Noi cittadini del mondo presente viviamo calati nel conflitto, in un mondo pieno di armi, circondati da violenza e indifferenza. Dopo la Seconda guerra mondiale e per tutta la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, l’equilibrio del terrore ha evitato lo scoppio di una guerra onnidistruttiva. Ma da pochi anni a questa parte, la corsa al riarmo è in pieno svolgimento. Di fronte a questa micidiale follia l’atteggiamento più facile da adottare sarebbe quello di far finta di niente, come se la guerra non bussasse tutti i giorni alla porta della nostra esistenza. Tutti, grandi e piccoli, dobbiamo promuovere la pace, il massimo bene, contro la guerra, il massimo male.
Pace: un mare di significati
Il primo significato che attribuiamo a questa parola è forse quello spirituale: la tradizione cristiana ci ha insegnato la pace del cuore, la pace come dono dello spirito (Gesù infatti dice ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”), ma questa è una condizione interiore degli esseri umani che non ha a che fare con la pace terrena che è, invece, assenza di guerra.
Un’altra pace di cui si parla nella tradizione biblica è la pace tra le creature, come ad esempio nella profezia di Isaia:
“il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capriolo, il vitello e i leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo della vipera.” (Isaia 11,6-8)
Questa profezia della Bibbia ebraica, annuncia il tempo in cui il Messia arriverà tra gli uomini e segnerà la la fine di questa nostra storia avviando un rinnovamento spirituale e la pace, intesa come fine della sofferenza e della sopraffazione del più forte sul più debole.
Pace politica: significato improprio
Spesso nel corso della storia, si è usata questa parola per indicare la sopraffazione dei vincitori sulle vittime (pensiamo ad esempio, alla pax romana, alla pax americana o alla pax atomica), alle quali non è concessa altra opportunità che quella di sottomettersi. In queste condizioni c’è una costante tensione: la calma è apparente, la guerra è una costante minaccia. Perché si realizzi la pace politica, dobbiamo aspirare alla pace nella libertà, ovvero una condizione nella quale la pace non dipende dalla minaccia di un imminente conflitto.
La guerra come fenomeno sociale
Bellicisti e pacifisti continuano a scontrarsi costantemente. Per i bellicisti (sostenitori della guerra), la guerra è vista come un “motore” della storia, qualcosa cioè che porta al cambiamento, spesso necessaria e benefica. Un filosofo che la pensava così era Hegel, dove in “Lezioni sulla filosofia della storia” egli vede la guerra come un moto benefico così come benefico è “il movimento dei venti che preserva il mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete permanente”. Analoga è la metafora della guerra come “misura igienica” promossa dal Manifesto del Futurismo che ispirerà poi anche il fascismo.
Contrariamente, i pacifisti sanno che la guerra non porta al meglio degli esseri umani, ma il peggio.
Da ciò che noi abbiamo studiato e che oggi continuiamo ad osservare, la storia non sarebbe altro che un conflitto perenne intervallata da momenti di pace. Così la guerra diventa una legge suprema dell’umanità dalla quale non si può scappare, come fosse insita nella natura stessa dell’uomo. I filosofi direbbero che questo è un caso dove si cerca di attribuire alla guerra lo status di humana condicio, cioè affermare che l’essere umano sia per natura, un animale votato alla guerra. Voi credete sia così?
Un altro modo di fare pace
Esiste un altro modo di risolvere dei conflitti, una possibilità di agire senza violenza e di promuovere la pace (in senso politico). Questa è la visione, antica come la guerra, della politica come arte che si fa carico delle inimicizie per superarle e trasformarle in amicizie; è così che nelle sue Etiche, ci parlava il filosofo Aristotele.
Ma quindi, se l’opposizione tra philia e polemos (pace e guerra) non riguarda la natura umana, allora ha forse origine nelle strutture sociali nelle quali vivono gli esseri umani? Forse si…
Grandi contro piccoli
Nelle guerre, i grandi giocano ad un videogioco, possono vincere o perdere, ma sempre per mezzo di altri, le vittime; incitano alla guerra per brama di potere, di gloria, di affari, di superiorità. Oggi parliamo di guerre totali, ovvero guerre in cui le parti in conflitto distruggono tutte le risorse del nemico e coinvolgono anche la popolazione civile. Questa è diventata un’arma per piegare sia fisicamente che psicologicamente il nemico. Ci siamo così abituati a queste stragi che ormai, sulla bilancia della guerra, i morti civili sono messi sul piatto dei costi (pagati dai piccoli) contro i benefici (sperati dai grandi).
Tutto ciò può essere riassunto in un’unica frase: la guerra è da sempre una grande menzogna. Una menzogna detta da pochi potenti a danno di tanti impotenti che hanno da perdere tutto, perfino sé stessi…
Guerra di ieri vs oggi
Forse rispetto al passato sono cambiate le forme della guerra, poiché sono cambiati gli avversari e non si fronteggiano più superpotenze tenute in bilico dal terrore l’una dell’altra. Oggi la guerra si è “diluita”, ma si è estesa ed è diventata ancora più subdola e crudele. Esistono i cosiddetti “signori della guerra”, ovvero coloro che della guerra ne fanno il proprio mestiere e la propria fonte di guadagno. Non sono persone nascoste o sconosciute: si trovano nei consigli di amministrazione delle grandi compagnie occidentali, nella produzione del commercio delle armi e operano in collaborazione con i Governi degli Stati. Sono pronti a giustificare l’uso della violenza e della forza anche a costo delle più folli e immani tragedie dei popoli.
L’ultima battaglia: vivere per noi e per gli altri
Quanto ci importa davvero di tutto ciò che stiamo vivendo oggi? Quanto conosciamo davvero i rischi che corriamo? Più siamo lontani fisicamente da un luogo, più non sembriamo preoccuparcene, facciamo valere il principio di assuefazione e di adattamento. In generale, l’insicurezza che caratterizza il mondo globalizzato produce isolamento e ripiegamento sulle proprie condizioni particolari e indifferenza verso quelle del mondo. La nostra indifferenza si ripercuoterà anche sulle generazioni future, perché per soddisfare desideri di oggi, non si fa caso alle necessità di domani. Il mondo in cui noi viviamo si ripercuoterà sulla vita di tutti coloro che verranno: la felicità, il benessere e la potenza delle generazioni attuali sono vissute al prezzo dell’infelicità, del malessere e dell’impotenza di quelle future.
Nella storia dell’uomo la pace viene spesso associata ad una condizione di debolezza rispetto ai potenti che promuovono e giustificano la guerra. Eppure da qualche parte, possiamo ancora trovare tanti deboli, desiderosi di pace, che insieme si sono fatti potenti.
“La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.” -Nelson Mandela

