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Emanuela Orlandi e il fascicolo vuoto: com’è possibile?

Il caso Emanuela Orlandi purtroppo non smette di infittirsi di problemi. Sembra che ogni tentativo di far luce sull’accaduto in realtà riesca solo ed esclusivamente a far cadere tutti in un baratro. È di nuovo giallo per la famiglia Orlandi.

La denuncia del senatore De Priamo

A denunciare è Andrea De Priamo, presidente della commissione sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori (scomparsa il 7 maggio del 1983 a Roma). Ancora non è chiaro se i due casi d’improvvisa scomparsa abbiano una matrice comune, l’idea che siano collegati sembra essere abbandonata dai più proprio negli ultimi anni.

Andrea De Priamo

Com’è accaduto questo ritrovamento? Beh che tu ci creda o no, le dichiarazioni affermano che si tratta di un ritrovamento assolutamente fortuito. Possiamo continuare a preservare dubbi su quanto affermato, come sul fatto che sia impossibile che dei documenti di rilevanza così assoluta scompaiano così, da un momento all’altro. Forse siamo strani noi, ma voi avete mai visto documenti con i piedi? E con le ali?

L’autore del ritrovamento è uno di noi praticamente, solo con più carriera. Il suo nome è Gian Paolo Pelizzaro ed è tra le tante cose un giornalista, un ricercatore ed un consulente della Commissione d’inchiesta sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

Tutti ringraziano Simona Greco, ma che ha fatto?

Si tratta della responsabile della Sala Raccolte speciali (proprio come i nostri documenti). Il suo merito è stato ricostruire e fare luce (almeno) sul viaggio di questi documenti. Il Viminale circa 8 anni fa ha inviato i documenti dopo la direttiva Renzi sulla desecretazione delle stragi. Si tratta di roba seria, nel faldone ci sarebbero stati anche i documenti top secret della Divisione Affari Riservati e dell’Ucigos.

Quanto resta di un librone presumibilmente pieno di segreti preziosi? Dopo il primo foglio intitolato «Scomparsa Emanuela Orlandi» altri tre fogli, con niente di nuovo al loro interno.

E allora ci chiediamo

E allora, dopo un’odissea iniziata ben 42 anni fa e non ancora terminata, ci chiediamo quanto ancora dobbiamo attendere. Ci chiediamo quale giustizia dobbiamo invocare, ed i più scettici si chiedono ancora, quale Dio bisogna pregare per saperne qualcosa in più. Possibile che uno degli Stati (quello del nostro caro amato Vaticano) più potenti al mondo, non è riuscito a fare luce sulla vicenda?

Ci chiediamo quanto ancora debba soffrire e lottare il fratello della giovane, Pietro. Che fin da subito si è fatto carico di una campagna di ricerca ed indagine, oggi, dopo 42 anni, non ancora conclusa. Ci chiediamo come sia possibile che una giovane ragazza, che alla vita aveva presumibilmente ancora molto da dire e da dare, scompaia così, come se su questo pianeta terra non fosse mai passata.

E ci chiediamo, quanto il Vaticano si sia impegnato nella ricerca di una soluzione a questo brutto rebus. E quanto la loro scarsa attenzione possa essere frutto di un’implicazione nella vicenda. Restiamo tutti, dopo 42 anni, ancora appesi a delle domande; preoccupati ed arrabbiati, perché Emanuela sarebbe potuta essere nostra figlia, una nostra sorella.

Pietro Orlandi, fratello maggiore di Emanuela

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