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Una delle donne di cui leggerai qui sotto, lei è Hedy Lamarr, bellissima e rivoluzionaria

25 novembre: sette ali di libertà

Il 25 novembre ricordiamo le donne vittime di violenza, ma questo giorno può essere anche l’occasione per celebrare chi, con coraggio, ha cambiato il mondo. Donne che hanno sfidato mentalità rigide, aperto strade nuove, osato essere se stesse quando sembrava impossibile. Un tempo nascere donna significava spesso avere un destino già scritto; oggi molto è cambiato, ma la libertà resta una conquista quotidiana.
Ecco allora 7 storie di donne audaci e creative che con i loro gesti e i loro sogni hanno ampliato il nostro orizzonte di libertà e non hanno atteso il permesso di essere sé stesse.

Ti presentiamo Olympe De Gouges, Antonia Masanello, Nelly Bly, Elvira Coda Notari, Hedy Lamarr, Miriam Makeba e Franca Viola. Non te ne pentirai!

Olympe de Gaouges (1748-1793)

Di lei dissero che era pazza, affetta da “isteria rivoluzionaria”. Dissero che non sapeva né leggere, né scrivere e che gli autori delle sue opere erano in realtà i suoi amanti. Non gli bastò di averla uccisa, fecero di tutto per cancellarne la memoria. Paladina della rivoluzione francese del 1789, reclamava la parità per le donne, la libertà per gli schiavi, il diritto al divorzio: scrisse la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” in cui rivendicava la totale uguaglianza. La legge punì Olympe con la pena di morte. Nel suo testamento, scrisse: “Lascio il mio cuore alla patria, la mia onestà agli uomini , la mia anima alle donne”.  

Olympe de Gaouges autrice della dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina

Antonia Masanello (1833-1862)

L’Italia libera e unita fu anche opera di migliaia di donne: una sola combattè nell’esercito dei Mille insieme a Garibaldi: il suo nome era Antonia Masanello, detta Tonina oppure Masenela. Insieme al marito Bortolo Marinello, decise di arruolarsi nell’esercito da uomo, con il nome di Antonio Marinello e indossò l’uniforme garibaldina. La leggenda racconta che un giorno, durante una battaglia, le scappò il berretto; Garibaldi si accorse che era una donna ma non disse nulla. Dopo la vittoria tornò a Firenze e a causa della guerra si ammalò di tisi; morì a soli 29 anni.

Solo allora un generale locale rivelò la sua vera storia e identità.

Antonia Masanello la donna che si travestì da uomo per combattere con le camicie rosse

Nelly Bly (1864-1922)

La storia di Nelly Bly inizia nel 1885 a Pittsburgh, quando un articolo intitolato “Per cosa sono buone le ragazze” sostenne che le donne dovessero solo pulire, cucinare e crescere bambini. Elisabeth Cochran, una ragazza ambiziosa e senza soldi, inviò una lettera di protesta a quel giornale. Venne assunta da quest’ultimo, ma con lo pseudonimo di “Nelly Bly”. Insoddisfatta dei temi da trattare, si trasferì a New York e fu assunta dal “New York World” di Joseph Pulitzer. Qui, decise di farsi internare in un manicomio per denunciare le terribili condizioni. Nellie aveva appena inventato l’inchiesta sotto copertura.

Nellie bly

Dopo quest’impresa, si avventurò in un’altra sfida: fare il giro del mondo in meno di 80 giorni. Nonostante non fosse comune per una donna viaggiare da sola, il 14 novembre 1889 partì da New York con pochissimi vestiti. Tornò dopo 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi, battendo il record.

Continuò il suo lavoro di inchiesta, raccontando la vita di carcerati, la prostituzione e le battaglie operaie. Testimoniò anche la vita in trincea durante la Prima Guerra Mondiale.

E’ considerata uno dei migliori cronisti di tutti i tempi. 

Elvira Coda Notari (1875-1946)

Elvira da bambina sognava di fare la maestra, la ballerina di tarantella o la modista. Ma di certo, il giorno in cui arrivò a Napoli, non immaginava come sarebbe cambiata la sua vita. 

Napoli le sembrò enorme e caotica in confronto alla sua Salerno. Con uno straordinario fiuto per gli affari, Elvira propose al marito Nicola Notari di fare il cinematografo (il cinema era stato inventato solo 10 anni prima). Insieme aprirono la Dora film. Nicola si occupava degli aspetti tecnici, Elvira divenne la prima donna regista d’Italia, scrivendo le sceneggiature e curando la regia. Quasi sempre le protagoniste erano donne vere, cariche di sensualità, determinate e lontane dalle figure stilizzate dei film dell’epoca; le ambientazioni erano popolari, raccontavano la vita nei bassi di Napoli, le ingiustizie subite dalla povera gente. I suoi film erano molto amati, tanto da aprire una sede di Dora Film anche a New York. Ma nel 1922 salì al potere Mussolini: con la cesura pose fine al suo sogno. Negli anni seguenti al fascismo i suoi film vennero attribuiti al marito Nicola.

Per lungo tempo di lei fu dimenticato anche il nome. 

Elvira Coda Notari prima donna regista di'Italia

Hedy Lamarr (1914-2000)

C’è chi pensa che le donne belle siano stupide. Hedy Lamarr era bellissima e per nulla stupida. Nata a Vienna in una famiglia ebrea, studiò ingegneria, ma la passione per la recitazione la portò davanti alla cinepresa. Divenne famosa con “Estasi” (1933), considerato il primo film erotico della storia del cinema, e interpretava sempre donne audaci, libere e determinate. L’attore George Sanders raccontava che, parlando con lei, restava incantato dalle sue labbra e non capiva una parola.

Con l’avvicinarsi della Seconda guerra mondiale, Hedy fuggì negli Stati Uniti e divenne una delle grandi star di Hollywood. Ma il pensiero della guerra in Europa non la lasciava tranquilla. Decise di lavorare come ingegnera per il Ministero della Difesa americano e, insieme al compositore George Antheil, ideò il frequency hopping system, un sistema per comandare siluri a distanza senza farsi intercettare. All’epoca il governo non lo prese sul serio, ma anni dopo questa invenzione rivoluzionò la tecnologia: cellulari, Wi-Fi e Bluetooth si basano proprio su quel sistema.

Hedy Lamarr attrice e inventrice

Hedy era affascinante, ambiziosa e geniale: incarnava la perfetta fusione tra bellezza e mente brillante. La scienza le riconobbe il giusto merito nel 1993, quando ricevette l’Oscar per i pionieri della scienza. Hedy Lamarr era bellissima. La più bella. E per niente stupida.

Miriam Makeba (1932-2008)

Diversi secoli fa, i colonizzatori europei occuparono vaste regioni dell’Africa, riducendo in schiavitù milioni di persone. Nel 1932 nacque a Johannesburg una bambina dalla pelle color mogano e dalla voce di usignolo: Miriam Makeba. Cresciuta in un sobborgo riservato ai neri, dove le leggi dell’Apartheid le proibivano di frequentare gli stessi luoghi dei bianchi, Miriam trovò nella musica la sua via di libertà. Un giorno, mentre cantava in un locale, una famosa band la notò e la portò con sé in tournée anche in Europa. Negli Stati Uniti, mentre costruiva la sua carriera, la madre morì. Al ritorno in Sudafrica, il governo temeva che la sua popolarità potesse diventare uno strumento contro l’Apartheid e dichiarò il suo passaporto non valido.

Miriam Makeba cantante

Nel 1961 Miriam parlò alle Nazioni Unite, negli stessi anni in cui Nelson Mandela veniva condannato all’ergastolo. Nel 1967 incise “Pata Pata”, diventata un successo internazionale e un simbolo della lotta contro l’Apartheid. Lasciò gli Stati Uniti e si trasferì in Guinea, continuando a portare la sua musica e il suo messaggio di libertà in tutto il mondo. Quando nel 1990 Mandela fu liberato, Miriam fu tra le prime a tornare in Sudafrica. Dal 2005 al 2008 ripercorse i paesi che aveva visitato durante la sua carriera, e la sua ultima tappa fu l’Italia, per un concerto in memoria di alcuni migranti africani uccisi dalla criminalità organizzata. Appena terminata l’esibizione, Miriam morì a Castelvolturno, nel sud Italia. La sua famiglia racconta che, in quel momento, Miriam era tornata tra la sua gente, in Africa, dove il suo cuore era a casa.

Franca Viola (1947)

Fino a non molto tempo fa, in Italia, un uomo poteva stuprare una donna e annullare il reato sposandola (matrimonio riparatore). Se la vittima acconsentiva, lo stupratore evitava la denuncia. All’epoca, quasi tutte le donne accettavano per non essere considerate disonorate e non trovare più marito. Poi, una ragazza di 17 anni disse di no.

Franca Viola prima donna a denunciare uno stupratore

Franca viveva ad Alcamo, in Sicilia. Era molto bella e un giovane, Filippo Melodia, si invaghì di lei. Lui, appartenente a una famiglia mafiosa, non accettava rifiuti e, dopo l’ennesimo no, decise di rapirla. La tenne segregata per otto giorni e la violentò. Fece sapere alla famiglia che la figlia era ormai disonorata, ma Franca e suo padre denunciarono l’accaduto. Era la prima volta in Italia che una donna denunciava il suo stupratore. Mentre quasi tutti gli abitanti di Alcamo si schieravano contro di lei, molti giornali la definirono un’eroina, che con il suo coraggio inaugurava una nuova era. Filippo Melodia fu dichiarato colpevole.

Dopo il suo gesto, molte donne trovarono il coraggio di denunciare. Nel 1981, la legge italiana abrogò gli articoli del codice penale che legittimavano la violenza sulle donne. Franca sposò l’uomo che amava, Giuseppe Ruisi. Oggi, se le chiedi della sua storia, risponde: “Non sono un’eroina; ho solo seguito il mio cuore e fatto quello che sentivo. Nulla di speciale”.

Queste donne hanno aperto le loro ali quando il mondo voleva tenerle chiuse e oggi il loro volo continua a insegnarci a osare.

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