Per Trump la Gaza Riviera non è un sogno, ma una solida realtà! Qualche mese fa sul profilo Truth (il social di Trump) del Presidente degli Usa (sempre Donald Trump) era comparso un improbabile video (generato dall’intelligenza artificiale) in cui si vedeva Trump (ovviamente sempre lui), assieme al suo amico di merende, Netanyahu, spassarsela in una Gaza trasformata in una sorta di Las Vegas del Medio Oriente. Inutile mentire: nonostante la tragicità della situazione, appena visto, ci siamo messi tutti a ridere. I soli invece a non ridere erano Trump e Netanyahu. Ed oggi abbiamo capito perché.
La deportazione da Gaza
In un documento, prodotto dall’amministrazione americana e pubblicato qualche giorno fa dal Washington Post, si può leggere il piano per trasformare Gaza nella Las Vegas del Medio Oriente. Seppur ci siamo ancora molte cose da chiarire, lo sviluppo pare chiaro. Il primo step è prevedibile: la deportazione. In sostanza, per fare spazio ad alberghi e resort, bisognerà liberarsi dei 2 milioni di arabi che vivono lì (probabilmente saranno di meno, visto il genocidio che si sta consumando a Gaza). I Gazawi, disposti a levare le tende, riceverebbero 5000$, ed aiuti di vario genere per un anno. Per quelli che non vogliono andarsene, non c’è ancora un vero piano. Ci sarebbe una mezza idea. In pratica costoro sarebbero ospitati in strutture temporanee (non ben definite), per poi essere trasferiti in una delle nuove e sfavillanti città della striscia.

Una nuova Las Vegas (come se una non bastasse)
Una volta cacciati i Gazawi, ci sarebbe finalmente abbastanza spazio per resort, turisti e spiagge. A sud della striscia dovrebbero sorgere 6 città, progettate dall’intelligenza artificiale (qui c’è puzza di Musk), mentre a nord troverebbe posto un distretto industriale, intitolato a Musk (probabilmente il progetto risale a prima della scissione Trump-Musk). Gli Stati Uniti manterrebbero il controllo di Gaza per 10 anni (praticamente una colonia). In seguito la striscia verrebbe ceduta ad una non ben precisata entità palestinese. Auguri.

Dato che le grandi idee vengono sempre dalle stesse grandi menti, dovete sapere che il piano è stato sviluppato dalle stesse persone che hanno creato la Gaza Humanitarian foundation, l’organizzazione che NON distribuisce cibo ed aiuti umanitari nella striscia. Visti i brillanti risultati fino ad ora ottenuti dalla Gaza Humanitarian foundation, non vediamo proprio cosa potrebbe andare storto. Se non per il fatto che svariate norme di diritto internazionale vietano il trasferimento forzato di persone. Ciò sicuramente non rappresenta un problema per Trump e Netanyahu, anche se potrebbe complicare la strada di Donald verso il Nobel per la pace. (Certo neppure la recente decisione di rinominare il ministero della difesa in ministero della guerra va nella giusta direzione. Forse per Trump il Nobel per la pace non è più una priorità.) Inoltre, ad oggi, la striscia è un cumulo di macerie. Insomma soltanto per ripulirla serviranno decine di miliardi di dollari, mentre per tirare su grattacieli e resort ne serviranno alcune centinaia. E dal piano non si riesce a capire chi metterà questi soldi.

La solida realtà
Per quanto Trump & Co. siano capaci di qualsiasi follia pur di raggiungere i loro obiettivi (tipo imporre dazi al mondo intero, utilizzando numeri a caso), il piano difficilmente vedrà la luce (ma non me la sento di escluderlo completamente). Nonostante ciò, questo splendido progetto ci da un’idea, seppur vaga, di quanto Trump e la sua amministrazione vivano al di fuori della realtà. E ciò è inquietante, perché Trump & Co. guidano il paese, di gran lunga, più forte del mondo. Ed avranno ancora molto tempo, per fare tante cose. Infatti, anche se sembrano 12 anni, in verità Trump è alla casa Bianca soltanto da 9 mesi. Mancano, quindi, ancora poco più di 3 anni alla fine del suo secondo, ed ultimo (si spera), mandato. Insomma ne vedremo delle belle e che Dio ce la mandi buona.

