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Ora tocca all’Europa difendere l’Ucraina

Trump ha staccato la spina. L’imboscata ai danni di Zelensky nello studio Ovale ha lasciato l’Ucraina senza armi (e forse senza speranza) e l’Europa sola ad affrontare l’imperialismo russo/sovietico/zarista (tanto è sempre la stessa cosa). Tutti i leader europei hanno capito che, nel caso in cui ci sarà da fare a botte, non si potrà più contare sugli Stati Uniti (paese, assieme alla Germania, in verità sempre abbastanza propenso a fare a botte). Quindi bisogna fare qualcosa, adesso. L’europa deve assolutamente elaborare un piano di difesa.

Nei giorni immediatamente successivi alla gang bang ai danni di Zelensky, gli annunci e i discorsi motivazionali non sono mancati. Dal “solito” Macron (per cui ogni scusa è buona per attaccare un pippone di due ore, che i francesi sono costretti ad ascoltare), alla Presidente della Commissione UE, Von Der Leyen, tutti i leader europei hanno promesso sostegno all’Ucraina, dichiarandosi pronti a riarmarsi, per affrancarsi dall’ormai ex alleato americano.

I “soliti” inglesi

Il primo però ad aver trasformato le parole in fatti (attività di solito complicata) è stato il Premier britannico Starmer. Gli inglesi hanno molte cose che non vanno (mangiano il pesce con le patatine, i tabloid) ma quando c’è da difendere la libertà, si può contare su di loro. Starmer, forte di un’opinione pubblica schierata a fianco dell’Ucraina (tanto che neppure l’opposizione fa opposizione), pochi giorni dopo il naufragio delle relazioni Usa-Ucraina, ha annunciato un prestito di 2,26 miliardi di sterline e altri aiuti finanziari per 1,6 miliardi di sterline, per alzare il morale del depresso Zelensky. Inoltre ha promosso una “coalizione di volenterosi” (guidata dalle due uniche potenze nucleari europee, Regno Unito e Francia) per arrivare ad un piano di pace (che non sia una resa dell’Ucraina), ed infine si è proposto come “ponte” tra gli Stati Uniti e l’Europa.

Zelensky Ucraina presidente foto sorride

Finalmente l’Europa si esprime sulla difesa per l’Ucraina

Dopo che tutti avevano fatto la loro mossa, alla fine (come spesso purtroppo accade) l’Europa batte un colpo. La Presidente della Commissione, Von Der Leyen, pochi giorni fa ha presentato “Re Arm Europe”, il piano europeo per il riarmo.

La proposta punta a liberare 800 miliardi di euro di cui 650 mld € a carico degli Stati Nazionali (grazie all’allentamento del patto di stabilità) e 150 mld € di prestiti della Commissione (attraverso un nuovo strumento europeo, simile allo schema S.U.R.E) dedicati alla difesa. Tutto questo però non è la fine della storia, ma soltanto l’inizio.

Ora arriva il bello perché, per i tedeschi, sospendere il patto di stabilità non è abbastanza. Loro vogliono modificare le regole fiscali europee, in quanto il riarmo sarà un’esigenza pluriennale e strutturale (da quando l’ho letto, ammetto di essere meno tranquillo). La Germania questa volta fa spaventosamente sul serio, tanto che alcuni alti funzionari europei prevedono, per fine anno, la creazione di uno strumento europeo di debito comune (sul modello di NGEU) dedicato al riarmo. Macron (forse in maniera poco lucida, per via del troppo entusiasmo) ha annunciato la decisione di “aprire il dibattito strategico sulla protezione dei nostri alleati nel continente europeo attraverso la nostra deterrenza”. Insomma si può cominciare a discutere in merito alla possibilità di mettere a disposizione l’arsenale nucleare francese per la difesa dell’Europa; e questa sarebbe una svolta davvero epocale.

L’ora del Consiglio: il “Re Arm” dell’Europa per la difesa

Tutti questi annunci hanno creato alte aspettative sul consiglio europeo straordinario del 6 marzo. In parte, però, queste aspettative sono state disattese. Il Piano “Re Arm Europe” è stato accettato in via informale; l’approvazione formale dovrebbe avvenire al prossimo Consiglio in programma il 20-21 marzo. Per il piano di sostegno all’Ucraina le cose sono andate diversamente invece: infatti il testo è stato accettato da 26 dei 27 Stati membri. Soltanto l’Ungheria di Orban (ormai palesemente il cavallo di troia di Putin all’interno dell’Unione) si è opposta. Vedremo se il “dittatorello” terrà duro anche al prossimo Consiglio, o alla fine cederà alle minacce degli altri 26 o alle “mazzette” della Commissione.

Tiriamo le somme

Insomma dopo anni di letargo l’Europa sembra essersi risvegliata, ma c’è ancora moltissimo da fare e non rimane molto tempo per l’Ucraina. Eravamo già in ritardo 8 anni fa, durante il primo mandato di Trump ed il Donald 2.0, ancor più cinico e feroce, ci costringe a fare scelte coraggiose, rapidamente. Bisognerà innanzitutto capire cosa fare dei 200 mld € russi congelati in Europa. Alcuni vorrebbero usarli per aiutare l’Ucraina, per altri ciò rappresenterebbe una plateale violazione del diritto internazionale (per non parlare della proprietà privata).

Infine dovremo affrontare la cruciale questione dell’esercito europeo. Avere 27 eserciti che dispongono di armi, attrezzature e mezzi diversi è inutile e condanna l’Europa ad essere un nano in mezzo a giganti. Gli Stati membri dovranno mettere il cuore in pace ed accettare di creare un esercito comune, che sia in grado di garantire la sicurezza dell’intera Unione. L’ Europa, se non vuole essere in balìa del Trump di turno, e vuole elaborare una buona difesa, deve approfondire ulteriormente il processo d’integrazione. Non ci sono altre vie.

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