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Trump contro Dario Amodei e Sam Altman: dobbiamo fidarci dei colossi della AI?

Attraverso una telefonata inattesa durante una conferenza del CEO di Nvidia, Donald Trump ha lanciato un attacco diretto nei confronti dei magnati della AI, Dario Amodei e Sam Altman. Cerchiamo qui di comprendere le implicazioni di questo scontro, ed il significato delle allarmanti affermazioni di Amodei, Altman e Elon Musk.

Se telefonando…

Vi dico che è tutta una bufala. I data center sono fantastici: rendono le persone ricche, e rendono ricchi anche gli stati. L’AI è più grande di Internet. Queste persone stanno facendo il gioco della Cina, ma non permetteremo che questo accada.

— Donald Trump

Non è tanto facile figurarsi lo stupore – o forse per alcuni più sgomento che stupore – che avrà colto gli investitori presenti alla All-In Summit di Los Angeles lo scorso 14 settembre, quando, durante un intervento del CEO di Nvidia Jensen Huang, quest’ultimo riceve una chiamata improvvisa da niente di meno che Donald Trump in persona. Il presidente USA, di fatto, ha cercato di convincere gli investitori della Silicon Valley sulla bontà degli investimenti nel campo dell’AI e non poteva che farlo con le proprie, abituali, eclatanti maniere. Così, da un telefono in vivavoce affiancato al microfono dallo stesso Huang, il tycoon afferma «i data center sono fantastici», e ciò perché «rendono le persone ricche». Quasi a voler decretare quale sia l’unico parametro per valutare la “fantasticità” di questi irrimediabili ecomostri.

Trump Amodei Altman: Donald Trump e Jensen Huang

L’intento è chiaro: allontanare i timori riguardanti un settore economico – quello dell’intelligenza artificiale, assieme ai processori che ne alimentano le operazioni – ad oggi particolarmente strategico, ma le cui sorti sono state, tutte d’un tratto, adombrate da recenti dichiarazioni rilasciate dagli stessi fautori della rivoluzione AI. 

In ogni caso, nonostante l’illustre telefonata, e richiamando qui i nostri dubbi iniziali, c’è da immaginarsi che Huang sia stato colto da un grandissimo sgomento nell’apprendere, in prossimità della conferenza, dell’apertura della borsa in forte ribasso per i titoli dei produttori dei chip, tra i quali Nvidia primeggia.

Un messaggio dalla frontiera

In quel breve quanto incendiario intervento, Donald Trump non ha esitato neanche a bollare (pur senza nominarli direttamente) le ultime mosse di Musk, Altman e Dario Amodei come un favore alla Cina. Ma, nel dettaglio, quali sono le preoccupazioni avanzate dai tre dirigenti? Poniamo adesso alcune considerazioni al riguardo:

Se maneggiata con cura, l’AI può essere l’ultima di una lunga serie di miracoli tecnologici che hanno elevato e nobilitato l’umanità. Ma come molte tecnologie che l’hanno preceduta, l’AI porta con sé dei rischi, e poiché è una tecnologia così potente, questi rischi sono seri. Includono la possibilità di perdere il controllo dei sistemi, il loro uso improprio per attacchi informatici e bioterrorismo, e una seria disgregazione economica. Una corsa al ribasso, spinta da incentivi commerciali, può rendere questi pericoli ancora più acuti.

— Dario Amodei

Lo scorso 12 settembre il co-fondatore ed attuale CEO di Anthropic ha pubblicato un lungo articolo intitolato We Must Pace the Frontier, in cui riponeva al centro di una lunga trattazione le sue remore sugli sviluppi futuri dell’AI, e le ripercussioni che questa potrebbe avere sulla società civile.

Secondo Amodei, difatti, «è necessario rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di AI» e ciò per sventare il rischio che tali sistemi si perfezionino autonomamente, in maniera incontrollata, e ad un ritmo insostenibile per i differenti ordinamenti legislativi. Già oggi, questi ultimi sono messi a dura prova da modelli linguistici in grado di svolgere mansioni di ogni genere, generando crescenti pressioni sul mercato del lavoro e sulla tenuta delle piattaforme democratiche ad ogni livello. Per far fronte a questi pericoli, Amodei propone un piano sviluppato su tre punti:

  1. Includere revisori esterni dentro i laboratori dove operano i dipendenti, con la libertà di pubblicare report su quanto osservano senza influenze interne.
  2. Il coordinamento tra le aziende operanti nelle democrazie occidentali su standard comuni e limiti alla velocità di aggiornamento dei sistemi, e auspicando, in tal senso, un’iniziativa da parte di Washington.
  3. La stipulazione di accordi con i competitor internazionali, come la Cina, tra il divieto di usare la AI per armi biologiche ed un tetto alla velocità di produzione dei nuovi modelli.

I dubbi che sorgono

Il mondo merita la certezza che le aziende americane che sviluppano un’AI sempre più capace agiranno in modo responsabile, specialmente ora che la traiettoria del progresso si è fatta più ripida. Ogni laboratorio di frontiera deve mantenere questo impegno, e non c’è motivo per cui qualcuno di noi debba presentarsi al lavoro se non possiamo farlo.

— Sam Altman

Non si è fatto attendere l’allineamento alla tesi di Amodei da parte di Sam Altman ed Elon Musk – rispettivamente al timone di ChatGPT e Grok – con il primo ad esprimere la propria posizione in un lungo post su X, il secondo attraverso una concisa risposta al saggio pubblicata sullo stesso social: «Dario ha ragione».

Trump Amodei Musk: Dario Amodei

Eppure una tale convergenza di idee tra personalità così distanti quanto competitive non ha potuto che alimentare i sospetti sulla buona fede degli allarmi lanciati. Infatti, da un lato un rallentamento degli aggiornamenti dei prossimi modelli, proclamato come necessario, allenterebbe la pressione posta dagli investitori, le cui aspettative, stando al parere di numerosi economisti, avrebbero gonfiato una bolla attorno alle aziende AI pronta a scoppiare; dall’altro, un irrigidimento della normativa internazionale sulle AI potrebbe alzare delle barriere in entrata per un mercato già dominato da pochi potentissimi interpreti.

Una nuova era

È in questo contesto che bisogna intendere la riluttanza di Trump a frenare lo sviluppo di una tecnologia cruciale negli attuali equilibri geopolitici. Perfino dal suo campo da golf di Doonbeg, in Irlanda, il presidente USA ha dichiarato:

Guardate, stiamo battendo la Cina sull’IA… e, francamente, voglio che resti così, perché chi vince sull’IA, vince.

Nel rispetto della sua consueta linea di saturazione dei canali informativi, il giorno dopo ha proseguito a lanciare frecciate nei confronti di Amodei, oltre alla già citata chiamata sul palco di Los Angeles. E di tutto questo rumore, ad ogni modo, non ci resta che la certezza di stare assistendo all’inizio di una nuova era, molto strana, in cui l’AI minaccia risvolti imprevedibili, i colossi privati reclamano limitazioni al proprio settore, e lo Stato declina brutalmente l’invito. Insomma, vette inarrivabili di paradossale liberismo.

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