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X Factor fa fatica a lanciare talenti

Negli anni in cui i talent show dominavano il panorama musicale, X Factor era una garanzia: chi ci passava, quasi sicuramente, diventava qualcuno. E non serviva neanche vincere. Pensiamo a Giusy Ferreri, seconda classificata, o a Noemi, arrivata addirittura quinta. Pensiamo poi ai Maneskin, Marco Mengoni, Francesca Michielin, e la lista potrebbe essere ancora lunga.

Oggi la situazione sembra essere cambiata, e lo si vede dal percorso di molti ragazzi che, dopo aver calcato quel palco, cercano altrove le opportunità per crescere. Qualche anno fa vincere X Factor significava partecipare al Festival di Sanremo tra i Big, quest’anno troviamo Mimì, vincitrice della scorsa edizione di X Factor, in gara a Sanremo Giovani. Questa settimana si è poi parlato di Lorenzo Salvetti, finalista e quarto classificato della medesima edizione di X Factor, e del suo ingresso nella scuola di Amici di Maria De Filippi. Non è il primo caso (vedi Gaia Gozzi), ma c’è una differenza importante: non è passato neanche un anno dalla sua partecipazione a X Factor.

La domanda quindi è inevitabile: perché X Factor non lancia più i talenti come un tempo?

L’hype televisivo non è più determinante

I talent nascono in un mondo in cui per scoprire nuovi artisti dovevi sintonizzarti su un canale televisivo o ascoltare piccole realtà radiofoniche. Oggi il panorama musicale e il marketing ad esso connesso è profondamente cambiato: TikTok, Spotify e Apple Music, YouTube e i social media hanno fornito nuovi spazi di scoperta. Gli artisti emergono prima della TV, non grazie alla TV. Essere virali sui social è più importante di essere sotto ai riflettori di uno studio televisivo, e un video girato nella propria cameretta può fare numeri da capogiro al pari di un live show.

L’attenzione del pubblico è ormai frammentata, e non è raro notare che le performance eseguite nei talent show siano in realtà più guardate sui social che in TV. X Factor, in questo scenario, resta un passaggio importante per farsi notare, ma forse non è più necessario.

Se un tempo il passaggio in prima serata dava un vantaggio competitivo immediato, oggi è solo il primo passo. Per emergere davvero servono una strategia social coerente, un’identità musicale definita, contenuti costanti e virali e soprattutto la capacità di costruire una fanbase fedele. La televisione è diventata una vetrina tra molte, non più la principale.

X Factor: i cambiamenti nel programma

Negli ultimi anni X Factor ha accentuato la dimensione estetica e performativa, con uno show sempre più curato e spettacolare. Questo, però, non necessariamente favorisce un successo a lungo termine. La spinta che un tempo accompagnava i finalisti del programma oggi è molto più fragile. Una volta finito il programma, l’artista deve mantenere una visibilità costante, cercando allo stesso tempo di definire la propria identità artistica – non sempre strutturata adeguatamente nell’arco dei tre mesi – e soprattutto deve confrontarsi con un mercato saturo e competitivo.

C’è da dire, poi, che X Factor è ormai uno strumento più debole rispetto ad altri talent e reality show che sono in grado di fornire contenuti maggiori e più costanti. Si pensi ad Amici, che dura nove mesi e ci accompagna tutti i giorni con i DayTime: le esibizioni sono tante, i social ne parlano, e internet da settembre a maggio è dominato da clip e commenti sui talenti della stagione – e di quelle passate, messi a paragone con i nuovi.

Un mercato saturo

Uno dei cambiamenti più radicali nel mercato della musica riguarda la facilità con cui oggi è possibile produrre e distribuire musica. Con un computer, un microfono e un distributore digitale, un giovane artista può pubblicare i propri brani sulle stesse piattaforme che ospitano gli artisti più affermati. Non serve un contratto, basta un’idea vincente che riesca a farsi strada sui social e tra le piattaforme. E talvolta le logiche degli algoritmi hanno la meglio sulla qualità del prodotto.

Un ulteriore elemento di discrimine rispetto al passato è il fatto che adesso gli artisti che si presentano ai talent sono già pronti. Durante le prime edizioni di questi programmi ci trovavamo di fronte a cantanti impreparati, con pochi pezzi inediti e completamente amatoriali. Ora molti tra i cantanti che si presentano in TV hanno già progetti avviati, sono già stati più volte in studi di registrazione, hanno collaborato con cantanti affermati e produttori, e spesso hanno già avuto esperienze con etichette discografiche. La competizione, quindi, è più dura che mai.

Un finalista di X Factor non si confronta più solo con i colleghi del programma e i colleghi già affermati: deve emergere in mezzo a un oceano di contenuti, a volte fatti meglio, altre volte, semplicemente, più adeguati alle logiche del web.

X Factor non basta più?

Non stupisce quindi che alcuni talenti di X Factor, soprattutto quelli molto giovani, scelgano di cercare nuovi spazi altrove. 

La scelta di Mimì di partecipare a Sanremo Giovani deriva dalla volontà di crearsi un’identità artistica più definita e di scrollarsi di dosso l’etichetta del talent. In questo modo ha la possibilità di presentarsi come giovane promessa, e non come big affermata.

Amici invece offre un modello completamente diverso, che permette ai concorrenti di essere seguiti passo dopo passo nella loro crescita artistica e personale. I talenti di Amici hanno modo di farsi conoscere dal grande pubblico in vesti serie e meno serie, e il pubblico di conseguenza riesce ad affezionarsi alla persona al di là del suo progetto artistico. La scuola di Amici funziona quindi come strategia promozionale lunga mese e mesi, e non c’è da stupirsi quindi se artisti come Lorenzo Salvetti decidono di fare un tentativo in questa direzione. Per alcuni giovani artisti questo tipo di percorso può risultare più utile per consolidarsi nella nuova scena musicale.

X Factor resta un importante trampolino di lancio, ma nel nuovo contesto musicale, saturo e competitivo, non basta più per crearsi un proprio pubblico. Le strade sono tante, e talvolta è necessario percorrerne diverse.

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