Al momento stai visualizzando Una notte nel cuore della cultura techno di Berlino

Una notte nel cuore della cultura techno di Berlino

Se ti scocci di leggere tutto

Il racconto in prima persona di una nottata memorabile all’interno di una delle discoteche più ambite e rinomate della vibrante cultura techno di Berlino, tra sonorità avvolgenti e risvolti inaspettati.

Una fotografia

Nel corso di un viaggio durato oltre due settimane, io ed un amico abbiamo attraversato l’Europa in treno, fermandoci a visitare alcune delle principali capitali del continente, e tra queste Berlino. Con me portavo quasi sempre, allacciata a tracolla, una fotocamera Sony attraverso cui catturare ed immortalare ogni scorcio, ogni particolare – insomma, ogni momento significante vissuto in quelle strane giornate ad alta velocità. E così, poco dopo essere tornato a casa, mi sono ritagliato il tempo necessario per scaricare sul computer tutte le immagini raccolte, con l’illusione vana di riuscire a conservare il ricordo dell’esperienza, per mezzo di ciò che il tempo non può sbiadire: le fotografie. 

Eccetto per un’esperienza, eccetto per un’immagine che nella mia mente ancora sopravvive, senza però uno scatto che la salvi dall’inevitabile dissolvenza. Sto parlando della nottata inebriante trascorsa alla discoteca Tresor, in un impianto elettrico dismesso che, da ormai venti anni, è adibito al clubbing, diventando uno dei massimi epicentri della vita notturna di Berlino. Da notare, infatti, che la cultura techno berlinese sia stata classificata nel 2024 come patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO, a certificare la sua rilevanza all’interno del tessuto sociale e culturale della città.

Techno Berlno

Se la fotocamera compatta, dato il contesto, non ho neanche ipotizzato di portarla con me, entrambi gli obiettivi del telefono sono stati ben presto coperti con degli adesivi, giusto all’entrata della discoteca, mentre lo stesso membro dello staff si accertava che noi avessimo compreso come fosse severamente vietato scattare foto e registrare video all’interno: quello che succede al Tresor rimane al Tresor.

Eppure, laddove non si può imprimere l’inchiostro sulla cartuccia, una penna può riportarlo sulla carta (poco conta che tutte le fotocamere siano ormai digitali perché altrimenti la metafora non funzionava). Allora cerco qui di ricostruire i frammenti di quella lunga notte, offuscata da densissimo fumo artificiale.

Entrare

Eccoci nel mezzo della fila per entrare nel locale, tra comitive di amici e coppiette provenienti da tutta Europa. Io e Umberto – questo il nome del mio socio – siamo vestiti sobriamente: lui con una maglia nera che gli ho prestato e dei baggy jeans blu scuro; io anche con una maglia nera e dei jeans grigi.

Primo punto da chiarire: in nessun club come quelli di Berlino, il rispetto del dress code è un requisito fondamentale per non rimanere fuori. Questo famigerato dress code non lo troverai menzionato nella locandina della serata o in qualche pagina di riferimento, eppure esiste e segue dei dettami precisi. No tute, no canotte, no abiti troppo colorati o sgargianti. Meglio un abbigliamento discreto, colori scuri che si confondano tra la marmaglia di gente che balla e le fioche luci a LED. Insomma, devi apparire quanto più possibile come un ragazzo tranquillo. Il messaggio è che la gente viene qui per ballare, e dall’abbigliamento i buttafuori devono maturare un’impressione istantanea su chi è ben accetto e chi invece causerà delle rogne che è meglio prevenire.

In effetti, la discrezionalità del buttafuori assume una tale entità da ergerlo a deus ex-machina della serata: ti osserva un istante, non esprime osservazioni, non dà spiegazioni. Il suo giudizio è categorico. Altri presumibili parametri? I piccoli gruppi sono preferiti a quelli più numerosi, e anche in fila meglio non dare nell’occhio, meglio non farsi notare.

Sicuramente è molto strano pensare ad una tale selezione per come noi siamo abituati a frequentare le disco, però ammetto che l’esperienza è altrettanto differente, e molto più intensa. È un nostro coinquilino francese di nome Édouard, conosciuto nel pomeriggio mentre posavamo i bagagli in ostello, ad averci spiegato le regole di questo mondo: mi ha prestato i jeans affinché fossero adatti alle loro richieste, ed è probabilmente a lui che dobbiamo la possibilità di aver partecipato ad una serata del Tresor quel lunedì 27 luglio. 

Ballare

L’atmosfera è magnetica. Un battito regolare e continuo muove frequenze basse e profonde. Per ore sei corporalmente attraversato da onde sonore differenti: la tensione dei mixaggi vibra tra le vene e le arterie. Alla console, pezzi da novanta della musica tech-house come Marcel Fengler e DMZ si alternano agli astri dirompenti di Skungal e Irakli, lungo una notte che supera l’alba per sconfinare nel mattino. La locandina segnava gli orari 23:00-8:00. Noi, entrati a mezzanotte e mezza, siamo usciti alle cinque di mattina – a metà serata ha poi osato dire Umberto. 

Techno Berlino: Tresor

Il bancone degli alcolici è gremito di persone. Un accalcarsi di ragazzi compone una folla di clienti bramosi di un drink, di uno shot o, più raramente, di una banale bottiglietta d’acqua. Io e Umberto per fine serata avremmo bevuto un paio di cicchetti – Jack Daniels e Jäger – e un drink ciascuno. Dopotutto, non abbiamo esagerato. 

Ma la vera folla è in pista: centinaia di persone riempiono l’ampia area dell’ex-centrale elettrica. Il flusso del ballo ti avvolge e ti scioglie. Comprendi quanto possa essere liberatorio lasciarsi andare nei movimenti.

Tra la pista e l’area del bancone è situato un angolo dove è possibile sedersi per consumare, per fumare o anche solo per riposarsi. Io sono fidanzato, ma Umberto no, e fa la conoscenza di una ragazza irlandese, di nome Eimear. Lei studia sostenibilità ambientale e parla come prima lingua il gaelico. Più tardi Eimear e Umberto hanno ballato assieme. Per me poco male, poco male non conoscere nessuno quando il legame umano trascende ogni barriera linguistica e culturale, poco male ballare con disinvoltura assieme a ragazzi che non hai mai visto prima di allora e mai più rivedrai, poco male accendersi una sigaretta al centro della sala mentre il ritmo ti scuote.

Esserci

L’iconica cultura techno riconosciuta dall’UNESCO trova le proprie fondamenta storiche in una magica sensazione di libertà ritrovata che nel 1989 ha animato migliaia di giovani berlinesi, i quali avevano appena assistito alla caduta del Muro quando iniziarono spontaneamente ad occupare fabbriche abbandonate, bunker semidistrutti o, come nel nostro caso, centrali elettriche dismesse. Reliquie della Storia venivano rivitalizzate dalla cultura underground, trasformandole in spazi liberi da ogni limite di espressione, dove ognuno potesse riaffermare la propria intima identità.

Techno Berlino: Tresor

Io e Umberto soltanto quando oramai eravamo giunti sul punto di ritirarci ci siamo accorti di quanto poco avessimo visto della capillare – a tratti finanche dispersiva – struttura del Tresor. Per ogni diverso angolo che perlustravamo nell’aspettativa di uscire, scoprivamo quanto questa fosse ramificata, quasi come un labirinto. Ci siamo addentrati in gallerie e scalinate sconosciute, ma pur sempre popolate e nebulose dei fumi artificiali che colmavano ogni spazio.

Una volta usciti, io e il mio socio eravamo vagamente estraniati dalla cessazione di quei suoni battenti. Non ci siamo rivolti la parola fin quando non siamo tornati all’ostello.

Lascia un commento