Al momento stai visualizzando Connie Dentice: attrice, autrice e attivista napoletana

Connie Dentice: attrice, autrice e attivista napoletana

I tuoi contenuti fondono divulgazione, protesta politica e arte. Come riesci a far coesistere queste dimensioni e quanto della tua sfera privata finisce in questa ricerca espressiva?

«Cerco di non separare mai questi tre piani, perché per me nascono tutti dalla stessa esigenza: capire il mondo e provare a trasformarlo. La divulgazione serve a rendere accessibili temi complessi, l’arte permette di farli arrivare in modo emotivo e la protesta politica dà una direzione concreta a quello che racconto. Anche la mia sfera privata entra inevitabilmente in questo processo: esperienze personali, fragilità, relazioni e contraddizioni diventano materiale di riflessione. Credo che il personale sia spesso il punto da cui riconosciamo dinamiche collettive. Ed è per questo che le ho inserite tutte nel mio spettacolo inedito drammatico “Nell’ombra”».

Quali sono secondo te i primi passi concreti e urgenti che dovremmo compiere per fare davvero un passo avanti verso l’uguaglianza di genere?

«Penso che i primi passi urgenti siano soprattutto educativi e strutturali. Educazione affettiva e sessuale nelle scuole, contrasto agli stereotipi di genere già dall’infanzia, redistribuzione reale del lavoro di cura e maggiore indipendenza economica per le donne. Ma serve anche una responsabilità quotidiana: smettere di considerare certe discriminazioni come “normali” o inevitabili. L’uguaglianza non arriva solo dalle grandi battaglie pubbliche, ma anche da ciò che tolleriamo nelle relazioni, nei linguaggi e nei contesti di tutti i giorni. Riconosco un linguaggio molto più emancipato in TikTok rispetto a Instagram ed è per questo che ho usato anche quella piattaforma».

Ci sono momenti in cui senti che la lotta per l’uguaglianza di genere sia un cammino vano o la speranza resta per te un motore costante nonostante le difficoltà?

«Ci sono momenti di stanchezza e frustrazione, soprattutto quando si ha la sensazione che certi diritti vengano continuamente rimessi in discussione. Però non credo che la speranza sia qualcosa di ingenuo o automatico: per me è una scelta politica. Continuare a esporsi, a parlare e a creare significa credere che il cambiamento sia possibile anche quando sembra lento. E spesso sono proprio le persone che incontri, i confronti sinceri o i piccoli cambiamenti concreti a ricordarti che qualcosa si muove davvero. Ed è per questo che partecipo agli incontri e ai festival universitari e non sul sociale».

Il patriarcato è un sistema radicato nella nostra società. Quali sono, secondo te, quegli atteggiamenti o quegli schemi educativi che applichiamo inconsciamente, e che finiscono per alimentare proprio quel sistema che vorremmo superare?

«Credo che molti schemi patriarcali sopravvivano proprio perché vengono percepiti come naturali. L’idea che gli uomini debbano reprimere la fragilità, che le donne debbano essere accomodanti, che la cura sia un compito femminile, che il valore di una persona dipenda dal potere o dal controllo: sono messaggi che assorbiamo fin da piccoli. Anche interrompere di più una donna mentre parla, minimizzare emozioni maschili o educare bambine e bambini in modo diverso contribuisce a mantenere quel sistema. Sono automatismi profondi che vanno riconosciuti prima ancora che combattuti. Aiuterebbero sicuramente dei laboratori di teatro terapia in tal senso». 

La divulgazione espone ad estimatori e ad hater. Facendo un bilancio complessivo, quando tocchi certi nervi scoperti, nel confronto con il pubblico maschile, senti che prevale la chiusura difensiva o la reale volontà di mettersi in discussione?

«Dipende molto da chi ascolta e da come si crea il confronto. Esiste sicuramente una parte di pubblico maschile che reagisce in modo difensivo, perché vive questi temi come un attacco personale invece che come una riflessione su un sistema culturale. Però vedo anche molti uomini che hanno voglia di mettersi in discussione e di capire meglio il proprio ruolo».

Lascia un commento