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Referendum Giustizia: la riforma (importantissima) che nessuno conosce

Referendum Giustizia, molto dibattuto ma poco conosciuto. La riforma di cui oggi vi vogliamo parlare, tratta della separazione delle carriere tra giudici e PM, sennonché la costituzione di due Consigli Superiori della Magistratura. Entriamo nel dettaglio.

Differenza tra Giudice e PM

Prima di andare avanti spieghiamo brevemente la differenza, odierna, tra un giudice e un PM: il Giudice e il Pubblico Ministero (PM) sono entrambi Magistrati. Essi esercitano la funzione di giustizia, ma hanno ruoli molto diversi nel processo penale.

Il PM è colui che rappresenta l’accusa: quando arriva la “notizia di reato”, egli/ella decide se aprire un’indagine; coordina la polizia giudiziaria per raccogliere prove; valuta se ci sono elementi per chiedere il processo e, infine, durante il processo sostiene l’accusa davanti al giudice, cioè spiega perché, secondo lui, l’imputato è colpevole. Alt! Il PM non lavora per il governo, bensì è un magistrato indipendente, che agisce in nome della legge, non per motivi politici.

Il giudice invece decide in modo imparziale, ascolta le prove presentate sia dal PM (accusa) sia dall’avvocato difensore (difesa) e valuta i fatti secondo la legge. Egli/ella decide se l’imputato è colpevole o innocente, inoltre stabilisce la pena, e se c’è una condanna, restando SEMPRE terzo e neutrale.

Perché votare per il Referendum Giustizia?

Domanda molto ampia su cui si aprirebbe un grande dibattito storico, visto l’assenteismo e la sfiducia politica degli ultimi anni. Bisogna capire che tutti i partiti di maggioranza e una parte di quelli di opposizione hanno presentato alla Camera due richieste per indire un referendum.

La riforma costituzionale della giustizia è stata approvata giovedì dal parlamento, ma, su proposta della maggioranza di destra, (consapevole che ormai non vota più nessuno e gli italiano non sanno ASSOLUTAMENTE NULLA SU QUESTO REFERENDUM, perché noi meloncini non li informiamo a dovere) chiede il referendum confermativo. Il referendum confermativo è un passaggio previsto dalla Costituzione per tutte le riforme costituzionali che vengono approvate dal parlamento quando la maggioranza dei voti è risicata.

In breve: il parlamento deve approvare la riforma in due sessioni, con un totale di quattro votazioni, due alla Camera e due al Senato. Tra le due devono passare almeno tre mesi, per fare in modo che tali riforme, che modificano la Costituzione, non vengano approvate di fretta, e che quindi in questo tempo si possa sviluppare un dibattito tra i parlamentari e opinione pubblica. Se nella terza e quarta votazione la legge costituzionale viene votata in entrambe le camere con una maggioranza superiore ai due terzi degli aventi diritto (400 deputati e 200 senatori), viene automaticamente approvata. Se invece non supera la metà e non si arriva ai due terzi, la legge può essere sottoposta a un referendum, chiamato “confermativo”. Ed è proprio questo il caso!

Cosa cambia?

Oggi, in Italia, giudici e pubblici ministeri (PM) fanno parte dello stesso corpo, la magistratura. Se vince il Sì, questa si spezza spezzata in due carriere separate: una per i giudici e una per i PM.

Ma attenzione! Oggi un magistrato può fare il PM per qualche anno e poi diventare giudice, o viceversa. Se vince il Sì, questo non sarà più possibile: sarebbero due percorsi distinti, senza passaggi da un ruolo all’altro.

Ora abbiamo un unico CSM, ovvero Consiglio Superiore di Magistratura, che nomina e disciplina di tutti i magistrati. Con la riforma, ci sarebbero due CSM separati: uno per i giudici e uno per i PM. Questo significa che le carriere dei PM sarebbero gestite in modo autonomo, e influenzabili dal potere politico; con regole proprie diverse da quelle dei giudici.

Dunque la politica ha deciso di mettere piede dentro la magistratura. Con la separazione delle carriere, i PM, avranno un nuovo organo di autogoverno, separato da quello dei giudici, e lì potrebbe entrare la politica, perché parte dei membri potrebbero essere nominati dal Parlamento o dal governo. La decisione sulla carriera, i trasferimenti, i procedimenti disciplinari o su chi può essere indagato, potrebbe essere scelto dai politici.

Il messaggio implicito è “indaga su chi dico io o la tua carriera finisce”.

In conclusione…

Il pericolo di dittatura è dietro l’angolo, e non dobbiamo essere ciechi. Con questa nuova riforma la destra decide di scavalcare anche la legge e mettersi al di sopra di essa… un po’ nostalgico, non credete?

Si tratta di una questione di importanza altissima per la quale si invitano tutti gli assenteisti a presentarsi ai seggi per votare. Inoltre, poiché si tratta di un referendum costituzionale, non servirà il quorum: il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza.

Quindi, anche con pochi votanti, se vincono i Sì, la riforma entrerà in vigore. Questo referendum è decisivo perché decide se la giustizia resterà davvero indipendente o se la politica potrà iniziare a metterci le mani.

Noi giovani siamo chiamati a votare perché la libertà e l’equilibrio della magistratura e dei poteri sono ciò che protegge i nostri diritti, sia per oggi che per domani.

Votare è l’unico modo per contare davvero in questa scelta storica. Votare NO significa difendere una giustizia libera, uguale per tutti e non piegata al potere. Votare SI, vuol dire scegliere una giustizia “divisa”, e accettare una magistratura politica.

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