Sì, la Norvegia ha ufficialmente adottato una legge “sì significa sì”, “Only yes means yes”, ridefinendo lo stupro come qualsiasi atto sessuale senza consenso esplicito.
Approvata nel Giugno 2025, la legge cambia totalmente l’idea di stupro.
Parliamone:
La legge “online yes means yes” approvata in Norvegia il 06 Giugno di quest’anno allontana dal requisito di consenso: la paura o il congelamento. La legislazione prevede che: affinché un’attività sessuale sia consensuale, debba ottenere un chiaro e volontario “sì” da tutte le parti coinvolte. Gli aspetti della legge sono i seguenti: il consenso esplicito; deve essere espresso verbalmente o attraverso un comportamento chiaro. Spostamento dalla resistenza: la legge non richiede più che una persona mostri resistenza fisica affinché un atto sia considerato stupro. Riconoscimento della risposta al trauma: riconosce che la risposta di una persona, ovvero rimanere immobile o paralizzata dalla paura, non è un segno di consenso. Allineamento internazionale: la Norvegia ora si unisce ad altri paesi come Svezia, Danimarca e Spagna nell’avere una definizione legale di stupro basata sul consenso.
Ci sono voluti anni di lavoro, ma la Norvegia ha ottenuto una legge sullo stupro basata FINALMENTE sul consenso. Questo significa che si unisce ad altri 25 paesi europei nella ridefinizione dello stupro come rapporto sessuale senza consenso.
È l’ultimo paese nordico ad apportare questa modifica.
La maggior parte dei paesi europei – 20 su 26 – ha modificato la definizione negli ultimi dieci anni. L’aggiunta più recente è stata la Repubblica Ceca a gennaio, dove le organizzazioni della società civile hanno promosso il cambiamento.
L’approccio “no vuol dire no” richiede l’opposizione delle vittime, mentre la soluzione “solo sì significa sì” si basa sul consenso di tutte le persone coinvolte.
E L’Italia?
La revisione del sistema dei delitti contro la libertà sessuale, elimina la precedente distinzione tra aggressione e abuso sessuale e costruisce un’unica figura di “aggressione sessuale”. Il fine della revisione da cui ho preso spunto è quello di trarne indicazioni per il delitto di violenza sessuale nel Codice penale italiano.
Il delitto di violenza sessuale in Italia è disciplinato dall’ art. 609-bis del Codice Penale e punisce chiunque, con violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe una persona a compiere o subire atti sessuali.
Ma in che termini può essere definito un abuso sessuale? Il limite del consenso fin dove arriva?
Secondo il nostro codice penale:
- Non è sufficiente il silenzio: l’assenza di un “no” non equivale a un “sì”.
- Deve essere esplicito e consapevole.
- Deve essere continuativo: per tutta la durata, del rapporto sessuale.
- Non deve essere influenzato da comportamenti passati: il consenso, non è invalidato da eventuali comportamenti precedenti della vittima.
Ecco sull’ultimo punto mi soffermerei. L’introduzione del principio “solo il sì significa sì” chiarisce che il consenso deve essere libero, attuale e inequivocabile, senza possibilità di presunzioni basate su comportamenti passati o relazioni precedenti. Tuttavia, bisogna sottolineare che ci sono delle criticità:
- dimostrare l’assenza di consenso può essere difficile, soprattutto in assenza di testimoni o prove concrete
- le procedure giudiziarie possono risultare lunghe e traumatiche per la vittima.
- alcune situazioni restano soggettive da interpretare, come il riconoscimento del rifiuto implicito o la revoca del consenso durante l’atto, e resta il rischio, seppur raro, di accuse ingiuste.
- l’efficacia della legge dipende fortemente dalla formazione e dall’aggiornamento costante di magistrati, forze dell’ordine e operatori coinvolti.
Per concludere la legge “only yes means yes” punta a garantire il pieno rispetto del consenso. Esso DEVE essere un imperativo etico che tutela la dignità, l’integrità e la sicurezza di ogni persona.
Solo riconoscendo l’importanza del consenso come principio fondamentale è possibile costruire una società più giusta, consapevole e responsabile, in cui le vittime di violenza sessuale trovino protezione, sostegno e, soprattutto, GIUSTIZIA.
Sara Ginevra Marra

