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Il Ponte sullo Stretto di Messina: un evergreen italiano, con dei lavori che questa volta (forse) partono davvero

Se sei nato in Italia dopo gli anni ’80, c’è un’alta probabilità che tu abbia sentito parlare del Ponte sullo Stretto di Messina prima ancora di sapere dov’era Messina. Un po’ come l’uomo sulla Luna, ma al contrario: se lì ci siamo andati nel ‘69, qui il ponte lo stiamo ancora aspettando.

La storia del Ponte è il classico esempio di romanzo all’italiana, con protagonisti eterni come studi di fattibilità, polemiche politiche, plastici in diretta TV e, più di recente, post su Instagram con rendering futuristici e ingegneria spettacolare, ma soprattutto, baluardo di campagna elettorale di tanti, soprattutto di SILVIO BERLUSCONI.

In realtà, ci avevano già pensato i Romani…

L’idea di collegare la Sicilia al resto d’Italia in realtà non è nuovissima: ne parlavano già i Romani. Sì, proprio loro, quelli coi sandali. Poi, nel bel paese abbiamo ripreso a parlarne nel 1900, nel 1969, negli anni ’80 (grande entusiasmo), nei primi 2000 (grande entusiasmo con appalto), poi stop, poi ripartenza, poi ancora stop. Un po’ come quelle storie d’amore che non funzionano ma ogni tanto ci riprovi lo stesso, perché magari “questa volta è diversa”.

Spoiler: non lo era quasi mai.

Qualcosa però è cambiato: ci risiamo (ma stavolta si fa sul serio?)

Ebbene sì: i lavori per il Ponte sono ufficialmente partiti. Carta canta, ruspe arrivano (forse), ed entro il 2032 potremmo davvero vedere il primo treno (o la prima Fiat Panda 4×4) attraversare lo Stretto senza salire su un traghetto. In realtà, per ora sono partiti i lavori propedeutici: sondaggi, rilievi, espropri, ingegneri col casco che guardano l’orizzonte.

Cose serie, eh. Ma finché non vediamo una gru piantata nello Ionio, la diffidenza resta.

Ma serve davvero?

La domanda è lecita.

C’è chi dice: “Sì, ci colleghiamo finalmente all’Europa!” (Senza offesa per gli amici calabresi eh, ma quale Europa?), e chi risponde: “Ok, ma prima finiamo le strade in Sicilia?” Oltre al fatto che la Sicilia, a breve, si spera, avrà un ponte, ma ogni estate soffre di una spaventosa crisi idrica, ci sono zone infatti della bellissima isola, dove l’acqua arriva a singhiozzi, ed altre zone in cui l’acqua non arriva affatto.

Il problema, forse, non è se fare il ponte, ma come si gestisce tutto quello che gli ruota attorno: ambiente, mobilità, trasporti locali, lavoro, turismo. Senza dimenticare che, per ora, la Sicilia e la Calabria sono legate più dai problemi infrastrutturali che da un viadotto.

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