Se non trovi lavoro è perché non hai studiato nell’Università giusta! La disoccupazione giovanile è una piaga crescente in Italia ma anche in altri paesi europei. Ad esserne immuni sembrano solo il tuo amico nipote dell’assessore regionale e l’altro che invece, tra una laurea triennale e magistrale, ha avuto modo di imparare il cinese e applicarlo alla fisica di progettazione di razzi spaziali.
Eppure, tu hai studiato, ed anche tanto! (Fingeremo di non ricordare le tue lunghe pause caffè che ti hanno costretto a ridare l’esame di macroeconomia tre volte). Ad oggi infatti, il solo fatto di possedere un titolo di studio non ti tutela più come prima dalla disoccupazione o dallo svolgere un lavoro precario. Ciò che conta per entrare nel mercato del lavoro stabile e sicuro (alias IL POSTO FISSO) con una buona retribuzione, è infatti non più cosa o quanto hai studiato, ma DOVE!
Dato che siamo gente seria però… te lo spieghiamo con i fatti.
Inside-Out!
Partiamo da un concetto semplice… le leggi sulla protezione del lavoro non sono le stesse in tutti i Paesi. Infatti, ci sono paesi con leggi sull’impego molto strette dove, una volta entrato nel mercato di lavoro “stabile”, un lavoratore è estremamente protetto in termini di diritti contrattuali e leggi d’impiego.
Per farla breve, credi davvero che quel tuo amico sia bramoso di lavorare all’Ufficio Postale, o ciò che lo attira è piuttosto la stabilità di quel posto di lavoro?
In un’epoca così caratterizzata da, come direbbe Robert Castel, “incertezze crescenti”, il desiderio di stabilità non è assolutamente da recriminare ad un giovane!
Se ti mostrassi questo grafico, saresti stupito nello scoprire che l’Italia è tra i paesi con il più alto livello di protezione dell’impiego (se ti senti bbbritish: EPL!)?

Ma questo significa che i lavoratori sono più tutelati?
Sì, ma questa protezione viene con un costo. Infatti, i Paesi con un alto indice EPL (quindi dove i lavoratori sono più tutelati), sono quelli che sperimentano di più la dualizzazione del mercato del lavoro.
Il mercato del lavoro quindi è segmentato: una parte centrale (core workforce) gode di tutele e diritti (sì, sto parlando proprio di te che giochi a briscola durante il tuo turno di lavoro al Comune), ed una parte marginale (margin workforce) che invece è esposta alle turbolenze dei contratti a tempo determinato e a sentirsi dire tre volte al giorno “Ti paghiamo in visibilità”.
In sostanza… nel mercato del lavoro italiano c’è chi è dentro (insiders) e chi è fuori (outsiders). Posto fisso versus il gramo e crudele mondo del lavoro non tutelato.
Ma come si fa ad “assicurarsi” un posto nella core workforce? Oltre ad avere lo zio assessore, c’è un’altra tendenza che si sta affermando negli ultimi decenni, ed è il credenzialismo.
Inflazione educativa e credenzialismo: ci sono troppi laureati?
Sicuramente non è la prima volta che senti parlare di inflazione. In caso lo fosse, ci dispiace che tu debba scoprire come funziona il mondo proprio da noi. In ogni caso, se con il processo di inflazione in economia si intende l’aumento dei prezzi di beni e servizi, in questo caso parliamo di inflazione educativa! Ma che cos’è nello specifico?
Ammettiamolo, quando anche il tuo amico che faceva le domande più off topic del mondo è stato incoronato con la fantomatica corona d’alloro hai pensato: ma la laurea la danno davvero a tutti.
Parzialmente e con qualche dato alla mano,non hai tutti i torti: il Novecento è stato infatti considerato “siècle du diplôme” (Gillet, Moureau 2011) per la crescita esponenziale della popolazione istruita.


Questo grafico, sempre dei nostri amici della OECD, ci mostra come sia aumentata la popolazione con l’istruzione terziaria in vari paesi. L’Italia, anche con una aumento significativo della popolazione laureata, resta sempre all’ultimo posto per giovani istruiti rispetto agli altri paesi del grafico. Forse hai ancora qualche chance di giocarti bene la tua laurea!
“Ok… ma questo cosa c’entra con l’inflazione?” ti starai chiedendo. Ebbene, qui parliamo di inflazione educativa: ormai tutti si laureano, quindi la laurea non serve più a niente, o comunque non ha la stessa spendibilità nell’ambito lavorativo come avveniva in passato.
AAA: cercasi commesso per magazzino con laurea triennale e magistrale in economia delle imprese, richiesta conoscenza fluente in tre lingue oltre l’italiano e tre anni di esperienza.
Ciò che conta infatti, sono le credenziali: chiavi d’ingresso nel magico mondo del lavoro che vanno pagate profumatamente, e non solo il denaro.
Non importa più cosa o se hai studiato: ma dove lo hai fatto.
Il solo titolo di studio non serve: a garantire un posto nel mercato del lavoro “sicuro” sono i market signals (Spence, 1974), ovvero tutti quei “segnali” che rendono un candidato appetibile nel mondo del lavoro. Titoli di studio prestigiosi, certificazioni linguistiche e fantastici tirocini non retribuiti a spese dei genitori hanno la potenzialità di renderci dei “candidati perfetti”.
Quali strategie adottare per essere “al sicuro”?
Di fronte a questa incertezza, la corsa alle credenziali è la strategia adottata dalla classi dominanti. La white flight (fuga bianca), termine coniato per spiegare l’abbandono dei bianchi di zone a maggioranza nera, è in questo caso utilizzata per spiegare la tendenza che vede i figli dei ricchi andare in scuole da ricchi.
Scuole da ricchi offrono migliori credenziali e sbocchi lavorativi, e così anche nel mercato del lavoro si riproducono le disuguaglianze della classe d’origine degli individui. Parliamo infatti di Ineguaglianza Effettivamente Mantenuta – per gli amici EMI (Lucas, 2001): anche se più individui hanno accesso all’istruzione, le classi avvantaggiate sono in grado di mantenere i loro privilegi attraverso una differenza di qualità nell’educazione ottenuta.
“Ok ok… ma chi vieta agli individui di classe subalterna di frequentare anche loro scuole d’élite?”
Ebbene, il capitale culturale, sociale ed economico (Bourdieu, 1964) pongono tantissimi limiti al proseguimento dell’istruzione in contesti altamente elitari. In parole semplici: non tutti hanno le risorse culturali, le relazioni sociali e le disponibilità economiche per intraprendere questi percorsi.
Come mostra uno studio di Reimer e Thomsen (2019) infatti, i gruppi avvantaggiati hanno una probabilità fino a 40 volte superiore di 0 volte superiore di accedere alle istituzioni d’élite (in questo caso nel contesto danese) rispetto agli studenti provenienti da classi sociali inferiori.

Immatricolato all’Università di Catanzaro? La tua laurea sul mercato del lavoro vale di meno!
A questo punto dunque, se nonostante la laurea non trovi lavoro, è perché non hai studiato in una di queste università! Nella top 5 delle università italiane secondo la classifica di CENSIS troviamo queste!

Quindi se stai pensando di iscriverti di nuovo all’università, forse potresti considerare uno di questi atenei!

