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Siria: la caduta di Assad

Una decina di giorni fa, circa, la grande lega che riunisce svariati gruppi islamici, “al Fatah al Mubin” (“la Grande Conquista”), sapientemente guidata dal gruppo Hayat Tahrir al Sham (HTS), i primi fanatici “pragmatici” del medio oriente, aveva sorprendentemente preso Aleppo, facendo ballare pericolosamente il regime di Assad.

Probabilmente neppure la palla di vetro sarebbe bastata per immaginare che gli eventi tanto incredibili di alcuni giorni fa erano noccioline, rispetto a ciò che è successo tra sabato 7 e domenica 8 dicembre: Damasco è caduta; dopo 54 anni il regime di Bashar al-Assad non esiste più.

A giant portrait of Syrian president Bashar Assad sets on a building, as empty streets seen in Damascus, Syria, Saturday, Dec. 7, 2024. (AP Photo/Omar Sanadiki)

Riannodando il filo 

Dopo la caduta di Aleppo, per Assad le cose sono persino peggiorate. Con un esercito in versione tonno Riomare (così morbido che si taglia con un grissino) e senza i suoi amici a proteggerlo (i russi dall’alto, e gli iraniani sul terreno), le forze ribelli guidate dal gruppo HTS hanno, seguendo l’autostrada M5 (probabilmente senza pagare il pedaggio) conquistato prima Hama e poi Homs, le più importanti città della cosiddetta Siria “utile” (la parte occidentale del paese che affaccia sul Mediterraneo; la parte orientale è meno “utile” perché desertica), arrivando in pochi giorni alle porte di Damasco.

Nel frattempo anche le milizie ribelli a sud, partiti dalla città di Daara, avevano raggiunto la capitale del paese; e (dato che non c’è mai due senza tre) anche i gruppi curdi nell’est del paese (fino a quel momento un pizzico svogliati) hanno cominciato ad attaccare l’esercito Riomare siriano. 

Le ultime ore

Tra sabato e domenica, per Assad, la situazione è precipitata. 

Abbandonato dal quello che rimane del suo esercito (scappato nel tranquillo Iraq) e dai suoi “quasi” amici (persino Hezbollah ha lasciato il paese), il dittatore siriano, ormai solo e disperato, pare che abbia provato a fare un accordo con gli Usa, pur di rimanere al potere (Fonte Bloomberg), ma Trump aveva chiarito la sua posizione già qualche ora prima su X, scrivendo (approfittando dell’occasione anche per insultare Obama) che la «Siria è un casino, ma non è problema degli americani».

Tweet con cui Trump smentisce ogni possibile coinvolgimento Usa con la Siria.

Sabato sera è cominciato l’assedio di Damasco, terminato poche ore dopo con la conquista da parte delle forze ribelli della città, mentre Assad ha preferito mollare tutto (e forse aprire un chiringuito alle baleari), ed è salito su aereo russo (Ilyushin IL-76) verso una località sconosciuta. Il velivolo però è improvvisamente scomparso dai radar dei portali di monitoraggio del traffico aereo, e non si sa che fine abbia fatto. 

Tracciato della rotta dell’aereo su cui viaggiava Assad.

E ora la Siria?

La situazione è un bel po’ incasinata. A Damasco sono arrivati numerosi gruppi, tutti molto diversi tra di loro (Hayat Tahrir al Sham, quindi svariate formazioni islamiche, poi milizie curde, combattenti drusi e probabilmente nel mischione ci sono persino i due leocorni), quindi non sarà facile capire chi comanderà cosa. Intanto il primo ministro di Assad, Mohammed Ghazi Jalali, aveva provato a mettere le mani avanti, dicendo d’aver già contattato Al Jolani (leader di HTS), per una transizione pacifica del potere (sarà interessante vedere che fine farà Jalali).

Dato che in quell’area pare non esserci nulla di pacifico, Israele ha già provveduto a rafforzare massicciamente il confine nord con la Siria, e, per far capire che aria tira, ha già sparato qualche colpo di artiglieria contro le milizie “ribelli”. 

Al Jolani, leader del gruppo HTS.

Breve analisi

In tutto sto casino è difficile capire chi abbia vinto; possiamo però dire chi ha perso. Chiaramente mettendo da parte Assad (forse pure morto), le cose sono andate piuttosto male sia per il nostro amico Vladimir, costretto ad abbandonare l’area e la base navale di Tartus (unica base navale russa nel mediterraneo); sia per l’Iran, che, con la caduta dell’alleato Assad, ha perso il naturale collegamento con il suo alleato più importante, Hezbollah. 

Per tutto il resto, dovremmo aspettare la prossima stagione di questa avvincente serie che si chiama Medio oriente. Non disperate però, siamo sicuri che i nuovi episodi arriveranno a breve.

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