Il nuovo fenomeno dei robot che ti puliscono casa gratis sta per sbarcare in Italia. In cambio registrano video di casa tua. Ma l’ultima volta che ci hanno provato non è andata benissimo. Ricordi il caso Roomba?
Il caso Roomba
Nell’autunno del 2020 in Venezuela è scoppiato il caso Roomba. Come riporta il MIT Technology Review, una serie di immagini intime (15 quelle riportate precisamente) sono state diffuse su gruppi Facebook e Discord, tra cui bambini sdraiati sul pavimento e addirittura una donna ripresa al wc coi pantaloni abbassati. Le immagini sono state registrate dai Robot usati per la pulizia e l’aspirazione della polvere, i Roomba J7 di iRobot.
Come si sono diffuse queste immagini? Sarebbero state registrate dagli aspirapolveri Roomba J7 di iRobot, per poi essere inviati a Scale AI, una startup che si occupa di recuperare file, immagini e video per addestrare l’IA. Le immagini sono finite nuovamente tra le mani dei lavoratori e sono state diffuse sul web. Un grande giro di danni.
Come si è difesa iRobot?
Quello che ha dichiarato iRobot, l’azienda che ha riconosciuto l’appartenenza delle immagini ai propri Robot, è che in realtà si trattava di «robot di sviluppo speciali con modifiche hardware e software che non sono e non sono mai state presenti sui prodotti iRobot destinati al mercato di consumo». Così i robot sarebbero stati destinati a dei lavoratori retribuiti e consapevoli di essere registrati. Tanto addirittura da tenere una luce verde sul robot e il segnale di registrazione in corso.
Tutto molto bello, ma iRobot si è rifiutata di consentire a MIT Technology Review di visionare gli accordi di consenso e non ha messo a disposizione nessuno dei suoi addetti alla raccolta dati o dipendenti per discutere la loro interpretazione dei termini. Praticamente la soluzione di iRobot è stata quella di mettere la polvere sotto al tappeto.
E oggi? Ci sono i robot-colf
I robot a cui affidiamo le nostre pulizie domestiche non sono affatto diminuiti. Nonostante il caso scoppiato in Venezuela, i numeri continuano a crescere. Basti pensare alle 200.000 unità robotiche vendute nel 2024 (il 9% in più rispetto al 2023) come riporta la Federazione Internazionale di robotica, e ben 34% di vendite in più per i robot-Cenerentola, quelli addetti alle pulizie professionali.

A capo dei robot-colf ci sono le aziende Shift e Micro1 che sembrano non veder l’ora di sbarcare in Italia. Perché? Come riporta La Stampa, la startup vede nell’Italia un terreno fertile: una cultura del lavoro manuale specializzato che renderebbe il paese un bacino prezioso per addestrare i robot.
Ma a noi conviene?
Le aziende dichiarano di rendere anonimi i nostri dati ancor prima che un umano possa vederli. Ma il caso Roomba in Venezuela è un precedente importante, poiché il “danno” causato è stato opera proprio degli esseri umani addetti al controllo della tecnologia, non della tecnologia in sé. Il secondo attacco alla nostra privacy viene da una domanda che sorge spontanea. Io consumatore, come verifico effettivamente che questi dati, immagini, riprese, siano eliminati nell’istantaneo? Avere le pulizie gratis sarebbero il sogno della Gen Z, ma attenzione, non è che rischieremmo di pagarlo con un altro prezzo, quello della nostra privacy?
E tu, scambieresti foto di casa tua, delle tue cose, in cambio di pulizie gratis?

