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Guerra in Congo: cosa sta accadendo

Distratti dalle nuove rivelazioni di Corona sugli ex Ferragnez e dai duetti di Sanremo, molti si saranno persi i soliti noiosi eventi in corso nel tranquillo Congo; non disperate, noi siamo qui per questo!

Partiamo dagli eventi

Lunedì il gruppo di combattenti ribelli noto col nome di M23 ha annunciato d’aver preso Goma, importante città congolese nel nord Kivu. Il governo ha inizialmente negato la perdita della città (è proprio brutto dover ammettere che il proprio mal armato e poco motivato esercito è stato sonoramente battuto da un gruppo di ribelli), ma quando i ribelli si sono fatti vedere per le strade della città, era impossibile continuare a negare l’evidenza; allora il governo congolese ha parlato di “dichiarazione di guerra” ed ha dato la colpa di questa nuova offensiva al vicino Ruanda.

Perchè il Ruanda

Secondo le istituzioni congolesi (in verità confermato anche dalle Nazioni Unite, dagli Stati Uniti ed anche dai due leocorni) il gruppo M23 sarebbe pesantemente aiutato dal Ruanda, guidato dal 1994 sempre dal Presidente Kagame. L’interesse del Ruanda per il nord Kivu viene da lontano: agli inizi degli anni 90′ Hutu e Tutsi in Ruanda si massacrarono a colpi d’ascia (vicenda raccontata splendidamente dal film Hotel Ruanda, che vi consiglio di guardare), fin quando i Tutsi prevalsero sugli Hutu, che in massa fuggirono verso il Congo.

Allora in Ruanda si formarono delle milizie Tutsi intenzionate a difendere i Tutsi congolesi dagli Hutu, scappati dal Ruanda (per la serie “nessun rancore”). Non è mia intenzione mettere in discussione le “buone” intenzioni delle milizie Tutsi (come il gruppo armato M23), sta di fatto però che anno dopo anno l’attenzione delle milizie ruandesi si è progressivamente spostata verso le risorse presenti nella regione del nord Kivu (soprattutto il coltan, minerale necessario per costruire lo smartphone da cui state leggendo l’articolo), abbandonando il sacro compito di difendere i Tutsi congolesi.

Quindi come va a finire in Congo?

Potrete immaginare facilmente che non è la prima volta che accade una cosa simile: già nel 2012 sempre lo stesso gruppo di ribelli aveva preso Goma; però dopo qualche giorno si ritirò a causa della pressione esercitata da Obama, che minacciò di togliere i viveri al Ruanda. Questa volta però Kagame è decisamente più attrezzato: difatti negli ultimi anni il Ruanda è rientrato nella comunità internazionale e grazie ad un rapido sviluppo economico si è reso sempre più indipendente dagli aiuti internazionali; quindi non c’è molto con cui minacciare Kagame, intenzionato a proseguire per la sua strada, a prendersi il ricco nord Kivu, (che è anche un cruciale snodo commerciale per l’intera regione), per poi arrivare sino alla capitale del paese, Kinshasa.

In tutto questo i civili?

Inutile dire che per i civili sono settimane molto complicate. Oltre ai prevedibili disservizi (come la mancanza d’acqua) già mezzo milione di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case dall’inizio dell’offensiva, mentre i combattimenti per la conquista di Goma hanno causato oltre 700 morti e quasi 3 mila feriti (dati delle Nazioni Unite). Infine 13 morti sono stati registrati anche tra i corpi di peacekeeping presenti nella regione per la solita inutile missione Onu (Monusco).

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