simile, possiamo dire pacificamente che non ha funzionato. Meglio provare con qualcosa di diverso.

Settimana buona: Tra Trump e Meloni sta finendo a pesci in faccia
Tra Trump e Meloni sta finendo a pesci in faccia

Altre notizie della settimana

Domenica in Svizzera si è tenuto il referendum per limitare la popolazione del paese. Alla fine hanno vinto i no, ma che spavento. Una nuova legge nel Regno Unito impedisce l’utilizzo dei social media ai minori di 16 anni.

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