Settimana di disfatte in Italia ed in Europa. Col vertice europeo di giovedì notte muore un altro pezzo di quel sogno che chiamiamo Unione Europea. Non va molto meglio all’Ucraina, che vede fallire miseramente l’ennesimo vertice per la pace. Chi invece in pace proprio non riesce a stare è Trump, che ha lanciato la sua rappresaglia contro la BBC. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.
La disfatta dell’Unione Europea
Mercoledì a Bruxelles si sono riuniti i capi di stato e di governo dell’Ue. E non era la classica pizzata prenatalizia per farsi gli auguri e scambiarsi regali. Questa volta ci si riuniva al tavolo per cose serie. Il menu recitava: Ucraina e accordo col Mercosur.
Soldi all’Ucraina
Come ripetiamo da settimane, all’Ucraina oggi manca tutto: uomini, mezzi, armi e soldi. E si sa, senza soldi non si cantano messe e non si fanno le guerre. Anche perché la guerra costa molto. E’ roba da ricchi. L’Ucraina infatti spende, solo per tenere in piedi la baracca, circa 7 mld € al mese, ed il paese tutti questi soldi non li ha. Riesce mediamente a raccattarne la metà, tra l’altro con grande fatica. Necessita quindi che qualcuno metta l’altra parte. Questo è il motivo per cui Zelensky, da 4 anni a questa parte, va in giro per il mondo ad elemosinare soldi. Fino a qualche mese fa il conto se lo smezzavano europei ed americani. Ma da quando Trump, ad inizio anno, ha chiuso i rubinetti, agli europei è toccato accollarsi l’intera cifra. Parliamo di 90 mld €, in quanto il piano prevede un sostegno per almeno 2 anni. Quindi 3,5 mld € al mese per 24 mesi sono 84 mld €. I restanti 6 mld € per varie ed eventuali.
Da dove prendiamo tutti questi soldi
Insomma al vertice di mercoledì gli europei avrebbero dovuto decidere da dove prendere questi 90 mld € da prestare all’Ucraina. Inutile girarci attorno, alla fine a pagare siamo sempre noi cittadini. Ma per Ue la formula non era scontata. Certo gli Stati possono finanziarsi “singolarmente” emettendo debito pubblico, che ricade naturalmente sullo Stato emettitore (soluzione poco apprezzata tra i paesi già molto indebitati, tipo noi). Oppure l’intera Unione può emettere debito “comune”. In questo modo il debito non ricade sui singoli Stati ma sull’organizzazione. Diluendo il debito tra i paesi membri, i singoli Stati non aumentano il loro debito pubblico, ed i tassi d’interesse sono tendenzialmente più bassi. Come è facile immaginare, questa è la soluzione preferita dagli Stati con un alto debito pubblico (sempre noi), ma piace molto meno ai paesi “frugali” o virtuosi (gli Stati con un basso debito pubblico). Ed è difficile dargli torno. Difatti questi hanno decisamente poca voglia di condividere i debiti con paesi che spendono i soldi in maniera tanto disinvolta da ridursi al perenne accattonaggio (come l’Italia, che a furia di buttare al vento soldi pubblici si è indebitata oltre il collo). Ed allora come uscire da questa impasse? Come mettere d’accordo i paesi virtuosi con i paesi indebitati? Con i soldi dei russi….
La terza via
Si perché giovedì l’Unione Europea si è ritrovata nell’invidiabile condizione di poter prendere i soldi dell’aggressore (la Russia), per aiutare l’aggredito (l’Ucraina). Facciamo riferimento ai famosi asset russi detenuti in Europa. I russi infatti, prima di invadere l’Ucraina nel lontano 2022, avevano “dimenticato” 185 mld € nella “cassaforte” Euroclear, in Belgio. Gli europei avrebbero potuto prendere il malloppo, per finanziare lo sforzo bellico ucraino per quasi 5 anni. Certo non sarebbe stato semplice. Sarebbe stato necessario superare alcune criticità giuridiche e non lasciarsi spaventare dalle minacce russe. Insomma per i leader europei era il momento di buttare il cuore oltre l’ostacolo ed attraversare il Rubicone. Purtroppo però non lo hanno fatto. Alcuni perché patteggiano apertamente coi russi (Ungheria e Slovacchia), altri perché in Russia hanno ancora parecchi interessi (Italia, Francia) ed altri ancora perché spaventati dalle possibili conseguenze (Belgio).

Debito comune
Come spesso accade, per mettere d’accordo tutti è stata trovata una soluzione annacquata. Quindi si emette debito comune, garantito dagli asset russi. In pratica se alla fine della guerra l’Ucraina non sarà in grado di restituire il prestito da 90 mld € (scenario molto probabile), allora gli europei potranno aggredire il malloppo russo e riprendersi quanto prestato.
Accordo col Mercosur
L’altra grande portata, del ricco menu del vertice europeo, era l’ormai mitologico accordo commerciale col Mercosur. Si tratta di un accordo volto a ridurre i dazi tra l’unione Europea e 5 paesi sud americani (Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay), al quale si lavora da oltre 20 anni. Sembrava tutto pronto per la grande firma. Il Mercosur era soddisfatto, gli europei ancora di più (dato che l’accordo è molto favorevole a noi europei), ma c’era ancora un ultimo scoglio da superare: agricoltori ed allevatori europei. Si perché questa potente lobby (già riccamente finanziata attraverso la pac), spaventata dal possibile arrivo in Europa di carne e verdura sudamericana, si è messa di traverso. Ed è bastato l’arrivo di alcune migliaia di trattori a Bruxelles per bloccare tutto. La firma è stata rimandata. Se ne parla a gennaio, forse.
La morte dell’Unione Europea
Ieri notte i leader europei hanno avuto una grande occasione. L’occasione di dimostrare che i principi fondanti dell’Unione (libertà, solidarietà, libero commercio) erano ancora il motore che muoveva l’organizzazione. Avrebbero potuto mostrare al mondo che quel fuoco non si era ancora spento. Avrebbero potuto sbugiardare Putin e Trump, convinti che i leader europei non abbiano fegato. Quella di ieri notte era la perfetta occasione per dimostrare di essere capaci di superare gli assurdi vincoli del diritto internazionale (che soltanto l’Unione Europea si sforza di rispettare), e di non lasciarsi intimorire dalle lobby. Ma non lo hanno fatto. Tutto è stato buttato al vento, come è accaduto altre volte prime di giovedì. E sarà per la prossima, forse.
Trump Vs BBC
Ricordate la storia di “Trump: A Second Chance?”, il documentario taroccato su Trump, prodotto dalla BBC, che aveva fatto rotolare alcune importanti teste nella famosa emittente britannica? Ne avevamo parlato qui. Nonostante Donald sia tendenzialmente un bravo ragazzo, giusto un pizzico vendicativo e rancoroso (dopotutto però qui nessuno è perfetto), non l’aveva presa bene. Quindi, dopo lo scandalo del documentario taroccato, tutti ci aspettavamo la sua vendetta. Ed alla fine è arrivata.
In settimana Trump ha fatto causa alla BBC per diffamazione presso un tribunale federale della Florida (Southern District of Florida). Secondo Donald (& legali) la BBC avrebbe manipolato “intenzionalmente e maliziosamente” il suo discorso del 6 gennaio 2021, per interferire nelle elezioni del 2024.
Il conto da pagare per la BBC (per la gioia dei contribuenti britannici) ammonterebbe a 10 mld $, 5 per diffamazione ed altri 5 per violazione delle leggi commerciali della Florida.
La BBC però non ci sta ad essere presa a schiaffi. Ha deciso di non patteggiare e di andare in tribunale. Gli inglesi puntano ad archiviare il caso, in quanto il documentario sarebbe andato in onda solo nel Regno Unito (senza quindi violare le leggi della Florida). Naturalmente i legali di Trump hanno idee molto diverse. Insomma tutto è pronto per una lunga diatriba legale, che, siamo sicuri, ci riserverà molte emozioni.
La disfatta Ucraina
Ennesima settimana “decisiva” per l’Ucraina, in cui, alla fine, non si è deciso nulla. A dirla tutta qualcosa si sarebbe pure deciso, ma dato che all’incontro mancava il protagonista assoluto della storia, le decisioni prese sono state utili come una stufa a pellet nel Sahara.
Il vertice di Berlino
Lunedì a Berlino americani (capitanati dal controverso Steve Witkoff, inviato speciale di Trump, e Jared Kushner, cognato di Trump) europei ed ucraini si sono incontrati per buttare giù un nuovo piano di pace per l’Ucraina, da presentare poi a Putin. Magari la bozza uscita fuori non sarà piaciuta a tutti, però non si può dire che i ragazzi non si siano impegnati. Infatti l’Ucraina si è detta disposta a cedere il Donbass (ciò ci dice qualcosa sul livello di disperazione di Zelensky, pronto a fare concessioni fino a pochi mesi fa impensabili), e a sospendere la richiesta di adesione alla NATO.
Naturalmente senza il Donbass (con la sua cintura delle fortezze) e senza Nato, Zelensky ha chiesto garanzie agli alleati occidentali (o presunti tali), per evitare di essere invasi per la terza volta dalla Russia. E qui arrivano i nostri eroi. Difatti europei ed americani hanno promesso un esercito multinazionale a guida europea ed una clausola di difesa sulla falsariga dell’articolo 5 della Nato.
Come spesso accade, Trump, una volta visionata la bozza, è stato travolto dal suo incontenibile ottimismo e si è mostrato raggiante. Per il presidente americano la pace era una cosa praticamente fatta. Gli sarebbe bastata una telefonata all’amico Vladimir, e tutto si sarebbe messo a posto. Insomma il premio Nobel per la pace ormai Trump se lo vedeva già in saccoccia.
Fare i conti senza l’oste
I sogni di gloria di Donald però si sono spenti rapidamente. Putin infatti ha ripetuto per l’ennesima volta (tra l’altro a Vladimir si possono contestare molte cose, ma la coerenza non è tra quelle) di non voler sentire parlare di garanzie, eserciti di interposizione o di compromessi. Lui l’Ucraina se la deve prendere alle sue condizioni. Senza se e senza ma. Fine della storia.
Quindi l’incontro di Berlino, il piano di pace e tutte le discussioni di questi giorni sono stati completamente inutili. Come inutili sono stati gli incontri, le trattative ed i piani di pace degli ultimi 4 anni. Forse per gli americani e per gli europei (soprattutto) è arrivato il momento di mollare la diplomazia, e concentrarsi su un piano per piegare con la forza della guerra chi non ha nessuna intenzione di trovare un accordo per la pace.
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