La tregua a Gaza, lo psicodramma francese, la guerra commerciale Usa-Cina e le piccole questioni del nostro paese. Anche in questa settimana ne sono successe di cose. Per non perdersi niente, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.
Tregua a Gaza
Dopo due anni di guerra feroce, il silenzio cala su Gaza. Finalmente. Da venerdì scorso Israele ha interrotto i bombardamenti sulla striscia e sta lasciando entrare gli aiuti umanitari. I palestinesi stanno rientrando nelle loro case (che in molti casi non troveranno). La tregua è iniziata. Ciò non vuol dire che da ora in poi tutto andrà bene. Anzi. Questa era la parte “facile” dell’ambizioso piano di pace di Trump.
Ora viene il difficile, e tante cose potranno andare male. Nel frattempo però giù il cappello dinanzi a Trump. In pochi ci credevano, ed invece lui è riuscito in quello in cui, in molti prima di lui, hanno fallito. Donald ha ripreso il piano Biden, riuscendo però a convincere Netanyahu a rispettarlo. E non è poco. Insomma un Nobel per la pace ora lo meriterebbe per davvero. Certo i modi lasciano sempre perplessi, però sembrano efficaci. Tornando a Gaza, adesso è pressoché impossibile scrivere cosa accadrà nei prossimi giorni. I punti di domanda sono tanti e forse neppure una palla di vetro di alta qualità sarebbe in grado di prevedere i prossimi eventi. Abbiamo già visto tregue ed accordi e sono sempre naufragati. Anche questo potrebbe seguire lo stesso destino. Quindi ogni giorno di tregua è una vittoria.

Francia, tregua e…premier cercasi

Dopo aver subito per mesi l’umiliante paragone con gli italiani, i francesi, arroganti come sono, hanno deciso di “mettersi sopra”. E dopo aver cambiato 5 primi ministri in poco più di un anno, ora stanno dando vita ad un vero psicodramma o… circo. Lascio a voi la scelta. Torniamo ai fatti. Eravamo rimasti a Macron che nominava Lecornu Premier, dopo la caduta del governo Bayrou. Agli inizi di ottobre il nostro nuovo eroe aveva formato un nuovo governo, molto (col senno di poi troppo) simile al governo precedente, ed era andato poi alla ricerca di un accordo con gli altri partiti, per garantire il sostegno a questa nuova (vecchia) creatura macroniana.
Lecornu, nonostante la promessa di abolire molte delle misure “lacrime e sangue”, che avevano condannato ad una prematura dipartita il governo Bayrou, si accorge rapidamente dell’impossibilità di convincere socialisti e repubblicani a dare la fiducia al suo governo. Allora molla, e lunedì scorso rassegna le dimissioni.
Salvate il soldato Macron
Macron le accetta, forse. Sì perché Macron, ormai in pieno stato confusionale, prima le accetta, poi dice di aspettare fino a mercoledì per un ultimo tentativo. Mercoledì finalmente le accetta, ma venerdì, con un imprevedibile giocata, rinomina sempre Lecornu Primo Ministro. In questo modo Lecornu diventa successore di se stesso. Incredibile. Vi avevo detto che i francesi volevano fare le cose “meglio” degli italiani, ed in effetti neppure noi siamo mai arrivati a tanto. Lecornu ha accettato il nuovo/vecchio incarico, promettendo una legge di bilancio entro la fine dell’anno. Ma in tutta onestà non vedo come/perché questa volta le cose dovrebbero andare in maniera diversa. Speriamo che lo sappia Macron, ma non ne sarei tanto sicuro….
Altre notizie della settimana
Usa e Cina di nuovo ai ferri corti
Finisce la tregua tra Usa e Cina e riesplode la guerra commerciale. Dopo che la Cina, venerdì scorso, ha introdotto nuovi limiti alle esportazioni di terre rare, Trump, con i suoi soliti modi diplomatici, ha minacciato l’introduzione di dazi al 100% sulle merci cinesi già dal primo novembre. Ha poi detto che non vuole più parlare con Xi, perché tanto non serve a niente. Subito dopo, come spesso accade, si è rimangiato quasi tutto. I dazi forse, ma con Xi parliamo. Insomma il singolar tenzone tra le due super potenze prosegue, e speriamo che rimanga sempre su questioni commerciali.
Nuova sconfitta per il campo largo
La serie di sconfitte della premiata ditta Pd-M5S non conosce tregua. Dopo le Marche, il campo largo perde, molto male, anche in Calabria. Certo aver presentato come candidato alla Presidenza della regione Calabria l’eroe del reddito di cittadinanza, Tridico, che però vive ed ha la residenza a Roma sicuramente non ha aiutato. Come molte delle scelte fatte dalla segreteria del PD negli ultimi mesi. Giorgia Meloni, dal canto suo, continua a vincere e ringrazia.
La settimana dei Nobel
Questa è stata la settimana dei premi Nobel. Come spesso accade, gli americani hanno vinto molto, ma per quello più “atteso” (il Nobel per la pace a Trump) c’è ancora da sperare ed aspettare. Il premio infatti è stato vinto da Maria Corina Machado, l’eroe che da anni si batte contro il regime comunista di Chavez/Maduro. Ma per Trump rimaniamo fiduciosi. Magari il prossimo anno sarà la volta buona.
Anche per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

