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Sentimental Value e l’importanza delle emozioni inespresse

Candidato a ben 9 statuette agli Oscars 2026, Sentimental Value si è imposto all’attenzione della critica internazionale come una delle pellicole più interessanti dell’anno. La nuova opera del regista norvegese Joachim Trier è stata definita da molti un capolavoro: scopriamone assieme le ragioni.

Raccontare una famiglia

Fin da subito, entriamo a contatto con la personalità inquieta e caotica della protagonista Nora (Renate Reinsve): la osserviamo agitata e scossa dall’ansia, a pochi minuti dall’entrata in scena per uno spettacolo di cui è protagonista — cosa piuttosto anomala data l’esperienza e la bravura che contraddistinguono le sue esibizioni.

Nora Borg è, effettivamente, un’acclamata attrice teatrale. La cui vicenda personale, però, paga il prezzo di un’infanzia difficile, caratterizzata dalla gravosa assenza del padre Gustav Borg (Stellan Skarsgård), celebre regista lontano dalla macchina da presa da ormai 15 anni. Dunque, tra i due soggiace una tensione latente, destinata a riemergere quando Gustav torna ad affacciarsi nella vita delle figlie, in occasione del funerale della madre. Comincia così un racconto toccante ed intimo sulla complessità del rapporto padre-figlia, capace di farci riflettere sul significato della parola “famiglia”, e su quanto possa essere complicato dar voce a quelle emozioni sommesse.

Cosa vuol dire “casa”?

Dinanzi a questi temi, assume un valore fondamentale il concetto di “casa”, intesa come un luogo fisico quanto il legame affettivo che le sue pareti custodiscono.

Sentimental Value: Stellan Skarsgard

Ciò avviene laddove la storica abitazione familiare, che pure ospita le memorie e i dolori dei protagonisti, viene scelta da Gustav Borg come ambientazione ideale della propria nuova opera, nella cui realizzazione intende coinvolgere Nora. D’altra parte, è egualmente travolgente la vicenda umana che il film si impegna a mettere a fuoco, pur sempre partendo dal dilemma: cosa vuol dire davvero “casa”?

Riprodurre le trame di un rapporto

Le risposte, senza alcun dubbio, sono molteplici. Eppure, Joachim Trier le cerca ostinatamente, servendosi di un cast incredibilmente abile a cogliere e riprodurre questa intricata trama interpersonale.

Ed il pensiero irrimediabilmente ricade su Renate Reinsve: l’attrice norvegese, dopo l’avvolgente interpretazione di Julie ne La persona peggiore del mondo, torna a collaborare con Trier in questo dramma familiare, regalandoci una prova attoriale di altissimo livello, e confermando delle qualità rare. Reinsve dedica anima e cuore ad un personaggio complesso e stratificato, restituendo al meglio l’articolato groviglio di sentimenti che caratterizza e travolge Nora Borg.

Sentimenal Value: Renate Reinsve e Inga Ibsdotter Illeaas

Alla stessa maniera, osserviamo le interpretazioni vivide e perfettamente centrate di Inga Ibsdotter Lilleaas ed Elle Fanning: la prima ha onorato l’impresa di tratteggiare la sfumata personalità di Agnes Borg, figlia minore di Gustav; la seconda, invece, è riuscita ad incarnare meticolosamente il senso di alienazione ed incomprensione che inevitabilmente attraversa chi, dall’esterno, provi a decifrare le particolari dinamiche familiari. Non a caso, ognuno dei 4 interpreti principali ha ottenuto la propria nomination agli Academy Awards.

Il cinema come rimedio all’incomunicabilità

Oltre a questo tris femminile, difatti, la prova di Stellan Skarsgård ha ottenuto il plauso generale della critica, che è giunta a definirla la migliore dell’intera carriera dell’attore classe 1951. Skarsgård ha portato sul grande schermo una figura complessa e struggente, impersonando un personaggio che ancor più si riempie di significato contestualmente al suo ruolo di regista: emerge, in definitiva, una profonda riflessione sul valore relazionale dell’arte e, in particolare, del cinema; della sua capacità di farsi linguaggio per quelle parole non dette, di ricucire quei rapporti dilaniati da una società quanto mai frammentata, in cui ognuno è portato a ripiegarsi su sé stesso e sulle proprie fragilità.

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