Dopo la grande rimonta in campionato di dieci giorni fa, i nerazzurri dell’Inter si ripetono e raggiungono la finale di Coppa Italia nonostante il doppio svantaggio iniziale.
Sintesi del match
In seguito allo scialbo 0-0 dell’andata, gli ospiti partono subito forte e, come nel match di campionato, mettono in seria difficoltà i padroni di casa, riuscendo a portarsi in vantaggio nel primo tempo grazie al gol dell’ex Dinamo Zagabria, Baturina, servito ottimamente da Van Der Brempt. I ragazzi di Chivu, a parte un colpo di testa di Thuram sugli sviluppi di un corner, fanno ben poco.
La seconda frazione comincia sulla falsariga della prima, con Nico Paz che è scaltro nello sfruttare un errore di Zielinski e a servire Da Cunha che, a tu per tu con Martinez, non sbaglia. A mezz’ora dal termine però il match cambia grazie all’allenatore rumeno, che sostituisce Dimarco e Zielinski con Diouf e Sucic, i quali invertono totalmente l’inerzia del match. Il francese viene schierato a destra e Luis Henrique viene spostato a sinistra: proprio questo cambio inaspettato mette in seria difficoltà Fabregas e soci.
Al minuto 69′ infatti è proprio una galoppata di Diouf a dare inizio all’azione che porterà all’1-2 siglato da Calhanoglu su assist di Sucic. Pochi minuti dopo è ancora il croato a servire l’assist per la doppietta del turco che porta al pareggio dei nerazzurri. Rimonta compiuta da parte dei padroni di casa che potrebbero anche accontentarsi dei supplementari per giocarsi la qualificazione nei minuti addizionali, ma invece i ragazzi di Chivu agguantano una vittoria che fino a trenta minuti dal termine del match sembrava impossibile grazie a Calhanoglu e Sucic che questa volta invertono i ruoli, con il numero 8 che sigla il 3-2 finale.
Inter troppo più forte o Fabregas presuntuoso?

Quando si dice “due indizi fanno una prova” ci riferiamo proprio a questo. Circa dieci giorni fa l’allenatore spagnolo aveva subito una rimonta dall’Inter molto simile a questa. I lariani infatti, nonostante il vantaggio di due reti, avevano sprecato tutto anche in campionato. Tutto ciò ci porta inevitabilmente a fare delle considerazioni, in quanto il “profeta” spagnolo, Cesc Fabregas, si dimostra non in grado di gestire per due volte un vantaggio importante contro una squadra sì fortissima, ma — come dimostrato anche dai tanti scontri diretti persi e dalla disfatta in Champions contro il Bodo Glimt — tutt’altro che imbattibile.
A mio parere l’allenatore del Como è troppo legato al suo credo calcistico, fatto di difesa alta, pressing asfissiante e possesso palla infinito, e si dimostra poco incline al compromesso che, almeno in queste due partite, gli avrebbe permesso di ottenere risultati diversi.
Cristian Chivu: inesperto ma vincente
A inizio anno molti contestavano a Marotta e Ausilio la scelta dell’allenatore rumeno, in quanto aveva solo 13 panchine ufficiali tra i grandi, e peraltro con una piccola come il Parma. I fatti hanno però dato ragione al presidente dei nerazzurri, dato che “Caschetto” ha già messo le mani sul ventunesimo scudetto (manca ormai solo la matematica) e si potrà giocare il 13 maggio una finale contro una Lazio che ha battuto a fatica l’Atalanta grazie a uno strepitoso Edoardo Motta, capace di parare ben 4 rigori.
A Chivu si può recriminare solo l’uscita ai play-off contro il Bodo Glimt, ma nonostante ciò ha già eguagliato la miglior stagione del suo predecessore e, se dovesse aggiungere la coppa, lo supererebbe addirittura. Il rumeno, poi, oltre ad aver ottenuto ottimi risultati sul campo, ha anche dimostrato grandi abilità comunicative senza mai arrampicarsi sugli specchi con scuse sugli infortuni o sull’inadeguatezza della classe arbitrale.
Complimenti a Giuseppe Marotta, che continua a dimostrarsi un dirigente molto competente e lungimirante.

