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Per le scuole medie non è prevista l’educazione sessuale e all’affettività

Quando l’educazione sessuale smetterà di essere un tabù? Il tema dell’educazione sessuale non può prevedere delle scissioni, dei cambiamenti di visione a seconda del che tu sia di destra o di sinistra. Si tratta di un diritto, ma soprattutto un dovere verso le nuove generazioni. Purtroppo, la Lega non la vede proprio così.

Il nuovo e ultimo emendamento

La proposta di legge sull’educazione sessuale nelle scuole porta la firma di un nostro caro vecchio amico: il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Durante l’esame del testo in commissione Cultura della Camera, la Lega ha introdotto una vera e propria “stretta”. L’emendamento, approvato il 17 ottobre 2025, vieta l’educazione sessuale alle scuole medie. Per di più, si partirebbe col fornirla dalle scuole superiori, previa autorizzazione e consenso dei genitori che dovranno conoscere il materiale didattico e i temi affrontati. Interessante notare come l’emendamento sia frutto non solo di un’ esponente della Lega, ma anche di una donna leghista, Giorgia Latini.

I Pro Vita e Famiglia Onlus, che non la smettono mai di esultare per le cose sbagliate, sono contenti anche stavolta. Si parla di una “proposta liberale e democratica che impedisce alla politica di trasformare le scuole in sezioni di partito”. 

Pero’ a te, caro lettore, c’è qualcuno che può salvarti da eventuali buchi neri di disperazione in cui stai cadendo dopo la lettura di quest’articolo. Quel qualcuno è il Carroccio che rigetta le accuse di censura e dice che non si “vieta affatto l’educazione alla sessualità né impedisce l’accesso a informazioni corrette: si limita a escludere dalle scuole primarie e secondarie di primo grado attività didattiche che esorbitino da quanto previsto dalle indicazioni nazionali, che già includono, e anzi potenzieranno, contenuti su relazioni, empatia e rispetto”. Stiamo scherzando, ovviamente. Il buco nero c’è sempre.

Perché sarebbe necessario il consenso dei genitori?

Valditara ha la risposta pronta anche su questo punto. La validità di tale risposta è un punto su cui puoi arrovellarti tutta la notte, noi intanto ti diciamo come la pensa il ministro. In un’intervista alla Stampa, precisa che “nelle nuove Indicazioni nazionali, quelli che un tempo si chiamavano ‘programmi scolastici’, l’educazione sessuale, in senso biologico, è ampiamente prevista”, cioè “lo studio delle differenze sessuali fra maschio e femmina, per esempio, della riproduzione, del concepimento, della procreazione, della pubertà.

“Si fa anche riferimento alla necessità di conoscere i rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmissibili”.“Per evitare che i bambini affrontino tematiche complesse e potenzialmente disorientanti come quelle legate alla identità di genere. Non è facilmente comprensibile da un bimbo la teoria secondo cui accanto a un genere maschile e femminile ci sarebbero altre identità di genere che non sono né maschili né femminili”.

L’Italia ultima della classe (come sempre)

L’educazione sessuale e affettiva deve essere un pilastro per le generazioni che verranno, per provare a costruire una società migliore di quella in cui viviamo. In questo senso, verso questo obiettivo si sono già mossi, da parecchio tempo, i principali Paesi europei. La Svezia ha introdotto l’educazione sessuale come materia obbligatoria (senza consensi, senza finti bisogni di approvazione) già dal 1955. Sì, quello stesso 1955 in cui Claudette Colvin, donna nera, si rifiutò di cedere il proprio posto sull’autobus durante la Segregazione Razziale negli USA. Questa magnifica storia poi te la raccontiamo.

La scelta fu poi seguita a catena dalla Germania nel 1968, Danimarca, Finlandia e Austria nel 1970, Francia dal 1998 e anche Irlanda in tempi più recenti, nel 2023. Gli unici Paesi Europei in cui non è prevista l’educazione sessuale nelle scuole sono, insieme all’Italia: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria.

Dati alla mano

Il Pd parla di “Medioevo” rispetto alla stretta presa dai Leghisti. In questo senso, noi ci sentiamo Barberiani e non ci sembra poi così adatto questo legame tra il Medioevo e questa offesa all’istruzione che è stato quest’emendamento. Il Medioevo non è stato il periodo di oscurità che si suole dipingere, anzi. La stampa è nata nel Medioevo, basterebbe anche solo questo per confermare quanto detto!

Comunque, numeri alla mano, la situazione italiana circa le violenze di genere è sempre più grave. Ad oggi, con i dati aggiornati l’ultimo 8 ottobre 2025, la situazione dell’anno corrente è questa: 70 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 1 suicidio indotto di un ragazzo trans, 1 suicidio indotto di una persona non binaria, 1 suicidio indotto di un ragazzo, e 6 casi in fase di accertamento. A questi tristi numeri vanno aggiunti poi ben altri 62 casi di tentati femminicidi e almeno 2 casi di figlicidi, due ragazzi uccisi dal padre.

Chiaro è che un’educazione a questi temi, al rispetto della vita propria e altrui, non può che far bene. Non può e non deve essere motivo di una qualche “stretta”. Non può e non deve rispondere a ideologie politiche, ma dovrebbe piuttosto far parte di una rete indiscutibile di temi collettivi, quindi cari a tutti e uguali per tutti.

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