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Parte l’YPOSTA: una settimana da Turning Point

L’YPOSTA: una rubrica e newsletter settimanale firmata YPO!

Settimana da turning point, punti di svolta, reali o presunti in giro per il mondo. Dall'”incidente” tra Polonia e Russia, all’omicidio di Charlie Kirk negli Stati Uniti; passando per l’ennesima crisi di governo in Francia alle proteste, con annesso cambio di regime, in Nepal. Questa settimana ne sono successe di cose. Proviamo a capirci qualcosa. Questa rubrica di Young Popular Opinion prova a raccontarvi gli eventi esteri più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci. Inoltre, vi annunciamo che potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Droni russi in Polonia

Tra mercoledì e giovedì una ventina di droni russi sono finiti in territorio polacco. I polacchi non l’hanno presa bene. Hanno considerato lo sconfinamento intenzionale, attivando l’articolo 4 della Nato (nulla di grave, fin quando non si passa al 5). Nonostante la ritrosia americana (Trump, ormai grande amico di Putin, ha subito parlato di spiacevole errore), la Nato ha quindi avviato l’operazione “sentinella est“. In sostanza più aerei, più missili, più armi sul fianco est. Insomma si stanno “flexando” i muscoli. Inoltre si sta pensando di creare una “no fly zone” al confine tra Ucraina e Polonia. Praticamente un’area cuscinetto, all’interno della quale si spara a tutto ciò che vola. Ciò però ai polacchi non basta. Difatti, anche in vista delle esercitazioni congiunte Russia Bielorussia al confine (Zapad 2025), la Polonia ha schierato 40000 soldati al confine con la Bielorussia. In tutto questo la Russia ha dichiarato che i droni non erano i suoi, e se erano i suoi, sono arrivati lì per sbaglio (ma ciò non ci sorprende, Putin & Co. negano sempre, anche oltre l’evidenza). Per molti analisti, invece, non solo i droni erano russi, ma sono arrivati in Polonia proprio perché mandati lì dalla Russia, per “testare” la reazione della Nato. Sarebbe la celebre “tattica del salame”, cioè piccoli attacchi volti a raggiungere un obiettivo strategico. Speriamo che in tutto questo provocarsi, ad un certo punto non salti via un dito…o l’intera mano.

I droni russi nei cieli polacchi

L’omicidio di Kirk

Parlando di provocazioni, che ad un certo punto, sfuggono decisamente di mano, non possiamo non parlare dell’omicidio di Charlie Kirk. Giovedì in Utah, durante uno dei suoi soliti “dibattiti” a formula prove me wrong, Charlie Kirk, tra i volti più noti del conservatorismo Usa, fondatore dell’associazione Turning Point USA e molto vicino a Trump, è stato assassinato. Dall’omicidio di Kennedy, passando per le frequenti stragi nei college e nelle scuole americane, episodi simili accadono spesso negli Stati Uniti, ed accadranno ancora. Accadranno perché quello americano è un popolo violento. Nella sola città di Detroit, in un anno, ci sono più del doppio degli omicidi che in tutta Italia. Detroit però conta circa 600000 abitanti, mentre l’Italia quasi 60 milioni. Ed è proprio questa intrinseca violenza, per noi difficile da comprendere, a far sì che le armi siano così tanto diffuse nel paese e che la lobby delle aziende produttrici di armi sia così potente. Come se non bastasse la radicalizzazione e la polarizzazione della politica americana, degli ultimi anni, ha fatto il resto.

Stati Uniti ed il turning point

Ora qualsiasi essere pensante capisce che è arrivato il momento di darsi una calmata, per evitare la deriva totale. Repubblicani e democratici dovrebbero mettere da parte, almeno per un attimo, le fisiologiche divisioni, e provare ad usare toni più concilianti, per riportare la situazione sotto controllo. In realtà la reazione della destra americana (ed in parte anche della sinistra) è stata molto diversa (ma non siamo sorpresi). Trump, con tutto il movimento maga, ha immediatamente parlato di pena di morte per l’assassino (probabilmente Tyler Robinson), ed è pronto a trasformare Charlie Kirk in un martire della sua guerra ideologica. Con questi personaggi (sia a destra che a sinistra), non vedo come gli Stati Uniti possano ritrovare la compattezza interna, necessaria al corretto funzionamento del sistema democratico. Forse gli americani, per ricompattarsi, hanno davvero bisogno di un nemico esterno. E chissà, magari la Cina è lì per quello.

Charlie Kirk in uno dei suoi dibattiti universitari

Nessuna svolta in Francia

Chi invece di svolta non vuole proprio sentirne parlare è la Francia, in cui tutto cambia perché nulla cambi. Citazione molto “italiana”, perché in questo articolo si scrive di Francia, ma si parla molto, moltissimo d’Italia. Partiamo dai fatti. Lunedì 8 settembre, come largamente previsto, è caduto il governo Bayrou. Il primo ministro, alle prese con una situazione economica molto delicata, si era “intestardito” nel proporre una legge di bilancio “lacrime e sangue”. Cioè tagli alla spesa e aumento delle imposte, in maniera tale da ridurre il deficit francese di 44 mld € (da decenni la Francia spende molto di più di quello che incassa). Nonostante non ci sia altro modo per riportare sotto controllo il debito pubblico francese, ormai sulla traiettoria di quello italiano, gli altri partiti politici hanno deciso di voltare le spalle a Bayrou, al Presidente Macron ed alla realtà, votando la sfiducia e facendo cadere il governo. I rappresentanti politici francesi sono, però, in buona compagnia.

Infatti anche parte dell’opinione pubblica francese è scesa in piazza, nei giorni immediatamente successivi, per protestare contro Macron, i tagli proposti dal governo e… la realtà. Perché al dì là dei soliti slogan contro i ricchi, le disuguaglianze e gli immigrati, la verità è che il modello francese (come quello italiano e quello europeo) ha smesso di funzionare, ormai da decenni. Quindi, per evitare il declino, sarà necessario cambiare un po’ di cose. Ma non sono molto ottimista. In paesi in cui ci sono così tanti anziani, cambiare le cose è molto difficile, e lo si fa soltanto quando è davvero inevitabile, arrivati ad un centimetro dal dirupo. (In Italia ne sappiamo qualcosa). Per questo motivo le cose, prima di andare meglio, andranno molto ma molto peggio.

Il discorso di Francois Bayrou prima della sfiducia. Fonte EPA/YOAN VALAT

Svolta nepalese

Concludiamo il nostro giro del mondo col Nepal, in cui una svolta (vera o apparente, poi vedremo) c’è stata. Quello scorso, per i nepalesi, non è stato il solito noioso lunedì. Difatti estese e partecipatissime proteste, animate soprattutto dalla generazione Z, hanno scosso il paese. I nepalesi protestavano per i motivi per cui spesso cominciano le proteste: alti livelli di disoccupazione, povertà e la diffusa corruzione in politica, che i politici nepalesi neppure si sforzano di nascondere. Allora il governo, guidato dal primo ministro “fantoccio” Sharma Oli (in Nepal il potere è nelle mani dell’esercito) aveva preso la “brillante” decisione di soffocare le proteste utilizzando la violenza e di bloccare Tik Tok.

Naturalmente la situazione è precipitata. I palazzi governativi sono stati dati alle fiamme, le case di molti ministri sono state assaltate. Insomma un macello. Per provare a riportare tutti alla calma, allora il Presidente nepalese Poudel, dopo essersi consultato con l’esercito (n Nepal non si muove una foglia senza il consenso dell’esercito), ha nominato Karki (Presidente della corte suprema) come primo ministro ad interim, andando incontro ai manifestanti. Infatti proprio gli organizzatori delle proteste avevano proposto Karki come nuova prima ministra, scelta grazie ad un grosso dibattito su Discord. Insomma la democrazia diretta, il sogno degli italici grillini, è in azione. Speriamo, per i nepalesi, che almeno questa idea dei grillini non produca disastri.

Una stazione di polizia date alle fiamme da alcuni giovani manifestanti nepalesi. Fonte La Presse

Per questa settimana è tutto, ci risentiamo domenica prossima.

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