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YPOSTA: una settimana da giochi pericolosi

Giochi pericolosi

I giochi pericolosi di Putin, l’offensiva finale a Gaza, le proteste in Francia e le conseguenze dell’assassinio di Kirk. Altra settimana non banale e per fortuna c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova a raccontarvi gli eventi esteri più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci. Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Putin, la Nato e gli aeroplani

Settimana nuova, sconfinamento nuovo. Ormai per Putin è un appuntamento fisso. Un po’ come noi con la palestra. Solo che noi andiamo a fare cardio e pesi, mentre lui si diverte a mandare droni e aerei da guerra sui paesi vicini. A questo giro è toccato all’Estonia. Venerdì infatti 3 jet militari russi sono rimasti nello spazio aereo estone per una decina di minuti circa. Per allontanarli, la Nato ha fatto intervenire 3 F-35 italiani. Esattamente come la Polonia la settimana scorsa, anche l’Estonia ha già annunciato che attiverà l’articolo 4 dell’alleanza atlantica (per intenderci quello che da avvio alle consultazioni tra gli alleati). Insomma Putin, per testare la tenuta e la reazione della Nato, continua a giocare con gli aereoplanini. Per ora l’Alleanza atlantica sta a guardare. Questi però sono giochi pericolosi, e qualcuno finirà col farsi male.

Lo sconfinamento russo in territorio estone

Offensiva finale a Gaza

Dopo il piano di agosto e gli annunci in pompa magna di settembre, Israele, alla fine, è passata dalle parole ai fatti. Tra lunedì e martedì l’esercito israeliano ha invaso, nuovamente, la città di Gaza. L’obiettivo di questa operazione, definita “finale” (spoiler alert: non lo sarà), è quello di prendere il controllo della città, per stanare gli ultimi e irriducibili combattenti di Hamas. Dovrebbero essere un migliaio circa, secondo Israele, ma tenderei a non fidarmi troppo dei numeri dati da fanatici religiosi. Secondo il piano di agosto, tra l’altro, prima dell’inizio dell’operazione, ci sarebbe dovuta essere l’evacuazione totale della città, ma evidentemente qualcosa è andato storto. Infatti solo 350 mila persone sono riuscite a scappare dalla città, che ad agosto contava ancora un milione di arabi. Sicuramente il fatto che l’intera striscia sia ormai un cumulo di macerie e che le zone “sicure” vengano sistematicamente bombardate da Israele non hanno rappresentato un incentivo alla fuga per i Gazawi. Le quasi 700 mila persone rimaste a Gaza semplicemente non sanno dove andare.

Ciò che rimane di Gaza. Credit: Hatem Khaled/Reuters

Una Sparta in Medio Oriente

Come se già il passato ed il presente del Medio oriente non fossero già parecchio inquietanti, ci ha pensato il solito Netanyahu a peggiorare le cose. Il Primo Ministro, in un discorso già noto come “Sparta Speech”, ha parlato di cosa dovrà diventare Israele. Per lui, lo stato ebraico dovrà trasformarsi in una sorta di moderna sparta, economicamente e militarmente autosufficiente. La svolta “autarchica” è necessaria perché “Israele sarebbe sotto assedio mediatico, circondata da molti nemici e da finiti alleati.” Chissà forse il mondo in cui Israele sta conducendo la guerra a Gaza sta influendo su ciò che il mondo intero pensa dello Stato ebraico. Evidentemente questo pensiero non ha ancora sfiorato la mente di Netanyahu, impegnato invece a tenere in piedi il suo governo che, a causa di tensioni interne, comincia a ballare pericolosamente.

La Francia e la disconnessione dalla realtà

Parlando di governi che ballano, non possiamo non menzionare la Francia. I nostri “cugini” transalpini sono infatti al 4 primo ministro in un anno (roba incredibile, persino per noi italiani), e pare non vogliano fermarsi. Il nuovo Primo Ministro, Lecornu (amico fidato del presidente Macron), è stato accolto dai suoi concittadini in maniera decisamente poco calorosa. In settimana proteste numerose e pacifiche (quasi tutte) si sono svolte nel paese, per bloccare i tagli proposti dall’ex primo Ministro Bayrou (che è ex ministro proprio perché la sua proposta era già stata bocciata), e per fare capire al nuovo Primo Ministro l’aria che tira. Lecornu ha capito l’antifona (persino Salvini, uomo dal “sopraffino” acume politico ci sarebbe arrivato), ed ha rassicurato i francesi, dicendo che non ci sarà nessuna manovra “lacrime e sangue”. Questa però è una deriva pericolosa. Purtroppo per i francesi, infatti, proteste e nuovi primi ministri non cambieranno la realtà. La Francia continua ad essere il paese col più alto deficit d’Europa (traduzione: spende molto, ma molto, di più di quanto incassa), e la traiettoria del suo debito sta pericolosamente seguendo l’esempio italiano (purtroppo per loro, ed anche per noi). A dirla tutta l’instabilità politica e le proteste non fanno altro che peggiorare una situazione già molto delicata, e quando arriverà il momento di fare i conti con la realtà (e prima o poi quel momento arriva sempre) sarà molto doloroso. Sarebbe più intelligente affrontare la realtà immediatamente, per evitare guai peggiori. L’intelligenza, però, sembra essere un po’ fuori moda ai nostri tempi.

Le proteste in Francia. © Thibault Camus, AP

Le conseguenze dell’assassinio di Kirk

L’assassinio di Kirk non ha avuto sorprendenti conseguenze, anzi. Rappresentanti politici (destra, sinistra, americani ed europei) hanno parlato di quanto la violenza politica sia un gioco pericoloso, in grado di condurre ad esiti drammatici. Nessuno però si è fatto un esame di coscienza. Anzi. Per la sinistra l’omicidio di Kirk è colpa del linguaggio violento e discriminatorio della destra. Mentre per la destra l’omicidio di Kirk è colpa dell’estremismo di sinistra. Insomma se siamo arrivati a questo punto, la colpa è degli altri. Sempre. Ma non è finita qui. La destra mondiale si è immediatamente adoperata per trasformare Kirk in un martire, anche se, prima della settimana scorsa, non aveva la più pallida idea di chi fosse Charlie Kirk.

Nel frattempo Trump ne ha approfittato per fare fuori (almeno momentaneamente) Jimmy Kimmel, conduttore di un famosissimo late night show, a causa di un monologo proprio su Trump e su Kirk. Anche se non è la prima volta che accade, ciò continua a lasciarmi perplesso. Trump, il mondo maga e Musk si sono sempre presentati come i difensori supremi della libertà di espressione. Ed ora che sono al governo, passano i loro pomeriggi pensando a chi dovrà essere censurato (fossi in Jimmy Fallon comincerei a dare un’occhiata su LinkedIn). Ma anche questa è una cosa molto umana. La libertà di espressione ci piace moltissimo quando siamo noi ad esercitarla. Quando invece a farlo sono gli altri, ci piace molto meno.

Anche per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica

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