Il 25 marzo del 1300 iniziava uno dei viaggi più straordinari dell’esistenza umana. E no, non è il nostro racconto dell’ultimo weekend ad Amsterdam (anche se lì abbiamo viaggiato lo stesso). Stiamo parlando della nientepopodimeno che “Divina Commedia”, alla genesi nota solo con il nome di “Comedìa”.
Che cos’è il Dantedì?
La giornata nasce nel corso del 2017, su richiesta del giornalista e scrittore Paolo de Stefano, che proprio come fa un fratello geloso si chiede: perché James Joyce deve avere la sua giornata commemorativa e Dante no?

E con un po’ di sano patriottismo non possiamo dargli torto ;) l’Alighieri è la penna più rappresentativa del Medioevo.
Il viaggio
Con la volontà di raccontare al lettore la condizione delle anime post mortem, nella settimana santa del 1300, il poeta inizia il suo cammino all’interno dei tre regni ultraterreni. Le cantiche sono 3: Inferno, Purgatorio, Paradiso. Ogni cantica dispone di 33 canti, più un proemio introduttivo all’inferno. Trattiamo di un totale di ben 100 componimenti.
Qualche curiosità
Ogni cantica si chiude con la parola «stelle». Adesso vi facciamo vedere:
Inferno: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.
Purgatorio: “Puro e disposto a salir a le stelle”.
Per i più romantici, Paradiso: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.
Il 1300 è il primo “Anno Santo” della storia: per volontà del papa Bonifacio VIII si tiene il primo Giubileo, che in parole povere significava facciamo che tu romano vieni 30 volte alle basiliche di San Pietro e San Paolo, oppure se sei straniero ne puoi venire anche 15 e Dio perdona i tuoi peccati. Così, tipo una magia.
Con l’invito a leggere quest’opera straordinaria, con una standing ovation a papà Dante e a tutto ciò che ci ha donato la sua mente straordinaria, vi lasciamo una delle invettive più simpatiche e dense di profondità (anche perché ci piace essere polemici, sempre con l’eleganza che può dare solo il volgare fiorentino).
Dal Purgatorio:
«Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!».

