Il 4 luglio è stata pubblicata su tutte le piattaforme la canzone “Messalina”, scritta dall’artista emergente Taisa Di Napoli, conosciuto da molti anche come creatore di contenuti su TikTok, affiancato nel canto dalla voce di Flaminia Scapigliati.
Chiunque abbia un vago ricordo delle lezioni di storia romana del liceo sa che di Messalina non si parla affatto bene nei libri. Anzi, per essere precisi, se ne parla poco e malissimo. Fonti come Tacito, Giovenale e Svetonio hanno lasciato di lei il ricordo di una donna ninfomane che amava prostituirsi occasionalmente con marinai e gladiatori. Plinio il Vecchio racconta che Messalina riuscì a giacere con ben venticinque uomini nell’arco di una sola giornata, vincendo una sfida lanciata da lei stessa alla più celebre prostituta dell’epoca.
Se questa donna era davvero così come ce l’hanno descritta, perché mai scrivere una canzone su di lei? E inoltre: dove finisce la realtà e inizia la diffamazione?
Ne abbiamo parlato con Taisa e Flaminia, in un’intervista che parte dal desiderio di riscattare un’imperatrice romana dimenticata, per poi portarci a riflettere su quanto le vicende antiche possano ancora oggi aiutarci a comprendere il nostro presente.
Perché la tua attenzione è ricaduta proprio su Messalina? Cosa ti ha colpito della sua storia?
T: «Tutto è nato da una frase che ho letto mentre studiavo per l’esame di storia romana su un manuale che tendeva ad approfondire nel dettaglio i vari personaggi storici. Quando sono arrivato al capitolo dedicato all’imperatore Claudio, ho letto una frase riferita alla madre di suo figlio, Britannico. Non veniva nemmeno fatto il suo nome: si diceva soltanto che tutto il popolo romano gioì quando finalmente fu uccisa. Sono rimasto un attimo senza parole. Com’era possibile che il manuale liquidasse con due parole questa donna, senza spiegare nemmeno il motivo reale per cui era stata uccisa? Da lì ho iniziato a fare ricerche per soddisfare la mia curiosità, e ciò che ho scoperto mi ha scosso.
Messalina era stata la terza moglie dell’imperatore Claudio, che per i suoi difetti fisici era considerato un sovrano insulso e debole. Messalina seppe approfittare dell’inettitudine del marito e fece valere le sue capacità politiche. Aveva ordinato l’uccisione o l’esilio di diversi potenziali nemici e riuscì a creare una rete di fedeli grazie alle sue ricchezze. Fu poi uccisa dopo aver sposato il giovane senatore Gaio Silio mentre il marito era via.
Secondo le fonti, Claudio non mosse un dito quando seppe che l’avevano uccisa anzi, continuò a bere vino e a partecipare al banchetto in cui si trovava al momento della notizia. Di lei però non viene mai raccontato nulla se non le false voci che furono messe in giro sulla sua vita sessuale. Prima di Silio, Messalina aveva avuto altri amanti, come l’attore Mnestere o il governatore Appio Giunio Silano, e questo non andava bene alla società romana. Una donna che avesse avuto più amanti era una vergogna. Si iniziò a dire che girasse per i bordelli di Suburra e che lì si prostituisse per denaro sotto il falso nome di Licisca. Ma riflettendo un attimo, è assurdo pensare che una potente imperatrice come lei avesse bisogno di vendere il proprio corpo per avere soldi e amanti».
Nel testo ti rivolgi a Messalina chiamandola spesso “madre mia” e accenni al desiderio di ritornare nel suo grembo. È stata una scelta casuale o qualcosa di più?
T: «Immagino Britannico, il figlio di Messalina, come una figura impotente, forse anche un po’ indifferente. Non un complice degli assassini della madre, ma sicuramente nemmeno un suo paladino. I versi “nel ventre tornerò” e “dal mio ventre il sangue sgorgherà” sono consequenziali, anche se collocati in momenti diversi del brano. Il desiderio di Britannico di tornare nel grembo della madre, unito all’annuncio finale che proprio da lì sgorgherà sangue, è un riferimento al fatto che entrambi scompaiono dalle pagine della storia senza lasciare traccia significativa. E in quelle poche pagine in cui compaiono, il loro ruolo non viene approfondito.
Ricordiamo che Britannico fu ucciso da Nerone, che voleva eliminare ogni ostacolo alla sua ascesa al potere. Per quanto riguarda l’immagine stessa del ventre, credo che sia una grande metafora della forza creatrice dell’esistenza, una fame di vita che non si estingue mai. Mi piace pensare che Messalina, Britannico e tanti altri non siano davvero morti, ma che si siano solo trasformati in qualcos’altro».
A cosa ti sei ispirato per comporre la musica e scrivere il testo?
T: «Ho deciso di riprendere il metro della letteratura latina, in modo che l’ambientazione romana fosse evocata in maniera efficace. Il testo è nato di getto: in un quarto d’ora la canzone era già lì, nero su bianco. Tuttavia, sentivo che fosse giusto associare alla mia scrittura e alla mia performance una voce e una sensibilità femminili. Per questo mi sono rivolto a Flaminia. Chi meglio di un’altra donna poteva comprendere l’essere dimenticata dalla storia e messa alla gogna per la propria vita sessuale?»
Flaminia, qual è il verso che preferisci della canzone?
F: «Il verso “mi han tolto la voce” per me significa tanto. Messalina era una voce importante nello Stato, capace di cambiare le carte in tavola da un momento all’altro, ma oggi nessuno ne parla più. Non è certo un esempio di bontà d’animo — era pur sempre un’imperatrice — ma trovo assurdo condannarla moralmente solo per l’adulterio, e non per tutte le altre azioni probabilmente ben più gravi. Si dice anche che quell’adulterio venne interpretato come un velato colpo di Stato per spodestare Claudio. Ma allora perché non parlare della sua astuzia politica invece che delle sue presunte attività da meretrice?»
Il tuo canto è carico di rabbia, come a voler gridar giustizia. Cosa ti ha aiutata per (ri)dare voce a questa donna?
F: «La grinta che ho cercato di trasmettere viene non solo dalla mia capacità di empatizzare
con la storia di Messalina, ma soprattutto dal mio vissuto. Io, come tante altre, ho spesso subito la mentalità misogina di alcuni ragazzi del mio quotidiano. Come per Messalina — così come per tante ragazze dei nostri tempi — fare riferimento alla vita sessuale è sempre il modo più facile e definitivo per attaccarne la reputazione. Una volta che qualcuno fa circolare la voce che sei “una facile”, diventa quasi impossibile scrollarsi di dosso quell’etichetta, anche se sei l’esatto opposto. Ci ho visto una grande attualità nella sua storia, una vicenda che mi parlava non solo di antichità ma soprattutto del mio presente».
T: «Inoltre, voci del genere possono essere assolutamente letali. Quante ragazze si sono tolte la vita per il modo in cui la loro intimità è stata strumentalizzata? Il problema sta alla base: nella nostra società un uomo che vive liberamente la propria sessualità è un “macho”; una donna, invece, è una poco di buono. Un uomo che fa il pornoattore “ha capito tutto della vita”; una donna che guadagna con OnlyFans è una sgualdrina.
E tutte queste riflessioni ci riportano al punto di partenza: Messalina avrà avuto sicuramente più di un amante, ma perché questo dovrebbe interessare ai libri di storia? Cosa ha fatto di diverso rispetto a qualsiasi altro imperatore, o allo stesso Claudio? Lei, come tante ragazze dei nostri tempi, viene attaccata per qualcosa che forse ha fatto, solo perché è una donna. Se fosse stata un uomo, oggi non sarebbe ricordata come una meretrice, ma come un amante passionale e una figura politicamente temibile».
Trovi che col tempo la figura di Messalina sia stata rivalutata negli ambienti scolastici o persistono le dicerie diffamatorie sul suo conto?
T: «No, per niente. Di lei, come di tante altre figure femminili della storia, se ne parla sempre al negativo e solo delle loro presunte attività sessuali. E il peggio è che spesso sono proprio delle insegnanti che, pur essendo donne, continuano ad alimentare stereotipi e falsi storici del genere. Maria
Antonietta, Anna Bolena, Maria Stuarda… la storia è piena di donne diffamate da uomini che volevano in qualche modo sminuirle».

Approfondendo questo tema tutto al femminile, appare chiaro quanto la vita sessuale delle donne abbia fatto e continui a fare paura alla società. La canzone di Taisa e Flaminia ci aiuta a riflettere su temi quali le discriminazioni di genere e la strumentalizzazione del sesso come arma per ferire e, talvolta, eliminare figure femminili scomode.
Se potessero descrivere Messalina con una sola parola, Flaminia e Taisa userebbero rispettivamente “bersaglio” e “riscatto”, ed è quasi ironicamente profetico quanto queste due parole descrivono non solo l’epilogo perfetto per la storia di questa imperatrice, ma per qualsiasi donna che abbia subito o subisca discriminazioni per via della sua vita sessuale. Ed è questo forse il messaggio e l ’augurio più forte della canzone: che tutte coloro che sono state bersaglio della società possano rialzarsi come baluardi del proprio riscatto.
Correte subito ad ascoltare “Messalina”, una canzone che parla del presente tramite il filtro della storia antica e che può stimolare interessanti riflessioni su noi stessi e la nostra realtà.

