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Sanremo 2025: bisogna davvero modificare “Bella Stronza”?

La decisione di modificare il testo della celebre canzone di Marco Masini “Bella stronza” in occasione del Festival di Sanremo ha sollevato non poche polemiche. In questo scontro di opinioni da un lato c’è chi  sostiene che il brano inciti alla violenza, e chi invece lo ritiene un capolavoro tutt’altro che sessista. 

Quale sarà la verità?

È necessario adattare un testo ai tempi correnti? E in più, è davvero così tanto maschilista questa canzone? 

Non resta che analizzare i suoi versi, tornando con la mente a quegli esercizi di comprensione del testo che si facevano alle scuole medie. 

In sostanza, di cosa ci parla Masini?

“Bella stronza” è l’addio disperato di un uomo fortemente innamorato che si rende conto che l’ amore puro per il quale ha tanto lottato non era altro che un’illusione. La “bella stronza” della canzone è una sensuale e bellissima femme fatale che tiene sotto scacco l’autore, lo fa soffrire e quasi si prende gioco di lui. E’ una donna che vive la sua sessualità appieno, cambiando spesso partner e, da come dice il testo, che tende a frequentare uomini con molti soldi. Ed è proprio questa la rabbia dell’ innamorato: lei sceglie di andare con uomini che hanno un prezzo per tutto, anche per i loro sentimenti, e disprezza lui che invece la ama in modo sincero, lui che non la vede solo come un oggetto desiderabile, ma come una delle creazioni più belle di Dio. Il sentimento che lo lega a questa donna è così forte da trasformarsi quasi in una venerazione nei suoi confronti, tant’è che lui racconta di essersi rivolto più volte alla sua amata chiamandola “la mia stella”. 

I versi incriminati

“Mi verrebbe di strapparti
Quei vestiti da putt*na
E tenerti a gambe aperte
Finché viene domattina
Ma di questo nostro amore
Così tenero e pulito
Non mi resterebbe altro che un lunghissimo minuto di violenza
E allora ti saluto, bella stronza”

Questi ultimi versi della canzone non indicano affatto il suo desiderio di violentarla, anzi. E’ il delirio di un uomo che sa che è venuto il momento di lasciare andare la donna che ama e non riesce ad accettarlo. Che cosa ha lui in meno agli altri? Perché non possono fuggire insieme? Perché lei si svende così ? L’innamorato vorrebbe un ultimo momento di passione e di erotismo, non più tenero come quello di un tempo, ma rozzo e senza romanticismi, un momento in cui poter dar sfogo a tutta la sua delusione. Ma è proprio qui che il senso civico, la ragione e il sentimento intervengono: il suo è un amore pulito, fatto di momenti di sesso e tenerezza improvvisi ma sinceri, di sacrifici e di speranze. Se avesse il coraggio di prenderla con la forza, tutta la loro storia si ridurrebbe ad un atto di violenza, una violenza che lui non vuole compiere nei confronti di lei, perché la ama, e quindi le dice addio. 

Da Dante ai giorni nostri

Lo sfogo per le proprie sofferenze d’amore nei confronti di una figura femminile che assume i tratti di una crudele incantatrice non è nuovo, ma è un antico topos letterario che ancor prima dei tempi di Petrarca si usava. Certo, il poeta avignonese non poteva usare parole come “bella stronza” e allora scriveva “fera”, cioè bestia, ma il senso resta quello. Anni prima di lui Dante, nelle rime petrose, definiva la donna che non lo contraccambiava una “assassina, violenta e subdola”. Tuttavia non è solo nei confronti delle donne che sono stati scritti testi del genere, soprattutto ai giorni nostri.

In quanti si ricordano di “Bastardo” , il brano che Anna Tatangelo portò al Sanremo del 2011? Anche quello non era altro che il canto disperato della rabbia che resta nel cuore di chi è stato ferito dalla persona a cui più teneva. E ricordiamoci che Anna Tatangelo cantava:

“Vedere gli occhi tuoi in un mare profondo
Farti affogare nei singhiozzi del pianto
E spingerti sempre più giù
Bastardo”

Anna Tatangelo vestita da Le Iene.

Quindi, perché quella di Masini sarebbe una canzone violenta ma quella della Tatangelo poteva essere tranquillamente cantata sul palco dell’Ariston senza censure? 

Chi è senza peccato scagli la prima pietra!

A quanti sarà capitato di dire: “il mio ex era proprio uno str…” ? Quanti, presi dalla rabbia, hanno detto tante cose che poi magari non pensavano realmente? Quanti hanno restituito i regali, gettato via tutti i ricordi, fatto un dispetto all’altro solo per dare sfogo alla propria tormenta interiore? Ed è proprio questo di cui parlano canzoni come quella della Tatangelo o di Masini. Di quel momento di follia in cui si passa in rassegna tutta la passata storia d’amore  e ci si rende conto che, forse, tutto quello che abbiamo fatto non è servito a niente. Ma è qui che subentra l’insegnamento di “Bella stronza”: se ami veramente quella donna, rispetti la sua decisione. Può aver detto di sì ad altri mille uomini, può aver deciso di cambiare compagno ogni due giorni, ma se a te, proprio a te che dici di amarla davvero, dice di no, tu quel no lo rispetti. Ti arrabbi, ti disperi, lasci che la delusione offuschi i tuoi pensieri per un attimo, ma proprio perché ami quella persona in un modo in cui forse nessuno farà mai, la lasci andare e non le fai del male. 

Non è detto che una canzone debba raccontare per forza i sentimenti più puri e lodevoli del nostro animo. Anzi, la poesia, e in generale l’arte, non sono sempre stati il luogo in cui dare sfogo alle parti più nascoste di noi stessi? Forse è proprio in canzoni del genere in cui la realtà dei sentimenti si esprime per davvero, quella fatta di emozioni contrastanti, di verità scomode, di lotta fra i propri impulsi e la propria ragione. 

Cambiare la canzone per “adattarla ai tempi correnti” la renderebbe davvero migliore?

Non viviamo forse nell’epoca dei trapper e dei rapper che davvero scrivono testi maschilisti in cui la donna è vista solo come un sex toys da usare all’occorrenza? Citando: 

“Non mi piace quando parla troppo, le tappo la bocca e me la fott*”
“Balla mezza nuda e dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tr*ia“

Eppure questi brani spesso vengono difesi dalla critica, che li definisce come una rappresentazione del modo in cui la realtà al giorno d’oggi può essere percepita in maniera distorta dai giovani.  Se questi testi siano la causa o l’effetto di determinati comportamenti e stereotipi non spetta a noi stabilirlo. Ma se anche in versi del genere si tenta di scovare il positivo, perché canzoni come “Bella stronza” dovrebbero essere modificate? 

Se in nome della libertà d’ espressione molti cantanti si sono schierati contro l’esclusione di Tony Effe dal concerto di capodanno a Roma, proprio perché un cantante deve poter cantare ciò vuole, perché allora in virtù di tale libertà non si lascia il testo di Masini così come è? 

Basterebbe solo un po’ di riflessione in più per comprendere appieno il significato del brano e per rendersi conto che spesso l’ipercorrettismo e il perbenismo sfociano in forme di censura che ingabbiano l’arte in costruzioni mentali e sociali superflue.

Insomma, forse, infondo infondo, riadattare il testo di “Bella stronza” non è proprio la cosa giusta da fare, ma una bella s… scemenza.

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