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YPOSTA: una settimana di tempesta

Settimana di tempesta. In Italia il Quirinale ed il governo sono ai ferri corti. Anche i rapporti tra Cina e Giappone sono ai minimi storici, ma da quelle parti si gioca col fuoco. Per Zelensky & Co. le cose vanno sempre peggio…Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Cime tempestose

Settimana tempestosa sul suolo italico. Mentre infatti moltissimi italiani provavano, inutilmente, ad accedere all’app Io per accaparrarsi il bonus elettrodomestici, è scoppiato il caso che avrebbe potuto fare saltare quel pò di armonia istituzionale che ancora ci rimane. Durante una cena “tra vecchi amici romanisti” per ricordare Agostino Di Bartolomeo (bandiera della Magica Roma), il consigliere del Quirinale Francesco Saverio Garofani (ex PD) ci è andato giù pesante col governo Meloni. Ha parlato infatti di un esecutivo inadeguato, che dovrebbe cadere il prima possibile, magari per mano di una grande lista civica nazionale. Se queste cose le dice zio Franco, tra una bestemmia e l’altra, mentre gioca a briscola con gli amici, va pure bene. Ma se lavori al Quirinale (l’arbitro del “gioco” della politica italiana) non te le puoi permettere.

Le frasi infatti sono state pubblicate dal giornale La Verità, che ha ingigantito il merdone, scrivendo di un piano anti-Meloni da parte del Quirinale. A quel punto Galeazzo Bignami (capogruppo FDI alla Camera) ha ripreso pubblicamente il retroscena de La Verità, chiedendo una smentita ufficiale al consigliere Garofani riguardo alle frasi attribuitegli. Il Quirinale allora non le ha mandate a dire. Ha definito “ridicolo” il tentativo di Bignami di coinvolgere il Quirinale in un presunto piano anti-Meloni, pur non smentendo le parole di Garofani.

Tempesta tra Meloni e Mattarella
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ed il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Con il governo ed il Quirinale ormai ai ferri cortissimi, il faccia a faccia Meloni Mattarella era necessario per evitare la tragedia istituzionale. Alla fine, per esprimendo rammarico per quanto accaduto, l’incontro chiarificatore è andato bene. Insomma tutto è bene quel che finisce bene, ed amici come prima…più o meno. Più o meno perchè quanto accaduto in settimana ricorda molto ciò che accade tra due persone che stanno assieme da tanto, forse troppo, tempo e che hanno smesso di sopportarsi, per cui ogni scusa è buona per lasciarsi. E a ben vedere tra Mattarella e Meloni le cose vanno male da molto tempo. Purtroppo per entrambi però, a meno di improbabili eventi, dovranno sopportarsi ancora per un po’ di anni.

Tempesta orientale

Nonostante due guerre caldissime (Gaza ed Ucraina), Taiwan rimane “il posto più pericoloso al mondo”, dov’è più probabile che possa scoppiare la III guerra mondiale. Per la Cina, che lo ripete da anni, Taiwan è roba loro, ed entro il 2049, con le buone o con le cattive, tornerà a fare parte del paese. Taiwanesi, americani e giapponesi però hanno idee molto diverse. Per motivi economici, geostrategici storici ed ideologici, nessuno dei tre è disposto a lasciare l’isola nelle mani della Cina, e seppur in modi e forme diverse, questi paesi hanno dichiarato diverse volte di voler difendere l’isola. Questa volta però il Giappone, forse, l’ha fatta fuori dal vaso.

In settimana Sanae Takaichi, primo ministro giapponese, ha dichiarato pubblicamente che un attacco Cinese nei confronti di Taiwan rappresenterebbe una “minaccia per la sopravvivenza del Giappone”. Questa affermazione non poteva passare sotto silenzio. La legislazione giapponese del 2015 sull’autodifesa, infatti, consente al paese di intervenire militarmente se un conflitto armato minaccia la sua sopravvivenza nazionale (principio di autodifesa collettiva). Insomma tanti saluti alla storica “ambiguità strategica” del Giappone (in passato impegnato ad evitare di esplicitare in modo così netto un possibile intervento in difesa di Taiwan), e benvenuto al nuovo/vecchio Giappone interventista.

Aria di tempesta tra Cina e Giappone
Sanae Takaichi, Primo Ministro giapponese, con Xi Jin Pin segretario del PCC

La cosa non poteva finire a tarallucci e vino. Ed infatti la Cina è subito passata alla rappresaglia. Prima è stato convocato l’ambasciatore giapponese per protestare formalmente contro le dichiarazioni, definite una “provocazione deliberata” e una grave “interferenza” negli affari interni cinesi (per i Cinesi la questione Taiwan è una questione interna perché considerano l’isola roba loro). Poi il partito ha “fortemente sconsigliato” ai propri cittadini di recarsi in Giappone, il cui turismo dipende in buona parte proprio dai turisti cinesi. Quindi è stata sospesa l’importazione di alcuni prodotti ittici giapponesi, ed infine si è passati ai proclami bellicosi. Tra i vari si è distinto quello di Xue Jian, console cinese a Osaka, che ha persino scritto in un post, poi rimosso, che al Giappone andrebbe “tagliato il collo” se osasse immischiarsi nella questione taiwanese.

I due giganti asiatici sono ai ferri corti. La Cina chiede al Giappone di “rettificare” le affermazioni della Premier Takaichi, che però non ha la minima intenzione di farlo. Il Segretario di Gabinetto Minoru Kihara ha cercato di buttare un pò di acqua sul fuoco, sottolineando che la posizione del Giappone non è cambiata ed insistendo sull’importanza della “pace e stabilità nello Stretto di Taiwan”.

​Insomma Takaichi e il suo governo hanno scelto di mantenere una linea dura. Non hanno nessuna intenzione di farsi bullizzare dal vicino cinese e non vogliono tornare all’ambiguità strategica del passato. Ciò rafforza l’alleanza del Giappone con gli Stati Uniti in chiave anti cinese, volta a contenere le ambizioni territoriali cinesi del dragone.

Bollettino di guerra

Il lungo inverno Ucraino

Quando piove, diluvia. La scorsa settimana avevamo già scritto delle molte difficoltà dell’Ucraina, schiacciata tra l’inesorabile avanzata russa ed il grave caso di corruzione interna. Ora, come se tutto ciò non bastasse, ci si mette pure Trump. Donald infatti starebbe lavorando con Putin ad un piano segreto (evidentemente non tanto segreto) per porre fine alla guerra in Ucraina. Come accade da quasi un anno a questa parte, Zelensky non ha preso parte alle trattative (così come l’Unione Europea), ed il piano di 28 punti (rivelato da Axios) sarebbe più o meno sempre il solito, piuttosto vantaggioso per la Russia, molto meno per l’Ucraina. In breve la Russia otterrebbe quasi tutto ciò che chiede, mentre la sola cosa positiva per l’Ucraina sarebbe la fine della guerra.

Sarebbe davvero sorprendente se Zelensky accettasse il piano, che contiene condizioni irricevibili per l’Ucraina. E forse anche Trump sarebbe sorpreso. Questo perché probabilmente l’obiettivo del piano di pace/ultimatum non è la fine alla guerra, ma cambiare la narrazione del conflitto. Se infatti Zelensky dovesse rifiutare, allora sarebbe il presidente ucraino “il colpevole” del conflitto, “liberando” di fatto gli americani dall’obbligo di difendere l’Ucraina dall’invasione russa. Insomma il piano di pace non serve davvero a raggiungere la pace, ma, forse, è un messaggio per gli elettori americani.

Anche per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

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