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YPOSTA: tra Iran in fiamme e Venezuela

Ci sono decenni in cui non accade nulla e settimane in cui accadono decenni. Mentre stiamo ancora cercando di capire cos’è davvero accaduto in Venezuela, esplode la protesta in Iran che va in fiamme. Intanto Trump continua a lanciare minaccie contro praticamente tutto il mondo. Infine l’Unione Europea, nel suo piccolo, prova a difendersi con timide letterine ed accordi commerciali. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Iran in fiamme

In Iran si balla. Dopo Siria, Hamas e Venezuela, anche il regime degli Ayatollah potrebbe cadere. Un altro pezzo dell’asse della resistenza verrebbe meno. Un pezzo da 90 tra l’altro. In settimana milioni di iraniani, stanchi di un regime che li ha resi poveri, depressi e senza diritti, si sono riversati in piazza, chiedendo a gran voce la fine della Repubblica islamica. Persino il pavido Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo monarca della Persia, ha esortato i manifestanti a rovesciare il regime. Dopotutto è facile fare il Masaniello capo popolo quando si è al sicuro negli Stati Uniti.

Comunque Khamenei & Co. stanno provando ad arginare la marea. Hanno innanzitutto sguinzagliato i guardiani della rivoluzione, chiamati a “convincere” i manifestanti a tornare a casa con un metodo rude ma spesso efficace: sparare addosso ai manifestanti. Ci sarebbero già decine di vittime. Utilizziamo il condizionale poiché il regime ha disattivato la rete internet in tutto il paese, per evitare la circolazione di foto/video in grado di alimentare le proteste. Per questa ragione, le notizie che arrivano dall’Iran sono poche e non sempre attendibili. In ogni caso cose grosse stanno accadendo in quello che, una volta, era il glorioso impero persiano, ora ridotto ad una povera e disperata teocrazia. Sic transit gloria mundi.

Settimane di decenni: in Iran infiamma la protesta
Scontri in Iran

Venezuela, the aftermath

Con la cattura e l’arresto di Maduro, il regime venezuelano è stato decapitato, ma, come in un classico film horror/splatter, il corpo è ancora vivo. Difatti eccezion fatta per i festeggiamenti seguiti alla fine di Maduro, a Caracas e dintorni tutto è rimasto lo stesso. L’ex vicepresidente, Delcy Rodriguez, ha preso il potere e regge il paese. Naturalmente deve fare ciò che ordina Trump, senza farlo arrabbiare o prendere troppe iniziative. Insomma ora alla cara Delcy tocca essere una brava testa di legno.

L’eroina (eroe o eroa chissà. Davvero non saprei come scriverlo, per non offendere le femministe) dell’opposizione, Maria Corina Machado, non è ancora tornata in Venezuela e le possibilità che sia lei a guidare il paese si affievoliscono di ora in ora. Sarà perché è stata proprio lei a “soffiare” il Nobel per la pace dalle mani di Trump, in ogni caso Donald non sembra essere disposto ad “affidarle” il paese. Secondo lui, Machado non avrebbe il consenso del paese. Secondo noi gli rode ancora per il Nobel perso. Tra l’altro Machado, ormai in preda alla disperazione, ha dichiarato di essere disposta a condividere il premio Nobel con Trump, pur di rimettersi in contatto col presidente degli Stati Uniti. Ma evidentemente l’offerta non ha scaldato il cuore di Donald, che prosegue per la sua strada. Come dargli torto però, a nessuno piace essere il Nobel di scorta di qualcun altro.

Gattopardo venezuelano

In ogni caso, per ora, in Venezuela è cambiato tutto per non cambiare nulla (ed anche la citazione letteraria importante, l’abbiamo fatta). Dal 3 gennaio il paese è in “Stato d’emergenza”. Tradotto significa che i militari possono continuare a fare esattamente le stesse cose che facevano prima (reprimere il dissenso, rapire/uccidere oppositori), ma ora sono anche “legittimati” da un provvedimento del nuovo governo (che somiglia moltissimo a quello di prima).

L’epopea di Maduro

Settimana scorsa avevamo lasciato Maduro e moglie sulla Iwo Jima (portaerei americana). I due poi sono sbarcati, e sono stati portati al Metropolitan Detention Center (MDC) di Brooklyn (unica prigione federale della città di New York) di cui non si dice un gran bene, anzi. La struttura è famosa per le sue terribili condizioni di detenzione, i frequenti episodi di violenza e le accuse di supervisione inadeguata. In pratica un normale carcere italiano. Lunedì c’è stata l’udienza preliminare. Per entrambi l’accusa è di essere invischiati nel narcotraffico. Maduro e Flores si sono dichiarati innocenti, e accusano gli Stati Uniti di averli rapiti (su questo punto sarà complicato dargli torto). In ogni caso ci aspetta un processo molto lungo.

Tra l’altro in tutto questo caos, Donald ha approfittato della situazione per fare il primo “dispetto” (probabilmente solo il primo di una lunga serie) al nuovo sindaco di New York, Mamdani. L’odiato socialista, infatti, aveva dichiarato di non voler “ospitare” Maduro a New York, tantomeno il processo. Ed invece eccoci qua. Maduro a New York ed il processo a Manhattan. Non c’è nulla da fare, Donald è il solito burlone

Trump la furia

Dopo l’innegabile successo in Venezuela, ora Donald è scatenato. Nei giorni seguenti infatti Trump, ormai carico a pallettoni, ha minacciato Colombia, Messico e Cuba (praticamente mezza america latina) di fargli fare la stessa fine del Venezuela. Poi, per non farsi mancare nulla, è tornato sulla “vecchia” storia della Groenlandia, e su quanto importante sia, per gli Stati Uniti, prendere l’isola. (Ormai Donald neppure si impegna più a cercare “scuse” per attaccare nemici/alleati. Con una disarmante, ed in parte apprezzabile, sincerità dice che se la deve prendere perché gli serve). Naturalmente l’ultima minaccia ha disorientato i leader europei. Difatti quasi tutti i capi di stato/governo europei (eccetto i soliti filo russi, Orban e Fico) avevano elogiato l’operazione in Venezuela, etichettandola come un’operazione necessaria per portare libertà e democrazia nel paese. (Bisogna fare un plauso agli Stati Uniti, così tanto bravi a propagandare il liberismo internazionalista, che ormai gli europei ci credono di più degli americani stessi).

Un sogno chiamato Groenlandia

Ma all’ennesima minaccia nei confronti della Groenlandia (e quindi della Danimarca e quindi dell’Unione Europea), i nostri eroi hanno magicamente cambiato opinione su Trump e sulle sue operazioni. Hanno allora pensato di scrivere una bella letterina al Presidente americano, con cui esprimono il loro dissenso, in maniera però discreta, gentile. Difficile allora sorprendersi quando Putin ci accusa di utilizzare il “doppio standard” e di non avere “fegato”.

Settimane di decenni: Trump scatenato
Donald was given the inmate number “PO1135809” by the Fulton County Jail. © Fulton County Sheriff’s office

Probabilmente Trump la lettera neppure l’ha aperta, però, prima di passare alle “cattive”, ha promesso di fare il bravo alleato e di provare, soltanto una volta però, a prendersi la Groenlandia con le buone. Quindi ha proposto alla Danimarca di comprare la Groenlandia, in quella che sarebbe in effetti un’operazione immobiliare. Insomma il terreno di caccia preferito del palazzinaro del nostro cuore. L’operazione però non sembra facile, tantomeno economica. La Groenlandia infatti è un isola molto grande, si trova in una posizione strategica ed è piena di risorse (petrolio, minerali, terre rare), ambite da tanti. Insomma vale molti, moltissimi soldi. Come se non bastasse, la Danimarca è un paese ricchissimo, poco disposto a vendere i propri territori per quattro soldi. Però confidiamo nelle magiche capacità di negoziazione di Donald. L’artista della trattativa.

Medicina, I risultati

Dopo un’epopea durata più di 3 mesi, sappiamo finalmente chi ce l’ha fatta! Sì, perché tra prove, appelli, bocciature e cambi di norme in corso, il semestre filtro per l’ingresso a medicina è stato un bel casotto. Però alla fine tutto bene, abbiamo le graduatorie.

Dei 64825 studenti iscritti al semestre filtro, 22688 sono risultati idonei. In pratica si tratta degli studenti “in grado” di ottenere almeno un straccio di 18 in una delle tre prove (biologia, chimica e fisica), in uno dei due tentativi (prima prova di novembre e prova d’appello a dicembre). Insomma in fin dei conti non proprio un risultato memorabile. Ma le porte di medicina non si spalancheranno dinanzi a tutti gli “idonei”. Difatti i posti disponibili erano 17278. Quindi 5410 idonei non ammessi dovranno riciclarsi in corsi affini (biotecnologie, scienze biologiche, etc…). “Gli altri”, i circa 25000 studenti non idonei (quelli che il 18 non lo hanno visto neppure col binocolo) dovranno iscriversi ad altre facoltà, oppure forse accettare il fatto che l’università non fa per loro.

In ogni caso se questa storia vi ha tenuti col fiato sospeso, ed ora siete tristi per via dei titoli di coda, non disperate. L’unione degli universitari sta già preparando un mega ricorso collettivo, per via delle regole cambiate in corso. Insomma un giorno sarà messa la parola fine a questa storia, ma quel giorno non è oggi.

Giù i dazi col Mercosur, alla fine

Dopo una trattativa lunga 25 anni, l’accordo di libero scambio col Mercosur è realtà! E c’è da festeggiare. Non solo perché la riduzione dei dazi reciproci farà un gran bene alle economie di entrambe le aree. Ma anche, e soprattutto, perché con questo accordo l’Unione Europea (spesso maltrattata e bistrattata) sta seguendo un modello alternativo rispetto agli “altri”. Un modello basato sulla libertà d’iniziativa privata, di libero scambio e di autodeterminarsi. Insomma in un mondo di paesi illiberali/semi autoritari, diviso in blocchi, impegnato ad azzuffarsi in guerre commerciali, l’Unione europea è l’ultimo baluardo di libertà. Libertà individuale, commerciale ed economica. E teniamocela stretta questa libertà, perché, come gli Stati Uniti dimostrano, è tutt’altro che scontata.

Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

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