La BBC è stata improvvisamente sconvolta da uno scandalo su scala globale, e chi poteva esserne attore protagonista se non Donald Trump? Il Golden Man, in questa occasione, interpreta il ruolo inedito di paladino dell’informazione. E già fa ridere così…
L’attentato al “bellissimo” discorso di Trump
Sto scrollando tra le notizie del momento quando, nel mio feed, mi imbatto in un video abbastanza interessante. C’è Trump, che si sfoga ai microfoni di Fox News:
Hanno cambiato il mio discorso del 6 gennaio [del 2021, ndr], che era un bellissimo discorso, un discorso molto calmo, e l’hanno fatto sembrare radicale. L’hanno cambiato. Quello che hanno fatto è stato piuttosto incredibile.
Certo, il monologo che ha preceduto l’attacco a Capitol Hill magari non sarà stato questo “bellissimo” discorso a livello del «I have a dream…» di Luther King, però l’accusa lanciata dal Presidente degli Stati Uniti è una ed è chiara: cioè che la BBC abbia montato scorrettamente parti diverse del discorso, a tal punto da distorcerne il significato irrimediabilmente.
Il Telegraph scatena la bufera
Marceremo al Campidoglio ed io sarò con voi, e combatteremo, combatteremo come l’inferno.
Queste le parole che, il 28 ottobre 2024 – all’indomani delle elezioni americane –, hanno ascoltato gli spettatori di Panorama–Trump: A Second Chance? Il programma, però, sarebbe colpevole di averne alterato la sostanza, legando due frasi pronunciate separatamente, a distanza di 54 minuti l’una dall’altra.
Il caso è stato portato alla ribalta dalla testata conservatrice The Daily Telegraph. Questa ha reso noto un documento interno redatto da Michael Prescott, ex-consulente per le linee guide e i standard editoriali della BBC. Il rapporto in questione, difatti, oltre al suddetto errore di montaggio, evidenziava ulteriori inesattezze e criticità del servizio di informazione dell’emittente britannica: citando l’approccio con cui è stato affrontato il conflitto israelo-palestinese (secondo Prescott troppo poco avverso ad Hamas), oppure l’influenza, apparentemente eccessiva, esercitata dalla sezione lgbtq+ di BBC News.
Il solito furore di Re Donald
E quale migliore opportunità poteva ottenere il Presidente per riversarsi contro l’establishment dei “fake media“? Donald Trump, da subito, si è dimostrato spietato, dichiarandosi ancor più amareggiato dal fatto che la grande infamia provenisse dall’alleato numero uno degli USA, e minacciando di avviare una causa da un miliardo di dollari (860 milioni di euro) qualora non gli fossero state recapitate delle scuse ufficiali ed un risarcimento per il danno arrecato entro pochi giorni.
Nel frattempo, un terremoto senza precedenti stava già scuotendo i piani alti della BBC, causando le dimissioni del direttore generale Tim Davie e della responsabile Deborah Turness, mentre da ogni parte tuonavano critiche in merito alla struttura ed alla gestione dell’azienda.
La trappola tesa da Robbie Gibb
D’altro canto, The Observer, storica testata progressista, ha sottolineato che, dietro alle dimissioni di Turness e Davie, si profilerebbe una grave ingerenza politica, atta ad ostacolare l’attività dei giornalisti della BBC ed a compromettere la sua immagine agli occhi dell’opinione pubblica.
L’artefice di quest’operazione sarebbe Robbie Gibb, dirigente di nomina politica eletto al Cda durante il governo Boris Johnson, ed il quale avrebbe promesso di “far saltare in aria” l’emittente qualora non fosse riuscito ad imporre le sue volontà. Egli avrebbe, inoltre, rallentato la pubblicazione di un comunicato, attraverso cui la BBC intendeva scusarsi dell’errore – prima che la situazione fosse precipitata.
Il giornalismo a rischio (?)
Si delinea, dunque, uno scenario inedito e pericoloso per l’indipendenza della principale emittente nazionale britannica. E ciò accade in un momento cruciale, laddove il governo Starmer è al lavoro per la revisione dello statuto della tv pubblica, in scadenza nel 2027.
Dalla Casa Bianca, la redazione è stata accusata di essere una macchina propagandistica di sinistra, colpevole di aver tentato di manipolare le elezioni presidenziali di novembre 2024. Da Tel Aviv, ancora, giunge l’incriminazione «di aver diffuso per troppo tempo disinformazione, la quale ha alimentato l’antisemitismo e l’estremismo». In questo clima di delegittimazione istituzionalizzata dell’autorevole testata, Il Corriere della Sera definisce i caratteri di quella che appare come «una battaglia per l’egemonia culturale» che vedrebbe contrapposto l’universo culturale liberal-progressista (quindi la BBC, The Guardian e gli ambienti accademici) all’establishment conservatore (per cui parteggia The Telegraph, The Daily Mail ed i think tank tatcheriani).
…e (non) vissero tutti felici e contenti
Venerdì 14 novembre, rispettando i limiti della deadline imposta dal tycoon, il presidente della BBC, Samir Shah, ha firmato delle scuse ufficiali da parte dell’azienda:
Riconosciamo che il nostro montaggio ha involontariamente creato l’impressione che stessimo mostrando un’unica sessione continua del discorso, piuttosto che estratti da parti diverse di esso, e che ciò abbia dato l’apparenza errata che il presidente Trump avesse fatto un appello diretto per l’azione violenta.
La compagnia ha, però, respinto la richiesta di risarcimento, evidenziando come la puntata incriminata fosse visibile esclusivamente entro i confini del Regno Unito e che, in ogni caso, l’equivoco non fosse stato compiuto in malafede, necessitando la contestualizzazione in un programma che ha visto anche voci a favore del presidente americano.
Finisce qui? Ovviamente… no. L’imprenditore newyorkese ha comunicato, all’indomani della lettera di scuse, l’intenzione di procedere legalmente con una richiesta che si aggirerà tra 1 e 5 miliardi di dollari. Del resto, parliamo di spiccioli, no?

