La CDU ha vinto le elezioni in Germania (28,52% dei consensi) e Merz (attuale capo del partito) sarà il nuovo cancelliere. Meglio però non lasciarsi prendere dalla nostalgia per la Merkel; i cristiano democratici non sono più quelli di un tempo, anzi.
Merz: ostinazione e caparbietà
Il partito, proprio sotto la spinta del nuovo leader, si è spostato decisamente verso destra, soprattutto in merito all’onnipresente tema dell’immigrazione. Nonostante appaia come il classico tedesco ricco, algido ed un po’ razzista, con cui non usciresti neppure sotto tortura, non posso nascondere un pizzico di ammirazione per Merz. È stato trattato per quasi 20 anni come un appestato all’interno del partito (a causa di alcune divergenze proprio con la Merkel), fino a farsi praticamente cacciare, ma non ha mai mollato, e, dopo aver fatto veramente molti soldi, nel 2021 è tornato, ha preso la leadership del partito, ed ha vinto le elezioni alla prima opportunità. Insomma chi la dura, la vince.

Come se la passano gli sconfitti delle elezioni in Germania?
Chi proprio ha solo voglia di sotterrarsi è Scholz, il Cancelliere uscente, leader della SPD. Dopo aver fatto segnare tassi record di impopolarità per quasi tutto il mandato (nelle ultime settimane persino la mamma non lo sopportava più), in maniera coerente ha ottenuto solo il 16,41% dei consensi, cioè il peggior risultato della storia del suo partito (la SPD è stata fondata nel 1887, quindi non era facile). Un premio lo meriterebbe anche lui. Fare così male dopotutto non è per tutti.

Chi non muore si rivede
Chi invece dopo oltre 70 anni di oblio ha rialzato la testa è il partito neonazista (oggi Afd). Arrivati secondi (20,8% dei consensi), il partito guidato dalla Weidel (e sostenuto da Musk) ha ottenuto il miglior risultato di sempre (non contando Hitler, ma quella è un’altra storia). I nazisti hanno fatto incetta di voti nella parte est della Germania (la ex DDR) e tra i giovani.
Insomma come spesso accade, chi è più in difficoltà si aggrappa ai partiti estremisti per cambiare radicalmente lo status quo. Nonostante tutto ciò è piuttosto improbabile che Afd possa governare (e realizzare il suo sogno di deportare migliaia di immigrati) dato che tutti i partiti tedeschi hanno categoricamente escluso ogni alleanza coi nazisti (Merz però è venuto meno lo scorso gennaio, votando con Afd un provvedimento in merito all’immigrazione).

L’affluenza in Germania a queste elezioni è stata particolarmente elevata (oltre l’84%, come non accadeva da 35 anni). Forse Musk è stato talmente bravo a sostenere i neonazisti (Afd) che ha richiamato alle urne migliaia di tedeschi per votare contro di loro.

E il resto della baracca?
Gli amici della Thunberg (i verdi) non stanno vivendo un gran momento (non solo in Germania). La pandemia, la guerra in Ucraina e le difficoltà economiche hanno cambiato le priorità dell’elettorato, e la tutela dell’ambiente è divenuto un tema meno centrale ed attrattivo (per questa ragione ci estingueremo). I verdi quindi hanno perso molto rispetto all’ottimo risultato ottenuto nel 2021 (11,61% dei consensi).
Chi ha fatto ancora peggio è il partito liberale (4,33% dei consensi) che, assieme al partito personale della rosso-bruna Sahra Wagenknecht (4,97% dei consensi), non è riuscito neppure ad entrare in Parlamento (semplificando molto il compito di Merz di formare una coalizione). Infine Die Linke (il partito di sinistra un po’ più estrema) ha ottenuto un ottimo risultato (8,77%) soprattutto tra i giovani (partito più votato dagli under 24), confermando la tesi per cui chi è più in crisi tende a votare per i partiti che propongono cambiamenti radicali.

Per Merz ora è pazza gioia?
Non proprio. Merz, pur avendo vinto, non ha i numeri per governare da solo, e cercherà di formare una coalizione con gli ammaccati socialisti. Però per i tedeschi le alleanze sono cose serie (non come dalle nostre parti), quindi le trattative tra la CDU e la SPD dureranno un po’ di settimane. L’obiettivo è formare un governo entro Pasqua (anche la Germania avrebbe bisogno di una resurrezione), ma bisognerà fare le cose per bene. Siamo un po’ all’ultima chiamata per i partiti moderati: dovessero deludere l’elettorato, la possibilità di avere (dopo le prossime elezioni) un Bundestag dominato dagli estremisti sarebbe piuttosto concreta.
La missione però sarà tutt’altro che semplice. La crisi economica tedesca è strutturale (di botto sono venuti meno i tre pilastri su cui si basava il loro modello di sviluppo: il gas russo, la protezione americana ed il mercato cinese); quindi per invertire la rotta servirà molta creatività. In ambito internazionale, Merz è un deciso sostenitore dell’Ucraina (forse se fosse un po’ più giovane andrebbe a combattere lui stesso), e di un’Unione Europea forte e indipendente a guida tedesca (difficile aspettarsi cose diverse). Magari è la volta buona che riusciamo a darci una mossa. Insomma dopo gli anni del sempre timoroso e balbettante Scholz, forse la Germania è pronta a rialzare la testa.


