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Napoli tra natalità e apologia del fascismo: l’oggettistica che celebra Mussolini

Nel 1943 la città di Napoli insorse contro l’occupazione tedesca, riuscendo, nelle sole quattro giornate dal 27 al 30 settembre, a liberarsi dal piede invasore. La città era libera dai fascisti e dai nazisti, ma c’era ancora un pesante ospite da mandare via: il degrado. Dopo la guerra, la città era devastata dai numerosi bombardamenti. La povertà estrema, la fame e la crisi igienico-sanitaria misero Napoli, e i suoi abitanti, a dura prova. Eppure, nonostante la Storia che la città ha scritto e il sangue versato anche dai più giovani per chiudere per sempre ciò che Mussolini aveva iniziato, fra le strade di San Gregorio Armeno di Napoli, tra un pastore e un presepe, ci sono negozianti che espongono nelle loro bancarelle oggettistica celebrativa del fascismo. 

Gadget da Napoli? Un bel medaglione di Mussolini

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È a dir poco scandaloso che i medaglioni e i bassorilievi ritraenti Mussolini fossero messi in vendita alla piena luce del sole, senza che nessuno dicesse niente. Il problema principale, infatti, è che dinanzi a oggetti del genere le reazioni delle persone sono principalmente due: o ignorano deliberatamente il fatto o si fanno una risata e prendono tutto per un meme. Il problema principale, infatti, è anche la cultura stessa dei meme, seppur totalmente innocua e satirica, ha fatto sì che sempre di più smettessimo di indignarci abbastanza per episodi del genere, riducendoli a semplici fatti grotteschi di cui ridere. 

La legge Scelba è una legge incompleta

Nonostante la legge Scelba punisca l’apologia del fascismo, essa non viene mai messa in pratica, ed infatti tutte quelle persone che inneggiano apertamente al fascismo e a Mussolini non vengono mai punite o quanto meno sanzionate. Tuttavia, il negoziante che ha esposto i discutibili gadget, potrebbe non rientrare nei casi di apologia del fascismo, non propriamente almeno. La legge Scelba, infatti, non vieta apertamente il commercio di oggetti che esaltano il fascismo. Il caso di San Gregorio Armeno rientrerebbe, quindi, in una sorta di zona grigia: potrebbe essere interpretato come tale, ma non costituisce direttamente un’ apologia del fascismo. Insomma, finché non sarà scritto nero su bianco che anche qualsiasi vendita di souvenir o memorabilia fascista è vietata e costituisce un reato, bisognerà andare avanti per interpretazioni. 

Non polemica, ma emergenza

La legge Scelba necessita, quindi, di un aggiornamento, che viene proposto da molti anni da vari partiti, seppur in vano. Ma allora mentre il tanto efficiente governo Meloni si prodiga per elaborare nuovi DDL contro “l’apologia della mafia” e qualsiasi prodotto tv o cinematografico ne parli, perché non trova anche il tempo di aggiornare la legge sull’apologia del fascismo, che viene ampiamente praticata anche fra i loro deputati? Certo una legge sull’apologia del fascismo non vieterà alle persone di esporre medaglioni di Mussolini o di fare marce in suo onore, così come una legge sull’apologia della mafia non diminuirà il numero di deputati arrestati o indagati per dei loschi legami con le criminalità organizzate, siamo pur sempre realisti. Tuttavia, se esiste una falla nella legislatura italiana, è bene che venga colmata e che l’attenzione dei politici sia rivolta verso questioni del genere, piuttosto che soffermarsi  contro questa o quella serie tv che parla di camorra. 

Quella che può sembrare un semplice oggetto messo in vendita è in realtà un insulto ad un’intera città e alla sua Storia. La memoria non è un soprammobile da bancarella, né un oggetto da vendere al miglior offerente, né un meme da condividere distrattamente. È una responsabilità collettiva, soprattutto in una città che si è liberata da sola, pagando un prezzo altissimo. Non si tratta di censura sterile, ma di scegliere da che parte stare. Lasciare che simboli di un regime che ha causato solo morte, repressione, guerra e distruzione tornino a circolare come semplici curiosità folkloristiche, significa accettare una progressiva anestesia morale. Ed è proprio questa differenza, più che la vendita in sé, a rappresentare il vero pericolo. Finché il fascismo continuerà ad essere tollerato come folklore, come oggetto kitsch o come provocazione innocua, continuerà anche a trovare spazio nel quotidiano.

Il problema non è solo nelle leggi che mancano, ma nella memoria che smettiamo di esercitare.

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