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Una tregua per l’Ucraina: forse ce l’abbiamo fatta

In uno slancio d’ottimismo, Trump aveva promesso di porre fine alla guerra Ucraina in 24 ore. Quanto ottenuto fino ad adesso per l’Ucraina è una tregua. Evidentemente le cose stanno andando in maniera diversa, ma non si può dire però che Donald si stia risparmiando. Le sta provando davvero tutte: prima le minacce, sia all’Ucraina che alla Russia; poi le lusinghe a Putin, quindi l’imboscata a Zelensky, poi l’interruzione delle forniture militari all’Ucraina. Ed infine (e forse a sto punto ci si poteva arrivare anche prima) le trattative diplomatiche.

Mike Waltz Marco Rubio Andriy Yermak, Andriy Sybiha e Rustem Umerov
Da sinistra verso destra: i negoziatori americani Mike Waltz e Marco Rubio e quelli ucraini Andriy Yermak, Andriy Sybiha e Rustem Umerov

Ieri a Jedda la delegazione americana, capitanata dal Segretario di Stato Marco Rubio e quella Ucraina, guidata da Yermak (per Zelensky una sorta di “santone”, chiamato anche il “cardinale verde”), dopo una lunga riunione (durata quasi quanto un tipico pranzo domenicale “napoletano”), hanno finalmente raggiunto un accordo. L’Ucraina si è detta disponibile ad una tregua di 30 giorni con la Russia; gli Stati in cambio Uniti torneranno a fornire armi a Kiev.

Marco Rubio ha salutato l’accordo con un improbabile slancio umanitario:

Every day that goes by, this war continues, people die, people are bombed, people are hurt on both sides of this conflict…

Forse il Segretario di Stato Americano, pronunciando queste parole, si vedeva già a Stoccolma a ritirare il premio Nobel; in verità però la realtà è decisamente più complessa (e meno piacevole).

All’Ucraina la tregua serve come il pane

Partiamo dagli aggrediti. All’Ucraina una tregua serve come il pane. Grazie ad essa gli stremati soldati avrebbero la possibilità di riposare un po’, e di riorganizzare le difese, magari rafforzando le trincee sul fronte. Inoltre, grazie alla tregua, Zelensky potrebbe avere ancora una piccola possibilità di tenere Kursk (ormai quasi accerchiata dai russi). Infine l’accordo con gli Stati Uniti (anche se non dovesse portare alla tregua) comunque darà altro tempo a Zelensky (ormai consapevole di non potersi più fidare degli americani) per trovare nuovi alleati e nuove risorse.

Per l’aggressore, la Russia (sempre bene ricordarlo, dato che si tende spesso a tralasciare questo che non è un dettaglio) le cose sono differenti. Infatti da qualche mese Putin sta attaccando violentemente l’Ucraina, cercando di guadagnare più terreno possibile, per partire da una posizione di vantaggio al tavolo negoziale. Dare 30 giorni di pausa all’Ucraina sarebbe controproducente per la sua tattica. Insomma quella di ieri era la parte “facile”; il difficile sarà fare accettare una tregua a Putin. A meno che… tutto ciò non sia soltanto una recita.

A meno che non sia stato tutto già deciso, senza l’Ucraina. A meno che Trump non abbia già promesso a Putin tutto ciò che vuole (l’annessione dei territori occupati e l’Ucraina che si deve scordare la Nato). A meno che per ottenere una tregua (per arrivare poi alla pace) l’Ucraina non sia costretta ad arrendersi.

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