Nel paese dei santi e delle Madonne dal 12 giugno scorso c’è un nuovo venerabile in circolazione. Silvio Berlusconi, abbandonando le umane spoglie, ha lasciato un fardello pesante ai suoi compagni di partito e, ancora di più, all’Italia intera. Il Bel Paese ha deciso di accoglierlo nel suo Pantheon di sacro e profano. Una felice beatificazione che, però, potrebbe avere una svolta imprevista.
Il tempio di Silvio: l’aeroporto della fede
All’indomani della dipartita del Cavaliere, politici e non si sono profusi in lacrime e belle parole per il compianto. Quello che sembrava essere un normale rito di saluto ha iniziato a prendere lentamente la forma ingombrante di una beatificazione.

La splendente foto di Silvio Buon Pastore non era più un semplice meme, ma un’icona. La lista delle controversie della sua vita iniziava a sbiadirsi e a sparire. I processi e le condanne ormai erano echi di vuote parole tra le pagine della sua esistenza, sepolte con quel che di umano resta del Cavaliere. Silvio l’aveva fatto ancora! Il miracolo!
Come ogni santo che si rispetti, anche Berlusconi avrebbe dovuto avere il suo luogo di fede, un’opera mondiale su cui il suo nome avrebbe gravato nell’eternità dei secoli. Nel luglio 2024, un anno dopo la morte, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con Matteo Salvini, decreta l’aggiunta del nome “Silvio Berlusconi” all’aeroporto di Milano-Malpensa. Silvio, finalmente, aveva avuto il suo tempio nella città della sua vita.
La consacrazione dell’aeroporto ha suscitato non poche blasfeme polemiche da parte delle opposizioni e degli enti locali. Evidentemente, la scelta fatta non rappresentava proprio tutta l’Italia. Ma le polemiche svaniscono e il nome resta: ad oggi il nome di Silvio splende ancora sotto i finestrini degli aerei.
La “deificazione di uno zuccone”
Nonostante la beatificazione di Silvio Berlusconi, le sentenze e i provvedimenti della giustizia italiana resistono al tempo. La sua posizione politico-imprenditoriale non ha colpito solo per la sua eccezionalità ma anche per le controversie e gli eccessi. La sua immagine è stata sporcata da qualche macchia difficile da rimuovere ma facile da dimenticare per noi mortali.
Un tale trattamento per un politico non è, però, un caso eccezionale nella storia. Nei primi anni del principato romano era consuetudine divinizzare i membri della famiglia imperiale. Nel 54 d.C. i romani affrontarono la morte dell’imperatore Claudio, un personaggio non apprezzato dall’opinione pubblica. Alla sua morte, Seneca scrisse l’Apokolokyntosis, “Deificazione di uno zuccone”, immaginando la vita ultraterrena di un personaggio così controverso. L’imperatore non è ritenuto degno di una beatificazione ed è costretto da Augusto, morto ma tra i Celesti, a scontare la sua pena negli Inferi. Subisce un processo in cui viene giudicato colpevole e condannato ad essere punito con i suoi stessi vizi. I provvedimenti umani gli avevano garantito un posto nel Pantheon ma la giustizia divina (nella figura del giudice Eaco) lo ha condannato secondo le sue leggi.
Non è possibile sapere dove vaghi oggi il Cavaliere e se sia più vicino a Claudio o ad Augusto ma, invece, possiamo concentrarci sull’Aldiquà, dove la sua memoria sembra indelebile.
La “chiesa” sconsacrata
“Sembra” perché qualcosa sta cambiando. La “chiesa” di Silvio, l’aeroporto di Milano-Malpensa a lui intitolato, rischia di vedere nuovamente cambiato il proprio nome per essere, così, “sconsacrata”. I movimenti locali e le opposizioni stanno facendo valere le proprie ragioni chiedendo la revoca di questa intitolazione. Adesso la palla passa al TAR che avrà il compito di decidere se accogliere il ricorso o rifiutare, salvando così il nome “Silvio Berlusconi”.
In una telenovela dal sapore di Canale 5, la Lega si è scagliata contro la delibera proposta dal comune di Milano, definendo ridicole le priorità di Sala e delle opposizioni. Anche la famiglia Berlusconi ha manifestato il suo disappunto in merito, affermando che l’intitolazione dell’aeroporto al buon Silvio sia meritatissima.
Ad ogni modo, l’Italia tutta attende gli sviluppi della vicenda. Nella terra del sacro e del profano, non si sa che ne sarà della cattedrale del Cavaliere ma una preghiera continuerà a riecheggiare: ciao Silvio, continua ad insegnare agli aerei a planare.
di Francesco Alberico

