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INTERVISTA. Chi è Fiorebecca?

Tra un balletto e la centesima pellicola di New Martina su TikTok potrebbe esservi apparso anche altro. Sì parliamo dei video della romantica Fiorebecca, che vanta di ben oltre centomila seguaci parlando solo d’amore e ovviamente di letteratura. Ma chi è Fiorebecca? L’unica superstite del vecchio mondo dei romantici? O una comune mortale? Per scoprirlo abbiamo deciso di fare due chiacchiere proprio con lei…

Parlaci un po’ di te, di dove sei, cosa fai nella vita e qual è stato il tuo percorso di studi?

«Ho 22 anni, quasi 23 — vorrei non pensarci — perché dopo i vent’anni percepisci che c’è una soglia diversa. Ho conseguito una triennale in Lettere con indirizzo editoriale e adesso frequento Italianistica in magistrale, contemporaneamente ho iniziato ad insegnare a scuola sloveno, storia e geografia. Facevo molte più cose un tempo, disegnavo, facevo corsi di teatro, poi col tempo ho iniziato a selezionare le cose che più mi piacciono e soprattutto impari il significato della “rinuncia”».

“Con i piedi per terra e gli occhi sulle stelle” è la tua bio di TikTok, cosa significa per te?

«A casa mi sono spesso sentita dire “stai coi piedi per terra”, tant’è che ho iniziato a lavorare (massimo esempio di concretezza per la generazione cui appartengono i nostri genitori) e seppure la mia educazione è merito dei miei genitori, altro lo devo all’essere cresciuta “a pane e Disney”: sono sempre rivolta verso il cielo, guardo sempre verso l’alto. Ho un rapporto con la realtà un po’ distorto, tendo a cercare cose anche dove non ci sono, spesso le costruisco io e riesco a trovare anche la bellezza in tutto questo. Ovviamente quando si perde l’equilibrio è un rischio, i castelli che costruisci con la tua mente possono diventare una minaccia in primis per te stesso, però credo che le persone che hanno fatto grandi cose sono persone che guardavano le stelle».

Com’è nato il primo video pubblicato su TikTok?

«È stato un video in cui piangevo per un ragazzo. Quando mi sento giù, mi registro pensando ad un momento futuro in cui guardandomi io possa notare dei progressi. Era un contenuto nato in privato, ma riguardandolo mi sono detta “magari può aiutare qualcuno” e da lì a due settimane ho trovato messaggi di conforto e persone che avevano vissuto un’esperienza simile. Mi sono sentita riempita di tutto quell’amore di cui ero stata privata. Ho capito che era il momento di fare un tentativo, parlare di letteratura e d’amore»

Stai leggendo in questo periodo?

«Ho appena iniziato il “Mestiere di vivere” di Pavese. È un diario che spesso immagina un interlocutore, quasi come fossero delle lettere. Gli epistolari mi piacciono tantissimo, credo che sia la forma letteraria più nobile. Quando si scrive lo si fa in primis per sé stessi, l’epistola è al contempo dedicata a qualcun altro, si tratta di un duplice lavoro che per me è esemplare».

Qual è stato il libro invece che ha cambiato il tuo modo di vedere le cose?

«Il libro si intitola “Le confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo”, c’è una parte di questo libro che ritengo essere uno dei pezzi più rilevanti della letteratura italiana e mondiale. L’autore si sofferma su una coppia, Leopardo e la Doretta, e lì apre una riflessione sull’amore in generale: nessuno ha la pretesa di paragonarsi a Dante dal punto di vista letterario, ma tutti hanno il coraggio di paragonarsi a lui dal punto di vista sentimentale. Allora dovremmo fermarci e chiederci: bramo un amore che sia così alto, ma io in primis sono in grado di meritarlo? E di offrirlo? Questa cosa mi ha aiutato tanto nel comprendere che c’è chi ama a modo proprio e poco serve pretendere qualcosa che l’altro non sa di poterti dare o non è capace di dare».

Ti senti parte di quel ritratto ribelle che si usa fare della gioventù attuale? E se c’è un moto di ribellione è possibile secondo te incanalarlo in un senso produttivo e artistico?

«Sì, mi sento figlia di quest’epoca e parte di questa generazione. Mi sento una perfetta via di mezzo tra la generazione contemporanea cui è richiesto di tirar fuori una voce, sognare, andare a cercare cose che un tempo si davano per scontate; dall’altra mi concedo di fermarmi, ricordarmi da dove sono venuta, chi mi ha cresciuto e i valori fondativi di ogni essere umano. Viviamo in un’epoca in cui le certezze non esistono, siamo persi e forse anche per questo siamo alla continua ricerca di affetti da persone che non possono darceli. È una strada dura ma ce la mettiamo tutta».

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