Ulteriore calo della natalità in Italia, quello registrato dall’Istat nel 2024. L’ annata peggiore di sempre, peggio addirittura del 1995, quando si registrò una media di 1,19 figli per donna.
Peggio di così poteva andare
Esatto, pensavamo che peggio del 1995 non potessimo fare. Invece, la vita (l’Istat) non smette mai di stupirci. Ulteriore calo di nascite: nel 1995 videro la luce 526mila bambini. Il 2024 ha ospitato solo 370mila testoline nuove. Attenzione pero’, possiamo dirvi qualcosa in più. Questo calo interessa principalmente due aree italiane: nord e mezzogiorno. Il centro riesce a mantenersi stabile in questo caso. Ovviamente ad incidere sul calo delle nascite vi sono diversi fattori. In primis, una nota riduzione della fertilità. Poi, il classico cane che si morde la coda. Ovviamente, sfornare figli è un impiego in declino già da qualche generazione. E così le possibilità si dimezzano anche rispetto al calo del numero medio di figli per donna registrato nei loro anni di nascita.

Si partorisce sempre più tardi. C’è stato un rallentamento nella “produzione” figli. Già, pensa ai tuoi genitori, o anche ai tuoi nonni (soprattutto nel Meridione) che probabilmente a 18 anni si sposavano già. Ed ovviamente in quella vita tutta già scritta, il passo successivo era procreare, mettere su famiglia. Allora, proprio in quel nucleo tutto nuovo, si formava il concetto di felicità. Adesso la felicità posa su valori differenti, le poche possibilità di esordire e la realizzazione personale di conseguenza (forse) è il nuovo punto felice di molti. Uomini o donne che siano. Nord e Centro in questo ritardo hanno il primato: Nord età media del parto è di 32,7; per il Centro arriviamo addirittura a 33. Così, ci spieghiamo come la natalità sia al suo minimo storico, come suggerito dall’Istat
Ovviamente questo comporta diverse conseguenze e ripercussioni. Anche le famiglie sono più ristrette rispetto alla media degli ultimi 20 anni. Da 2,6 componenti in media siamo passati ai 2,2.
Ci sposiamo di meno e viviamo di più, casualità?
Siamo finalmente usciti dal dogma del matrimonio, che, per chi ci crede, è atto santo prima di mettere su famiglia. Non ci sentiamo di giudicarvi. Pero’ molti rinunciano al rito formale, non ritenendolo un passo necessario per scegliere di proseguire una vita insieme, e chissà, anche creare famiglia. Attenzione, quando parliamo di matrimonio ci riferiamo sia a quello religioso che al rito civile. Difficile pensare che c’è chi rinuncia alle buste esose delle famiglie. Eppure è così. (Vabbè che spesso sono solo un risarcimento danni…e nemmeno).
Basandosi su stime provvisorie, l’Istat ci dice che nel 2024 i matrimoni sono circa 173mila, 11 mila coppie in meno rispetto al 2023. Sarà anche colpa anche di Onlyfans? Comunque, nel Mezzogiorno ci si sposa di più che in tutta italia. Il calo riguarderebbe circa 2mila matrimoni in meno (rito civile) e ben 9mila nozze in meno (rito religioso). Ma (forse) qualche notizia buona c’è. Forse.
Si registra un aumento della speranza di vita. Adesso è quella di 83,4 anni, quasi 5 mesi in più rispetto a quella del 2023. Giacomo mi sa che devi aspettare ancora un po’ per quell’eredità di quella tua zia single. Se avevi prenotato il viaggio ai Caraibi per quest’estate, considera già di annullarlo per mancanza di fondi.

Conseguenze? Ce ne sono eccome!
Come avrete notato, c’è un rapporto tra vita e morte. Meno vita si crea, più un Paese vecchio ci ritroveremo. Si crea uno squilibrio vero e proprio tra giovani e anziani. E questo ha delle importanti conseguenze anche e soprattutto sul piano economico, lavorativo, sanitario.
Se da un lato la forza lavoro si riduce ovviamente, d’altra parte si continuano a sganciare i soldi per le famose pensioni. Ma non è questo il problema. Il problema è che, se continuiamo di questo passo, forse noi (anziani del futuro), queste bellissime pensioni non le vedremo manco dal binocolo.
Comunque, fatto sta che se andiamo ad analizzare le cause di questo decremento, è proprio un cane che si mangia la coda. Precarietà lavorativa, difficoltà nel conciliare maternità e carriera per le donne, disoccupazione giovanile, sono tutti elementi che contribuiscono giorno per giorno a questo calo della natalità al minimo storico, proprio come l’Istat ci ha felicemente fatto notare.

