Non abbiamo ancora il potere né il nome per essere lì a Sanremo tra i tanti giornalisti che stanno sul callo un po’ a tutti e che invece sono davvero essenziali. Noi esattamente come gli altri ce ne sbatteremmo un po’ il callo pronti a goderci le trecento domande sul femminismo a Carlo Conti, Fedez che d’improvviso sceglie quando e in quali sedi sia opportuno parlare di politica, Laura Pausini che davvero non ce la fa a non essere al centro dell’attenzione per almeno trenta secondi. Abbiamo pero’ il potere di fare i filosofi dal divano, d’altronde questa settimana siamo stati tutti degli hikikomori pronti a non alzarci più da quella comoda poltrona sofà acquistata a rate tredici anni fa e che stiamo ancora finendo di pagare. Ci aveva convinto la pubblicità della Ferilli, siamo solo italiani.
Quindi signore e signori, partiamo con le pagelle finali redatte solo al termine del Festival di Sanremo.
I promossi
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Un “Sei bellissima!” d’incoraggiamento e si parte. Ditonellapiaga di certo non le manda a dire. “Che fastidio!” è un inno tutto pagano all’intolleranza, alla rottura di balle cui andiamo incontro praticamente ogni giorno, spesso tacendo per non aver il coraggio di urlare un grande “Che fastidio!”. Tra le canzoni più fresche e originali di questo Festival di Sanremo, lontanissimo dal quel mondo fiabesco che sembra invece permeare gran parte delle altre canzoni in gara. Noi di questa talentuosissima cantante vi avevamo già parlato qualche tempo fa, con “Sì lo so”, altro brano carico di irriverenza che in effetti ci aveva fatto ben sperare su questo Sanremo. Meglio di così, forse, non poteva fare. Brava, intelligente, bella e figa. Promossa a pieni voti.
Sayf – Tu mi piaci tanto
La ruota della fortuna girando si è fermata decisamente sulla casella che porta il nome di Sayf che stavolta ha fatto proprio bene. Neanche in questo caso possiamo parlare del classico brano “sanremese”. Niente lirismo, nessuna voce straordinaria né la messa in scena di una tecnica canora unica nel suo genere. Ma c’è qualcosa che ha conquistato tutti, compresi noi giornalisti e le radio che stanno girando questo pezzo a più non posso.
Nayt – Prima che
Questo è stato il Festival della coerenza, c’è qualcuno che è stato più fedele a se stesso di altri, lui è Nayt. Il rapper ha detto a Tv Sorrisi e Canzoni «Parla del mostrarsi all’altro e del tentativo di farlo ne modo più sincero possibile». Davvero niente male l’esordio di Nayt, 31 anni, a questo Sanremo. Ci ha dato la canzone da ascoltare nelle cuffie in una sera di agosto, tutti sono al mare e tu ti godi la città che si svuota. E pensando alla vita tua mescolando posti e persone, pensi che ogni città può diventare periferia. Bravo Nayt, ci sei piaciuto, promosso!
Sal Da Vinci – Per sempre sì
Il vincitore senza troppe sorprese di questo Festival della canzone italiana. Un brano che sembra essere frutto di una ricetta perfetta: talento canoro, ritmo, sensibilità, un pizzico di amore e la grande personalità di Sal Da Vinci. Pochi avrebbero scommesso su di lui anche solo un mese fa, ed invece sin dal suo primo ingresso all’Ariston le carte in tavola sono cambiate. Sarà la canzone dei matrimoni, sarà neomelodico (nemmeno un po’), sarà banale, ma non c’è persona che non abbia avuto un minimo istinto di ballare durante questa performance. E forse questo è bastato, insieme a tutti gli altri fattori, ad incoronare il brano. Bravo zio Sal, promosso a pieni voti!
Levante – Sei tu
Il testo più bello di quest’edizione si unisce ad una delle voci più belle di quest’edizione, quella di Levante. Posizione in classifica ingiusta, ma questo è un patto silenzioso che fanno i fan della cantante siciliana prima di ogni suo Sanremo. Non si sa perché piace a tutti e stenta sempre ad entrare almeno tra i primi dieci. Uno dei misteri del mondo. Levante è quell’amica a cui avresti parlato di ogni tuo problema perché a sedici anni era già più saggia di tua madre. Un brano che parla d’amore e lo fa senza cliché, svuotato da ogni banalità: una lode alla fragilità e sensibilità.
“Ah, se potessi vestire la mia pelle/Vibrare del mio suono/Sapresti perché non ho mai trovato/Il modo per spiegare che cos’è l’amore/Per me, se l’amore sei tu”.
LDA & Aka7even – Poesie clandestine
A Sanremo si possono fare tante cose: regalare fiori, cantare, amare, mangiare e lanciare la hit dell’estate. Di questo si sono occupati LDA & Aka7even, due che sembrano fratelli ma non lo sono, almeno non di sangue. Due ragazzi (il primo figlio d’arte) umili, spiritosi, coinvolgenti, insomma giovani. Hanno portato una pausa genuina e leggera durante queste serate un po’ grigie. E soprattutto, sanno cantare davvero bene. Bravi, sbagliare era facile e non l’avete fatto. Promossi.
Fulminacci – Stupida sfortuna
Fulminacci è arrivato non per partecipare, ma per vincere. E le possibilità erano davvero davvero tante. Un pezzo che rende omaggio alla carriera del cantante romano, una ciliegina sopra la torta (la torta sono le tante tracce che ci hanno conquistato durante questi anni). Questa è la canzone che ascolti nel treno regionale mentre torni a casa dopo una giornata di università. La mattina esci felice di lasciare il tuo paesino che tanto sembra confinarti, ma a fine giornata non vedi l’ora di tornarci perché il silenzio è meglio dei clacson. Comunque si è portato a casa un bel premio, quello della Critica “Mia Martini”. Se l’è meritato, sarebbe stato accettato anche come vincitore dell’intero Festival, ma va bene così. Promosso, bravo!
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta
La bella sorpresa di quest’anno, che coppia. Loro sono teneri, un po’ indie, felici, buoni e bravi. Questi sono Maria Antonietta & Colombre e così è stato il loro Sanremo: rivelatorio. Cantano e portano felicità, quella felicità che appare difficile da trovare ed invece è proprio alla portata di tutti, basta pendercela e basta. Quanto ci siete piaciuti, bravi bravi bravi.
Bambole di pezza – Resta con me
Le Bambole di pezza, band tutta al femminile, sono state tra i partecipanti su cui più avremmo scommesso all’inizio, almeno noi che un po’ le conoscevamo. Un bel brano, suonato bene e cantanto ancora meglio. Le esibizioni erano puro pathos che si irradiava dal palco di Sanremo giungendo addirittura fino in Sicilia. C’è ancora speranza per le band che dopo i Maneskin sono quasi completamente sparite dal nostro panorama musicale. Ci siete piaciute, vi raccomando di non litigare mai, promosse.
Malika Ayane – Animali notturni
Attenzione attenzione attenzione. Prima di criticare quest’inserimento di Malika Ayane tra i promossi leggi bene quello che abbiamo pensato. Sì, vero che non è proprio il genere di Malika, solitamente più introspettiva e con una dose di lirismo in più. Ma questo è proprio un bel cambiamento, studiato su misura, un abito cucito addosso a Malika Ayane da dei sarti davvero bravi. Magari non è stata il massimo al primo ascolto, ma il brano ha tantissimo potenziale, soprattutto in radio. Lo sentirete ovunque, promossa. Brava.
Serena Brancale – Qui con me
Che Serena Brancale fosse una professionista, lo sapevamo già. Che sapesse fare buona musica, lo sapevamo già. Che sapesse metterci tutto questo cuore, è stata una novità, una bella novità. Il brano dedicato alla scomparsa della madre è un regalo che la Brancale fa più a se stessa che a noi. Soprattutto durante la prima esibizione si vedeva perfettamente come la cantante salentina stesse cantando più per sé che per gli altri. E questo succede quando le canzoni le senti tanto. Brava, molto emozionata, ma siamo umani. Promossa!
Samuray Jay – Ossessione
Uno che riesce a riportare Belen sul palco di Sanremo è già un vincitore che non deve praticamente dimostrare niente più a nessuno. Il ragazzo di Mugnano sale sul palco e porta una grande hit della prossima estate, m non bisogna essere cultori musicali per capirlo. Ci siamo stupiti, divertiti, commossi (quando ha preso la mamma per portarla sul palco), insomma Samurai Jay è uno che se l’è goduta al massimo e l’ha fatta godere anche a noi quest’esperienza. Bravo, ti vogliamo bene.
Tredici Pietro – Uomo che cade
Come ha detto più o meno Fabio Brescia in video TikTok, si può essere raccomandati e fare benissimo. Questo perché Tredici Pietro è il figlio dell’uomo con le mani più grandi d’Italia, il mitico Gianni Morandi. Tredici Pietro è uno tra i cantanti più rilevanti della nuova generazione, bravo, intelligente, consapevole. Il pezzo ti entra in testa e te ne accorgi solo quando ti rendi conto di star cantando il ritornello mentre fai la spesa e scegli quale formato di pasta abbinare alla tua carbonara. Bravo, sei promosso, speriamo di rivederti presto.
I rimandati: ci vediamo a settembre
Ermal meta – Stella stellina
Un brano di resistenza e di speranza. “Dalla collina si attende primavera/ma non c’è quel che c’era/non ci sei più tu”, è questa la storia di una bambina palestinese che vive in un incubo senza fine: la guerra. Il merito più grande di Ermal Meta è stato scegliere di trattare un tema così profondo e avere le parole giuste per farlo. Ma purtroppo non basta. Nonostante l’aiuto di Dardust nella produzione musicale del brano, si ha la sensazione di avvertire un ossimoro tra il ritmo e il senso del brano. Poi, la retorica della canzone della buonanotte per eccellenza avrebbe potuto conquistare o cacciare. Noi ci prendiamo una pausa di riflessione per questo giudizio, Ermal Meta rimandato.
Tommaso Paradiso – I romantici
Si è presentato con una mano fasciata e questa è stata la cosa che ha attirato più interesse, più del suo stesso brano, che invece ha interessato circa dieci-quindici persone. Cattiverie a parte, questo pezzo sarebbe stato bellissimo se l’avessimo ascoltato all’esordio di Tommaso Paradiso, quando era ancora coi The Giornalisti in quel lontano 2009. Ma sono passati 17 anni da allora e noi continuiamo ad ascoltare sempre lo stesso pezzo, sempre le stesse notte, quasi sempre gli stessi testi. Bravo perché bravo, ma noioso e ripetitivo. Tommy ci dispiace sei tenero ma sei rimandato.
Fedez & Masini – Male necessario
Non ci aspettavamo davvero niente di diverso. Fedez che al Festival della coerenza rappa e Marco Masini che (come fa da una carriera intera) ci urla in faccia tutta la sua tristezza. Il testo è carino, tutto il resto è da rivedere. Promosso Marco Masini per la voce e il talento e bocciato Fedez che ha palesemente bisogno di qualche lezione di canto in più. Magari può creare una convenzione con lo stesso Masini che invece da imparare ha ben poco. Per uscire dall’impasse, rimandati.
J-Ax – Italia starter pack
I meriti da dare a questo pezzo sono tanti: la novità del country, il fatto che a cantare ci sia J-Ax e le rime taglienti (la cosa che ci è piaciuta di più. Con J-Ax difficilmente si rischia di non divertirsi e ballare, spesso tutto fatto con grande intelligenza e denuncia sociale. Eppure, c’è qualcosa che non ci convince. Se un po’ sei d’accordo e l’hai individuato tu questo pelo nell’uovo che non ci permette di promuovere J-Ax, scrivilo nei commenti.
Raf – Ora e per sempre
Il papà di Tommaso Paradiso in fatto di carriera. Ripetitivo, un già sentito banale e un po’ noioso. Questo non vuole togliere nulla l pezzo, alla voce di Raf che musica da prima che noi nascessimo (forse). Ma è sempre la stessa musica. Due sono i fatti che hanno attirato anche in questo caso maggior interesse della canzone: il fatto che abbia 66 anni e sembra un ventenne e il trapianto fresco fresco che sembra essersi fatto ai capelli. Bravo, ma c’è bisogno di un’evoluzione, rimandato.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Fine della triade dei rimandati per lo stesso motivo. Non è per cattiva condotta (poiché sono tre tenerissimi) ma buona ovvietà. Enrico Nigiotti, Raf e Tommaso Paradiso sono la nostra trinità del già visto per eccellenza. Anche in questo caso, talento indubbio, canzone carina, ma l’abbiamo già sentita e sentita e sentita e sentita. Bravo, ma non basta. Rimandatoooooo.
Chiello – Ti penso sempre
Chiello ci ha cantato della fine di una storia d’amore e l’ha fatto a modo suo. Bello il ritmo, carino il testo e carino (ma da migliorare) il canto. Non ci aspettavamo niente di diverso. Non significa che condannavamo Chiello alla mediocrità, ma ci sono degli artisti tanto giovani e la gioventù si sa, è croce e delizia. Forse anche Chiello ha bisogno di un passo avanti, forse può seguire Leo Gassmann in quel viaggetto di cui vi parleremo tra poco. Rimandato, fai lezioni di canto, la base è buona.
Patty Pravo – Opera
Patty Pravo è la star italiana di qualche generazione fa che abbiamo ancora l’obbligo di applaudire. Per avere 77 anni e mettersi ancora in gioco, per farlo con questa voce che ancora regge, con questa classe che è da poche. Quindi, qualsiasi problema legato al suo inserimento in questa sezione di quest’articolo cattivissimo, non vuole togliere nulla a lei né alla sua carriera. Il brano al contrario di quanto accaduto con Malika Ayane, sembra non esserle cucito addosso. E questo suscita una reazione spotanea: “Bello tutto, ma poteva essere meglio”. Patty Pravo rimandata, a malincuore.
Michele Bravi – Prima o poi
Michele Bravi è la grazia in persona. Una voce rara, come poche, riconoscibile e consapevole. Anche lui estremamente coerente, e un po’ ripetitivo. Il cantante del pezzo cult “Diario degli errori” sembra ormai sfornare più o meno lo stesso brano. Quindi anche tu, bravo, ma già visto. Rimandato.
Dargen D’Amico – AI AI
Dargen D’Amico qualcosa ha già vinto: la gloria e l’essere tra i primi posti al FantaSanremo. Festival della coerenza anche per lui, ma questa volta ci aspettavamo qualcosa in più. Figo, simpatico, magnetico, incisivo. Sempre il solito, invitare lui significa assicurarsi un Sanremo iconico. Quindi ti rimandiamo un po’ perché potevi darci quel qualcosa in più e un po’ perché abbiamo molta voglia di rivederti. Ciao Dargen, a presto.
I bocciati, a malincuore
Elettra Lamborghini – Voilà
Elettra fa musica per divertimento e questo si vede bene. In questi anni di attività, oltre a scene cult e trash allo stesso momento, ci ha regalato anche una buona dose di tormentoni: Pistolero, Pem Pem e tanti altri. Personalità di grandissimo livello, si diverte e fa divertire. Quest’anno però qualcosa non è andata proprio per il verso giusto e quello che ci aspettavamo fosse il brano più iconico del Festival si è rivelato una bella canzonetta, ma pur sempre una canzonetta. Per questo Elettra, sei bocciata, a malincuore. Ci hai comunque dato momenti bellissimi e soprattutto divertenti, con la tua spontaneità genuina che fa ridere davvero tutti.
Francesco Renga – Il meglio di me
«Alla mia età parlare di relazioni è importante. Noi uomini spesso nascondiamo quello che non funziona per paura, fragilità e alla fine questi disagi si accumulano e diventano pesantissimi. Peggio ancora, li proiettiamo su chi ci sta accanto. Bisognerebbe invece riuscire ad affrontare e risolvere quello che non va prima di tutto da soli, per poi presentarsi in un rapporto portando il meglio di sé stessi», queste le parole di Renga a Tv Sorrisi e Canzoni. Bello l’intento, sbagliato l’approccio. Forse tra i più banali di quest’edizione. Con questo verdetto sappiamo di scatenare l’ira di tutte le donne in menopausa, ma Renga è bocciato. Ci dispiace.
Leo Gassmann canta – Naturale
Gli danno del raccomandato solo perché è figlio e nipote di due maestri del mondo della televisione italiana e lui non fa assolutamente nulla per smentirli: stiamo parlando di Leo Gassman. Non volendo più essere pungenti sottolineiamo che il testo è di una banalità pazzesca, forse il peggiore di questo Festival. Praticamente la canzone che scrivevi su un foglio strappato in classe a quattordici anni, dopo la tua prima cotta. Lui ha una voce carina ma l’esibizione per quanto si nota un certo impegno non convince. Ho come l’impressione che Leo Gassman abbia bisogno di un viaggio in Oriente per ritrovarsi un po’ e tornare con una personalità un po’ più salda.
Luche – Labirinto
Tra le partecipazioni a questo Sanremo meno attese e meno applaudite. Abbiamo capito perché. Luche avrà anche fatto la storia del rap italiano e del pop rap nazionale, ma sicuramente non per la sua bravura ai live. Stonato, la sua prestazione davvero poco carina sarà stata sicuramente influenzata anche da una grande emozione evidente. Comunque, più cantante da studio di registrazione che da Ariston. Bocciato Luche, ci dispiace.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Quanto ci dispiace per la sorella di ThaSupreme che non ha fatto di questo Sanremo il trampolino di vero e definitivo slancio della sua carriera. Voce bellissima e studiata, ma non basta. Brava anche nella performance, ma se non è convinta lei del brano che porta non può convincere nessuo. E l’impressione è proprio che lei non sia convinta, quasi come se il brano fosse una semplice cover. Ci dispiace, arriverà il tuo momento, bocciata a malincuore.
Eddie Brock – Avvoltoi
Ultimo nella classifica finale, ultimo nella nostra lista dei peggiori. Dopo il successo di “Non è mica te” tutto ci aspettavamo tranne questa performance e soprattutto questa canzone al Festival. Testo un po’ banale, ma ciò che ci ha deluso di più è la performance. A tratti, molti tratti, stonato. Siamo certi che l’abbia notato anche lui, possiamo solo augurargli di fare meglio in futuro, ha le capacità per farci piangere. Bocciato.
Le pagelle sono finite, Sanremo è finito e come ogni anno ci stiamo godendo la nostra Mara Venier a “Domenica In”. Praticamente un secondo festival in un solo giorno stavolta. Facci sapere cosa ne pensi e soprattutto quali sono i tuoi brani preferiti di quest’anno!

