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YPOSTA: una settimana di seconde opportunità

Se ti scocci di leggere tutto

Settimana di seconde opportunità in Italia. Nuova possibilità per gli studenti di medicina grazie alla prova d’appello. Ma la nostra società, forse, un può muore. Chi invece sta esaurendo tempo ed opportunità è Zelensky, schiacciato dall’avanzata di Putin e dall’impazienza di Trump. Intanto dopo una breve tregua, Cambogia e Thailandia tornano a farsi la guerra. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Ancora medicina

In settimana si è svolta la prova d’appello, per l’ingresso alla facoltà di medicina, dedicata agli studenti (quasi tutti) che non erano riusciti a superare la prova del 20 novembre scorso. Prima di darci dentro con le polemiche per la difficoltà dei test, il poco tempo ed i risultati scadenti (visto com’è andata la prima, a meno di miracoli, non mi aspetto grandi cose dalla seconda), tiriamo un attimo il fiato. I risultati saranno pubblicati la prossima settimana, quindi abbiamo un po’ di tempo per riflettere su cosa stiamo combinando con i nostri ragazzi, con la scuola e con la nostra società.

La vita secondo Burioni

Ho trovato interessanti le parole di Burioni (celebre virologo, divenuto famoso perchè “blastava” la gente sui social), che non ci dicono molto di virologia o di medicina, ma ci dicono qualcosa sull’educazione e sullo stato della scuola italiana. Il suo è un parere un po’ diverso rispetto al mainstream. Se per moltissimi infatti le domande erano quasi impossibili, ed il tempo pochissimo, per Burioni le cose sono andate in maniera diversa. Secondo il virologo le prove erano di una facilità imbarazzante, e molti quesiti erano alla portata di un mediocre liceale. E’ inutile che genitori ed insegnanti se la prendano con il Ministero, la scuola, il destino o la sfortuna. La verità è che sono gli studenti a fare schifo. E gli studenti fanno schifo perché la scuola italiana è diventata una sorta di diplomificio, così tanto inclusiva e così poco selettiva da permettere al 99.98% degli studenti di superare l’esame di Stato. Praticamente il diploma lo diamo a cani e porci.

Sempre secondo Burioni, la scarsa (utilizziamo un eufemismo) selettività della scuola italiana non è conseguenza di ministri compiacenti o di professori inadeguati (magari pure quello). Se l’asticella per i nostri studenti è posta così in basso, la responsabilità è dei genitori. Dinanzi ai risultati scadenti dei figli, i genitori infatti attaccano i professori. Spesso i genitori accettano la narrazione vittimistica e le scuse dei figli, “dimenticando” di spronarli a fare meglio. Molti genitori (con il supporto degli psicologi) ripetono ai figli di dedicare il “giusto” tempo allo studio, perché non bisogna andare in brunout, perché bisogna esprimere la loro personalità. E forse (ed ora sono io a riprendere la parola) va bene così. Non c’è nulla di male in questo modello pedagogico. Però se alle future generazioni non chiediamo sacrificio, impegno, costanza e determinazione, allora non sorprendiamoci dinanzi a risultati così disastrosi.

meme studenti in crisi ovunque

Tramonto ad occidente

Burioni vecchio trombone? Forse, eppure credo che le sue parole rappresentino efficacemente la nostra società. Una società di bambini viziati, ragazzi disadattati ed adulti mai veramente cresciuti, che fanno il minimo (ed alle volte neppure quello), ma pretendono il massimo. Noi vogliamo tutto. Vogliamo tutto, subito e senza fare sforzi o sacrifici. Pretendiamo tantissimo dagli altri, mentre diventiamo incredibilmente comprensivi ed indulgenti con noi stessi. Tanto indulgenti da non riuscire neppure a capire che spesso la causa dei nostri problemi siamo noi. Ed allora ci arrabbiamo con gli astri, con lo Stato o con i politici, causa (secondo noi) di tutti i nostri mali. Sfoghiamo allora la rabbia e l’insoddisfazione nelle urne, premiando rappresentanti politici che ci promettono la luna (senza ovviamente chiederci nulla in cambio), e penalizzando coloro che semplicemente ci dicono la verità. E cioè che non possiamo avere tutto. Soprattutto se non ci impegnamo in nulla. Ma non perché siamo vittime di un malvagio incantesimo, dell’Europa matrigna o degli immigrati. Ma semplicemente perché è così che funziona la realtà. Questo è il populismo, vero male dei nostri tempi, causa ultima del nostro declino.

Seconde opportunità

Tornando a noi, i risultati delle prove saranno pubblicati il 20 dicembre. Ma nel frattempo i nostri cari cuccioli possono stare tranquilli. Perché il Ministero sta già lavorando ad un piano B. Anche se i risultati della seconda prova dovessero essere imbarazzanti, esattamente come quelli della prima, non importa. Infatti anche chi non avrà ottenuto il punteggio minimo per entrare in graduatoria, si ritroverà in graduatoria, naturalmente fino ad esaurimento posti. In pratica tutti dentro, come direbbe Cicciolina…

Insomma abbassiamo ancora l’asticella. E che importa se poi avremo medici incompetenti. L’importante è non ritrovarsi ad essere dei loro pazienti.

Bollettino di guerra

La saga Ucraina

Per Zelensky le seconde opportunità sono finite, e forse anche il tempo. Il presidente ucraino è disperato, tanto da aver dichiarato di essere pronto a cedere il Donbass, difeso disperatamente in quasi 4 anni di guerra. Cedere il Donbass alla Russia potrebbe però essere la condanna a morte per l’Ucraina. Difatti nella regione si trova l’ultima “fortezza” del paese. Cinque città, collegate tra di loro, che formano una cintura fortificata per difendersi dai russi. Se l’Ucraina dovesse perdere la regione, allora la porta per una futura (e forse probabile) invasione russa sarebbe spalancata. Per questo motivo l’Ucraina chiede delle garanzie per il futuro, come la possibilità di entrare nell’Unione Europea. Ma Putin non ha nessuna intenzione di concedere garanzie.

Indocina on Fire

In estate Cambogia e Thailandia se le erano date di santa ragione. Ne avevamo parlato qui. Poi però era arrivato il grande pacificatore. Trump, sempre favoritissimo alla corsa per il prossimo Nobel per la pace, aveva messo le cose a posto con una sola telefonata. Più o meno come aveva promesso di fare con l’Ucraina. Poco meno di tre mesi dopo però Cambogia e Thailandia sono arrivate nuovamente alle mani. I motivi sono sempre gli stessi. Ma ora neppure Trump sembra bastare. Il nostro eroe esportatore di pace ed armonia ha di nuovo chiamato i primi ministri dei due paesi (il thailandese Charnvirakul ed il cambogiano Hun Manet), per imporre una nuova tregua in Indocina, ma i risultati questa volta sono stati piuttosto scadenti. Infatti proseguono i violenti scontri al confine, che hanno già causato decine di morti e 700 mila sfollati. E nessuno dei due paesi sembra aver intenzione di fermarsi.

Anche per questa settimana è tutto. Se volete Charnvirakul che con quello cambogiano Hun Manet, in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

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