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Los Angeles come Civil War: il film ha previsto gli scontri?

Los Angeles è a ferro e fuoco dopo i raid anti migranti di Trump e le conseguenti proteste. Con l’invio dell’esercito si teme l’escalation. La situazione inizia a ricordare un film del 2024: Civil War, diretto da Alex Garland, che immagina un’ipotetica guerra civile negli Stati Uniti.

Cosa succede a Los Angeles?

Tutto è iniziato venerdì scorso, quando il P.O.T.U.S. ha inviato gli agenti dell’ ICE (Immigration and Customs Enforcement) a Los Angeles e località limitrofe per individuare, arrestare e deportare i migranti irregolari. Le iniziali manifestazioni pacifiche si sono presto trasformate in rivolte, che hanno portato a decine di arresti e feriti. A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato lo stesso Trump, che sabato ha deciso di rispondere con le forze federali della Guardia Nazionale, il tutto senza consultare il governatore Newsom, del partito democratico. Dalla parte dell’appena ri-eletto Presidente c’è anche il Pentagono, con centinaia di marines a supporto dell’operazione.

Una cosa del genere non accadeva dal 1992, quando la Guardia Nazionale arrivò a Los Angeles per sedare le cosiddette “riots”, scoppiate per motivi razziali e che portarono a 63 morti, più di 2.000 feriti e 12.000 arresti. Quella volta, però, l’approvazione del governatore della California ci fu. Mentre le proteste si fanno sempre più accese, anche a San Francisco, il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha annunciato che lo Stato affronterà Trump per vie legali. L’accusa è di aver violato i limiti costituzionali sull’uso delle forze armate.

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La guerra civile su grande schermo

Ad aprile dello scorso anno esce nelle sale italiane Civil War, diretto da Alex Garland, già regista di Ex Machina e sceneggiatore del cult 28 Giorni Dopo. Il film mette in scena una fantomatica guerra civile tra varie fazioni presenti nel paese. Le principali sono i lealisti del Presidente e le Western Forces, le quali avanzano verso Washington per rovesciare il Governo. La pellicola non rivela le cause del conflitto, e non è interessata a farlo, proprio per evitare che lo spettatore patteggi per una fazione. Tant’è che le fittizie Western Forces nascono da un’alleanza tra California e Texas, due stati politicamente agli antipodi. Piuttosto Garland si concentra sul mostrare le conseguenze di una guerra civile nel paese, scegliendo come protagonisti dei reporter e quindi dando un taglio quasi documentaristico al tutto.

La situazione degli USA in Civil War è tragica: città devastate, violenza dilagante e un terribile clima di divisione nella popolazione. Tutti questi aspetti, seppur in scala ridotta, sono riscontrabili in quello che sta attualmente accadendo in California. E il fatto che siano previste ulteriori rivolte in altre città rende il tutto ancora più inquietante. Forse il regista aveva già intuito cosa sarebbe potuto succedere negli Stati Uniti da lì a poco. Una conferma è stata l’attentato a Trump avvenuto a luglio, il quale scaldò non poco la situazione. Non ci vuole un genio per rendersi conto che gli equilibri del Paese, già precari, continuano a essere minacciati sempre di più. E data l’estrema eterogeneità, sia ideologica che etnica, di una Federazione così grande, basta veramente poco per toccare il punto di non ritorno del “sogno americano“.

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