La religione ha sempre accompagnato l’uomo, dalle sue origini, nella forma più primitiva, e continua a perdurare ai giorni nostri. L’essere umano è la forma di vita più complessa, definita la più intelligente presente sulla faccia della terra, anche se, citando Einstein, è più probabile che, a non aver fine, sia la nostra stupidità, piuttosto che l’universo.
Ma al di là di una pesante autocritica, bisogna prendere atto del fatto che noi siamo proprio forti: abbiamo combattuto con le unghie e coi denti per sopravvivere in epoca preistorica per accaparrarci un etto di culo di Mammut, ci siamo coalizzati in tribù, ci siamo uniti in società, abbiamo trovato un modo di comunicare e ci siamo evoluti in un percorso che dura da qualche milione di anni. Non è una cosa da poco, ecco.
Ma proprio in virtù di ciò… come è stato possibile che dal nulla l’uomo abbia sentito l’esigenza di trovare, di creare una religione, un’entità (o più) divina a cui aggrapparsi e da pregare? Se siamo così intelligenti, perché si è sentito il bisogno di un Dio e di una religione?
Le origini della religione: 35.000 anni fa
No, non è a causa di funghi o bacche allucinogene, eravamo lucidi quando abbiamo cominciato a credere in qualcosa di ultraterreno (in particolare dal Paleolitico superiore, 35.000 anni fa, l’epoca in cui ci prendevamo a mazzate per un Mammut, per intenderci), cominciando a seppellire i nostri defunti, poiché si pensava ci potesse essere qualcosa dopo il trapasso.
Nel corso dei millenni e dei secoli, queste pratiche hanno assunto dei caratteri più simili al culto religioso in senso stretto, il quale cercava di spiegare il perché dei vari fenomeno naturali, come il sorgere del sole: dalle prime forme di politeismo dei sumeri, arrivando all’affascinante mitologia greca, giungendo alle religioni monoteiste maggiori del cristianesimo, islamismo ed ebraismo (non citiamo anche la cultura indù, cine-giapponese ecc. non perché ci stanno sul cazzo, ma perché sono meno diffuse). Da parte dell’uomo, quindi, è sempre stata forte la curiosità di spiegarsi ciò che lo circondava, ma al tempo stesso anche di dare un senso ad una così flebile vita che culmina con la morte del corpo.
La vera e propria origine e una forma comune tra le religioni, però, è argomento ancora ostico per tutti gli studiosi del campo. Menzione d’onore al cristianesimo che grazie a crociate e tribunale dell’inquisizione è riuscito ad affermarsi il primo posto sul podio.

Oggi c’è ancora bisogno di un credo?
Se secoli fa la scienza era rudimentale e lasciava campo libero a fanatici e uomini di chiesa vari, ad oggi tutto ciò che non possiamo spiegarci, trova risposte nella scienza e nella ricerca. Questo ha intaccato parecchio il rapporto uomo-religione e/o uomo-Dio, ma non ha impedito la nascita di tantissimi fedeli in tutto il mondo. Ma allora all’uomo non basta spiegare scientificamente i fenomeni naturali per capire che forse non esiste nessuna entità ultraterrena?
Probabilmente, se l’essere umano ha fede ancora in un Dio, è perché ha bisogno di credere in qualcosa che non sia del tutto spiegabile con la logica e con la ragione. Soprattutto se pensiamo che l’uomo non è fatto di meccanismi, ma di sentimenti, di emozioni, che non sempre vanno a braccetto con la verità fredda della scienza. Anche se non possiamo parlare di verità assoluta, in quanto quella manca persino agli scienziati, che tutt’oggi s’interrogano sulla possibilità di una presenza ultraterrena. E se Piero Angela aveva dubbi, chi siamo noi per dire il contrario?

