I mezzi di comunicazione sono uno strumento potentissimo per un accesso all’informazione libera, conosciamo in tempo reale qualsiasi evento in qualsiasi parte del mondo. Quasi dimentichiamo la fortuna di avere a disposizione tutto lo scibile umano e di non essere sottoposti alla mediazione delle istituzioni. Come al solito il troppo storpia (vale soprattutto per i social) e inevitabilmente anche questa fruizione rischia di incorrere verso delle degenerazioni: ignorare il dolore.
NORMALCY BIAS e il distacco dal dolore altrui
Con un semplice click, tutti possono sapere cos’ è un bias cognitivo, ma per chi è troppo pigro:
I bias cognitivi sono automatismi mentali dai quali si generano credenze e da cui si traggono decisioni veloci; in pratica della scorciatoie del nostro cervello.
Il normalcy bias è una distorsione mentale che ci porta a pensare: “Queste notizie sono sempre lontane, menomale che non sono coinvoltə”. Tutto ciò porta all’allontanamento dalla sofferenza altrui, un distacco dal dolore che viene percepito come esterno, non proprio; quanto secondo te hanno contribuito i social in questo?
L’abitudine anestetizza
La ripetitività di uno scenario a cui siamo sottoposti, per quanto devastante esso sia, lo porta a perdere di intensità. Quando siamo bombardati ogni giorno da immagini e notizie, non possiamo sostenere la stessa intensità emotiva, e quindi inconsciamente ci proteggiamo smettendo di sentire.
Occhio non vede cuore non duole no?
“Una fotografia di guerra può stupirci la prima volta, la seconda volta meno, la terza cambiamo canale”
– Susan Sontag, Davanti al Dolore degli Altri 2003
Tragedia e spettacolo: il caso Cecchettin
L’indignazione per il caso di cronaca nera Giulia Cecchettin (con il processo definitivo del suo assassino Filippo Turetta) si è velocemente trasformato in spettacolarizzazione, da un femminicidio abbiamo tratto un trend. Migliaia di video su Tiktok in cui si emulavano le 75 coltell4te del tragico caso, scagliandosi contro un pupazzo o battendo con le mani sull’armadio della propria cameretta.
L’ingenuità e la buona fede dietro al trend non è messa in discussione, è critico il processo psicologico che ci porta a trasformare tutto in uno prodotto, un content.
Apatici e intrattenuti, assuefatti da “Panem et circenses”, stiamo compiendo un passo definitivo verso un mondo dove l’empatia e le emozioni sono ridotte a puro show o peggio ancora, sono ignorate.
