Sembra che il sesso sia diventato così fuori moda che la buona vecchia scusa del mal di testa non sia più necessaria.
Ma davvero lo dice la scienza?
Negli ultimi anni diversi sono stati gli studi che hanno voluto indagare la sfera sessuale della Generazione Z.
Uno studio condotto dal dottor Lehmiller, ha mostrato un calo dell’attività sessuale dei nati a cavallo tra il 1997 e il 2012: un sondaggio del 2021 realizzato dal Kinsey Institute e Lovehoney su 2.000 adulti americani di età compresa tra 18 e 44 anni ha mostrato come i giovani della Gen Z, indipendentemente dal genere, riportassero una frequenza sessuale inferiore rispetto agli appartenenti alla fascia di età 30-40 anni.
In Italia la situazione non è diversa.
Un team di ricercatori dell’Università IULM di Milano ha deciso di chiedere a 500 giovani uomini tra i 16 e i 35 anni, e ai loro partner, come sono cambiate le loro abitudini sessuali post-pandemia; soprattutto ora che molte storie d’amore si giocano più sui social che a cena fuori.
L’obiettivo? Scoprire cosa succede nelle loro vite sentimentali e sessuali.
Secondo il presidente della SIA e professore di Urologia presso l’Università Federico II di Napoli “I risultati preliminari sono piuttosto curiosi”. Sembra che i ragazzi della Gen Z abbiano un rapporto con il sesso complesso: “la sessualità negli under 35 appare sempre più sganciata dalla componente relazionale e riproduttiva, e questo si riflette nella scarsa soddisfazione nei rapporti reali del 50% del campione, e nel ricorso al sesso solo virtuale per un ragazzo su tre”.
La domanda che sorge spontanea è una.
Ma perché?
Il rapporto della Gen Z con il sesso è influenzato da una combinazione di fattori culturali, tecnologici e sociali che hanno portato ad una visione più complessa e diversificata rispetto alle generazioni precedenti.
La Gen Z è molto più consapevole dell’importanza della salute mentale e del benessere personale, tende a riflettere maggiormente riguardo alle proprie relazioni e scelte personali, inclusa la sessualità. Alcuni giovani possono scegliere di posticipare l’attività sessuale o di avere meno partner per evitare complicazioni emotive o stress.
Poi c’è il cosiddetto paradosso della connessione: sebbene la Gen Z sia altamente connessa attraverso i social ciò non sempre si traduce in relazioni intime o sessuali nel mondo reale. La permanenza sulle piattaforme social e la realtà irreale creata da esse possono generare ansia o insicurezze riguardo alle aspettative circa la vita sessuale.
Inoltre, la visione della sessualità è cambiata, con una maggiore accettazione di diverse forme di relazione e un focus minore sull’aspetto sessuale tradizionale.
La Gen Z è considerata anche la generazione con il livello di disagio psicologico maggiore. Questioni come l’incertezza economica e le preoccupazioni per il futuro, il cambiamento climatico e la stabilità lavorativa, possono indurre alcuni giovani a concentrarsi su altre priorità rispetto alla vita sessuale.
Evidente è anche che l’emergenza sanitaria globale ha cambiato le priorità e le routine quotidiane, influenzando anche le abitudini sessuali.
Le conseguenze?
Chiaramente l’assenza o diminuzione del sesso nella vita dei giovani non può non avere un impatto. Studi nel corso del tempo hanno dimostrato i benefici psicofiosologici dell’attività sessuale. Il sesso può fungere da strumento per alleviare lo stress e l’ansia, migliorando così l’umore e il senso generale di benessere. Svolge un ruolo fondamentale nel miglioramento delle relazioni intime, agendo come un potente mezzo di comunicazione e connessione tra i partner.
Necessaria è, però, una considerazione alla luce di ciò: bisogna sempre ricordare che non a tutti piace avere rapporti sessuali e non tutti sentono il bisogno di fare sesso nella propria vita. Questo fa di loro persone che possono avere conseguenze psicologicamente negative legate alla mancanza di rapporti? Certamente no!
Il sesso è appagante e significativo quando è scelto e desiderato da tutte le persone coinvolte. Laddove vi fosse la scelta ponderata e volontaria di non avere rapporti, sia per un periodo di tempo che in modo permanente, questa non andrebbe classificata come “anomala” poiché qualsiasi decisione che promuova il benessere personale è benefica per la salute mentale.
In conclusione, lo studio di Lehmiller ha posto in evidenza come gli appartenenti alla Generazione Z riportino livelli di stress e ansia più elevati rispetto alle altre generazioni anche a causa della scarsa vita sessuale.
Viva l’ipocrisia!
È vero che la Gen Z fa meno sesso dei loro genitori o, addirittura, dei loro nonni. Ma è anche vero che questa è la generazione più sorvegliata e bombardata di sempre. Analizzano quante volte fanno sesso, con chi lo fanno, come si vestono, cosa mangiano, cosa guardano su Netflix, quante ore passano sui social, manca solo che contino quante volte sbattono le palpebre!
Con tutte queste aspettative e ansie addosso è chiaro che il loro benessere psicofisico possa risentirne e, di conseguenza, anche la loro sessualità. Dunque sì, forse i giovani fanno meno sesso e hanno una salute psicofisica più complicata, ma come potrebbe essere diversamente con le generazioni precedenti che li studiano come topi da laboratorio?
E poi, ironia della sorte, una generazione che viene rimproverata per l’uso eccessivo della tecnologia dagli stessi che, con quella stessa tecnologia, la osserva costantemente con una lente d’ingrandimento, pronti a giudicarli. Insomma, è un po’ difficile rilassarsi e godersi la vita quando senti il fiato sul collo di chi ti analizza anche quando ti ordini il kebab da deliveroo il sabato sera!

